Musica e viaggi, viaggiare in musica e musicare il viaggio

Musica e viaggi. Indissolubilmente legati, da qualunque prospettiva li si guardi: dalla colonna sonora di un’estate indimenticabile fino al viaggio ad occhi chiusi e a cavallo delle note che escono dagli altoparlanti della stanza. Quello che vogliamo fare oggi è partire a bordo di un treno di canzoni ispirate da luoghi che potrebbero essere mete reali delle vostre prossime vacanze, tra paradisi esotici e città protagoniste di alcuni indimenticabili successi.

Chi non ricorda il successo di Madonna del 1987 “La Isla Bonita”, singolo estratto da “True Blue”? Ebbene, l’isola protagonista è in realtà Ambergris Caye, la più grande del Belize, il cui centro abitato si chiama appunto San Pedro. L’isola è a pochi chilometri dalla Belize barrier reef, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO e seconda barriera corallina per dimensioni dopo la grande barriera corallina australiana. Ampie spiagge bianche e dune di sabbia, per una vacanza “da sogno”.

Un discorso a parte merita un’altra canzone rilasciata appena un anno dopo quella di Madonna. Parliamo di un brano della colonna sonora del (non proprio indimenticabile) film “Cocktail”, quel “Kokomo” dei The Beach Boys che ha più volte disorientato quanti tentassero di capirne l’ispirazione. Scartando le ipotesi fatte riguardo a riferimenti a città omonime dell’Indiana o dell’Arkansas, pare che i Beach Boys si ispirassero a un poolside bar del villaggio di Islamorada, nelle Florida Keys. Ad oggi, comunque, esiste davvero una Kokomo Island a Montego Bay, in Giamaica, un’isola privata ribattezzata così dalla Sandals Royal Caribbean dopo il grande successo del pezzo, contenuto nell’album “Still Cruisin’”.

Una menzione, in questo viaggio in musica, meritano quegli artisti che hanno legato a doppio filo la loro produzione a luoghi reali, incontri e viaggi. Gente come Sufjan Stevens, che dopo “Greetings from Michigan: The Great Lake State” ha pensato di pubblicare un album per ognuno dei 50 Stati che compongono gli Stati Uniti d’America. Seguirà l’ottimo “Come on Feel the Illinoise”, prima della confessione di aver sparato alto, e usato come espediente promozionale quello degli album legati agli stati americani.

Altro nome che viene in mente pensando al legame tra musica e luoghi è quello di Zach Condon, e del suo progetto “Beirut”. Il primo album nasce proprio da un viaggio in Europa che cambierà la vita e la prospettiva dell’artista, tanto che di lì in poi legherà sempre più spesso la sua ispirazione a luoghi, cultura e tradizioni dei paesi conosciuti. Un esempio?

Torniamo alle atmosfere estive con un classico Anni 80, girato a Ibiza nel conosciuto Pikes Hotel dove festeggiò anche Freddie Mercury un suo compleanno. Loro erano George Michael e Andrew Ridgeley, insieme erano gli Wham! e “Club Tropicana” fu un successone. Il video è ancora oggi indimenticabile.

Pensate di viaggiare nelle grandi città o nelle capitali d’Europa quest’estate? Ecco allora tre canzoni legate a città che potrebbero essere la vostra meta estiva, essendo tra le più visitate in assoluto. Partiamo con un pezzo divertente, che fa il verso al cambiamento di nome da Costantinopoli all’odierno Istanbul, avvenuto nel 1930. The Four Lads nel 1953 produssero “Istanbul (not Constantinople)”, che viene ripresa nel 1990 dai They Might Be Giants con la consueta verve.

Come non ricordare poi le atmosfere di Lisbon Story, di Wim Wenders? Se avete in programma un giro nella capitale del Portogallo, fatevi accompagnare dalla magnifica voce di Teresa Salgueiro e dall’incanto di “Ainda”, album del 1995 colonna sonora di quel magnifico film che nasceva come documentario.

Chiudiamo con Parigi, e con uno dei nostri gruppi preferiti. Alla prossima visita alla Torre Eiffel, sparatevi in cuffia questo tributo dei Pixies al genio di Alexandre Gustave Eiffel!

E… buon viaggio! (no, tranquilli… il video di Cremonini non ve lo posto…)

Una notte (o più di una) al Pistoia Blues 2015

Tutto prese il via nell’ormai lontano 1980, nel bel mezzo di una fase in cui non era poi così facile per il pubblico italiano godersi i grandi nomi della scena musicale internazionale, a causa dei disordini successi negli anni precedenti. A Pistoia tentarono di invertire la rotta, organizzando una due giorni a cavallo della metà di luglio che raccolse sul palco della città toscana molte delle leggende del blues: da Fats Domino ad Alexis Korner, da Dizzy Gillespie alla Leggenda del Blues Muddy Waters, fino a quel grande di B.B. King, recentemente scomparso, che da lì in poi sarà sul palco al Pistoia Blues per ben dieci volte, fino all’ultima esibizione che risale al 13 luglio 2012, ultima sua apparizione in Italia.

Era così nato il Pistoia Blues Festival, la cui 36esima edizione andrà in scena dal primo giorno di luglio fino al 24, con un programma denso di appuntamenti da non perdere, a cominciare dall’evento di apertura, che vedrà salire sul palco di Piazza Duomo i Mumford & Sons, i quali hanno da poco dato alle stampe il terzo lavoro in studio, dal titolo “Wilder Mind”, a dirla tutta non troppo incensato dalla critica.

Mumford & Sons

Mumford & Sons

Dopo il 1 luglio, si replica il 3 con l’esibizione dei Counting Crows, che negli Anni 90 del secolo scorso avevano colpito tutti con la realizzazione del bellissimo “August and Everything After”, nel quale era presente il singolo “Mr. Jones”. Tutti quelli che hanno qualche annetto in più non potranno fare a meno di ricordarselo.

Scorrendo le altre date in programma, il 7 luglio appuntamento con Hozier, mentre il 15 sul palco troveremo Passenger, moniker del cantautore inglese Michael David Rosenberg. Per il 17 luglio prevista invece un’invasione tutta tricolore, con la Italian Blues Night, prima di una serie di concerti davvero da non perdere. Si parte il 18 luglio con Black Label Society e The Darkness, per poi proseguire con i Dream Theater domenica 19 luglio e con Santana il 21, con il suo Corazon Tour. Ultima delle date confermate fino ad oggi è quella del 24 luglio, con Sting sul palco di Piazza Duomo.

Santana

Santana

Per restare aggiornati sul programma della manifestazione, vi consigliamo di seguire QUESTO LINK oppure di tenere sott’occhio la pagina Facebook di Pistoia Blues. QUI le info relative ai biglietti.

Per quello che invece riguarda la sistemazione a Pistoia nelle date del festival, non esitate a chiedere a noi di Personal Travels.

Ferrara Sotto le Stelle 2015, i 30 anni di Psychocandy

Si è imposto negli anni come uno dei festival musicali estivi di riferimento per il panorama italiano, grazie a un’attenta selezione dei suoi ospiti e una tradizione di concerti di qualità che dura ormai dal lontano 1996, quando il maestro Bob Dylan si esibì sotto il cielo stellato di Ferrara. “Ferrara Sotto le Stelle” negli anni ha sempre confermato l’alto livello degli artisti in calendario, e per l’edizione di quest’anno ha in serbo più di una novità per quanti volessero programmare un weekend di musica nella città estense.

Si parte il prossimo 7 giugno, quando presso il Cortile del Castello Estense salirà sul palco Sun Kil Moon, con alla batteria Steve Shelley direttamente dai Sonic Youth e alla chitarra e voce Neil Halstead, ex Slowdive, per il primo dei concerti di “Ferrara Sotto le Stelle 2015”. Il gruppo è reduce dall’ottimo successo di “Benji” (2014), che è stato votato da Rumore come disco dell’anno.

A seguire, nel ricco programma dell’estate ferrarese, troviamo una serata speciale e a ingresso gratuito, dal titolo “Gimme Shelter!”, che propone sul palco tre realtà musicali lontane tra loro sia per anagrafe che per scelte stilistiche, capaci però di dare l’idea dello stato di salute del rock nostrano. Post CSI, (Angela Baraldi alla voce, Massimo Zamboni e Giorgio Canali alle chitarre, Francesco Magnelli alle tastiere e Gianni Maroccolo al basso), Bud Spencer Blues Explosion, (Adriano Viterbini alla chitarra e voce e Cesare Petulicchio alla batteria e voce), e Fast Animals & Slow Kids, (Aimone Romizi alla chitarra, voce, percussioni, Alessandro Guercini alla chitarra, Jacopo Gigliotti al basso e Alessio Mingoli alla batteria e voce), saranno i protagonisti di questa serata tutta italiana, sabato 20 giugno, dalle 20:30 all’1:30.

Quindi, martedì 30 giugno presso il Cortile del Castello Estense sarà la volta dell’unica data italiana per Andrew Bird, eclettico e produttivo polistrumentista che nel corso degli ultimi 20 anni si è imposto come protagonista della scena indipendente americana. Dopo di lui, tocca ai Verdena salire sul palco di Piazza Castello, mercoledì 15 luglio 2015, accompagnati in apertura da IOSONOUNCANE, che ha piazzato recentemente un disco di quelli da ricordare per il panorama nostrano. Venerdì 17 luglio tocca a Paolo Nutini intrattenere il pubblico di Piazza Castello, con i brani del suo “Caustic Love” pubblicato nel corso del 2014.

Ferrara Sotto le Stelle - foto dell'utente flickr Luca

Ferrara Sotto le Stelle – foto dell’utente flickr Luca

Il vero evento di questo “Ferrara Sotto le Stelle 2015” è però certamente il concerto del 19 luglio, quando a salire sul palco di Piazza Castello saranno i grandissimi The Jesus & Mary Chain, che si esibiranno, a distanza di 25 anni dal loro ultimo show nel nostro paese, per celebrare i 30 anni del loro acclamatissimo album d’esordio, “Psychocandy”. Riproporranno infatti l’intero album, pubblicato nel 1985 dalla Blanco y Negro.
A chiudere gli appuntamenti con il festival, George Ezra in concerto il 21 luglio, prima dei 2Cellos, in programma il 30 luglio, e dei Savages, in programma il 31 luglio.

Per quanti fossero interessati a partecipare al festival, QUI il sito internet e i contatti Facebook e Twitter dell’evento. Per le prevendite dei biglietti: QUI

Qualora voleste programmare un soggiorno a Ferrara nei giorni di “Ferrara Sotto le Stelle 2015”, compilate il form nella pagina per consultare e prenotare le strutture ricettive presenti in città e, per avere un’assistenza personalizzata, non esitate a contattare i nostri Assistenti di Viaggio, che sapranno indicarvi la migliore soluzione in base alle vostre esigenze.

Gli Shellac in Italia, il 24 Maggio allo Zoom Music Club in Calabria

Gli Shellac in Italia! Risaliranno la penisola da sud a nord, per cinque date che, annunciate già all’inizio di questo 2015, stanno facendo salire la temperatura dei fan, desiderosi di ascoltare dal vivo le tracce contenute nell’ultimo lavoro “Dude Incredible”, uscito sette anni dopo quel “Excellent Italian Greyhound” che già aveva confermato lo stato di salute del trio dell’Illinois, da oltre vent’anni punto di riferimento nella scena del rock alternativo. Ecco dunque i 5 appuntamenti di maggio 2015 con gli Shellac, la band capeggiata dal produttore/chitarrista/guru Steve Albini: 23/05 Catania (Afrobar), 24/05 Marcellinara (Zoom Music Club – organizzatori Officine Sonore), 25/05 Roma (Init), 26/05 Bologna (Locomotiv), 27/05 Torino (Cap10100).

Proprio la data calabrese, alla quale siamo legati in maniera particolare visto che lì vicino abbiamo la nostra sede, è stata l’ultima ad essere confermata, con grande gioia del territorio, che vedrà passare di lì un pezzo importante della storia del rock degli ultimi venti e più anni. Perché se non bastassero le progressioni e le geometrie della band di Chicago, è sufficiente dare uno sguardo all’attività di Albini nel mercato discografico, da lui sempre avversato come si fa con un buon nemico, per rendersi conto di quante produzioni abbiano beneficiato del gusto e delle capacità di mister Steve. Che mai si è fatto tirare per la giacchetta sopra il carrozzone, rimanendo sempre con i piedi piantati a terra e con un occhio ben critico nei confronti dei tanti nani e ballerine del panorama discografico mondiale.

Shellac - foto dell'utente flickr masao nakagami

Shellac – foto dell’utente flickr masao nakagami

Un esempio? Ecco qualche estratto della lettera che Albini mandò ai Nirvana prima di mettersi al lavoro su “In Utero”, che ha festeggiato i 20 anni dall’uscita nel 2013: “Ho lavorato a centinaia di dischi (alcuni fantastici, alcuni buoni, alcuni orribili, la maggior parte normali), e ho visto un collegamento diretto tra la loro qualità e l’umore della band durante le registrazioni. Se ci vuole tanto tempo per fare il disco, e tutti si alterano e si mettono a scrutinare ogni singolo passo, allora il risultato finale sarà lontano dall’effetto che una band ha dal vivo – e tutto tranne che lusinghiero. Fare dischi punk è certamente un campo in cui ‘lavorare’ di più non implica un miglior risultato finale”. E ancora: “Mi piace lasciare spazio agli incidenti e al caos. Fare un album impeccabile, in cui ogni nota e sillaba sono al posto giusto e ogni colpo di cassa è identico al precedente, non è un’impresa. Qualsiasi idiota con abbastanza pazienza e un budget che gli permetta di fare una tale idiozia può farcela. Io preferisco lavorare a dischi che aspirano a cose più grandi, come l’originalità, la personalità e l’entusiasmo”.

Shellac - foto dell'utente flickr Jason Persse

Shellac – foto dell’utente flickr Jason Persse

Un artigiano con le idee ben chiare, anche sul fronte dei suoi compensi: “Vorrei essere pagato come un idraulico. Faccio il mio lavoro, e vengo pagato per quello che vale”, scriveva sempre a Kurt Cobain e compagni.

Shellac - foto dell'utente flickr Vladimir

Shellac – foto dell’utente flickr Vladimir

Steve Albini e gli Shellac (ovvero Bob Weston al basso elettrico e Todd Trainer alla batteria) saranno dunque in Italia alla fine di maggio, con gli Uzeda, band italiana che condivide la stessa etichetta, la Touch&Go Records, ad aprire i loro concerti. Per tutte le informazioni sulla data calabrese vi rimandiamo a questa pagina Facebook mentre per avere ogni tipo di informazioni sul concerto i contatti di Officine Sonore sono:
mail infoshellac.offofficinesonore@gmail.com
telefono 348 4651835

Se dopo il concerto non avete voglia di guidare, vi consigliamo le strutture ricettive più vicine allo Zoom Music Club di Marcellinara. Clicca in base alla composizione del gruppo per soggiornare entro 5 km dal locale.

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Idee di viaggio da copertina… di album famosi

Ogni ascolto musicale rappresenta una sorta di viaggio, ma solo in alcuni casi si trasforma in un suggerimento da inserire in un itinerario turistico. E’ il caso di alcune celebri copertine, che hanno smosso la fantasia dei fan per anni e creato file di appassionati in pellegrinaggio nei luoghi ritratti, come ad esempio per quel che riguarda Abbey Road, a Londra, dove nel 1969 Ian Macmillan scattò una delle più celebri foto della storia della musica. Quanti turisti si sono fatti ritrarre nella stessa posa dei Beatles?

Beatles Abbey Road

Beatles Abbey Road

E tanto per restare a Londra, come non citare la copertina di “Animals”, con il gigantesco maiale volante che fluttua sopra le ciminiere di una centrale termoelettrica? L’immagine del concept album del ’77 dei Pink Floyd ritrae la Battersea Power Station, struttura mastodontica del 1929 che fornì energia alla città fino ai primi anni ’80. Qui dove oggi è in atto un tentativo di riconversione, che edificherà intorno alle celebri ciminiere un grande complesso residenziale, hanno trovato ispirazione molti nomi noti della musica mondiale, e si spazia dai Beatles del film “Help!” ai Take That del video di “The Flood”.

Pink Floyd Animals - Foto dell'utente flickr Jason Hickey

Pink Floyd Animals – Foto dell’utente flickr Jason Hickey

Battersea Power Station - foto dell'utente flickr Jonathan Pagel

Battersea Power Station – foto dell’utente flickr Jonathan Pagel

Spostandoci a Salford, ma rimanendo in Inghilterra, troviamo un altro luogo celebre per una foto, che questa volta non si trova in copertina ma all’interno dell’album “The Queen Is Dead” degli Smiths di Morrissey. Siamo al Salford Lads Club, un luogo che dagli inizi del ‘900 era stato un punto di riferimento per i ragazzi della zona, e parliamo dei più poveri di loro. Qui potevano trovare qualcosa da fare per non finire in mezzo alla strada, così come farsi una doccia calda. Inutile dire che la foto scattata da Stephen Wright a Moz e gli altri componenti del gruppo accrebbe a dismisura la popolarità del luogo, dove oggi non mancano le visite turistiche dei fan.

The Queen is Dead

The Queen is Dead

Salford Lads' Club - foto dell'utente flickr apasciuto

Salford Lads’ Club – foto dell’utente flickr apasciuto

Ci spostiamo fuori dall’Europa per incontrare un altro luogo di pellegrinaggio: il muro che fa da sfondo alla copertina di “Figure 8” di Elliott Smith, ultimo lavoro prima della morte dell’artista. Il disegno che si vede dietro al musicista, ritratto nella foto di Autumn de Wilde, si trova al 4334 W. Sunset Boulevard, Los Angeles, e rappresenta uno dei pochi casi di murale che sopravvive al tempo, dove è possibile ricordare uno dei cantautori più fragili e ispirati della storia della musica.

Elliott Smith "Figure 8"

Elliott Smith “Figure 8”

Elliott Smith Figure 8

Particolare del murale al Sunset Boulevard

Facile immaginare poi che dire Yucca brevifolia significhi molto poco per la gran parte dei lettori. La traduzione inglese del nome di questa pianta che cresce nel deserto del Mojave farà però subito pensare a un famoso album degli U2: “The Joshua Tree” (ed ecco svelata anche la traduzione inglese del nome). Bono Vox e i componenti del gruppo scattarono la foto di fronte a una pianta solitaria di questa specie, diventata anch’essa un simbolo e un luogo da visitare. La foto è stata scattata lungo la californiana State Route 190, e proprio il simbolismo attorno al nome della pianta colpì il cantante della band, che decise di sposarne i riferimenti biblici nel titolo del lavoro del 1987.

The Joshua Tree - foto dell'utente flickr Piano Piano!

The Joshua Tree – foto dell’utente flickr Piano Piano!

Chiudiamo il nostro tour tornando in Europa, in un sito che dal 1986 è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Siamo a nord della cittadina di Bushmills, in Irlanda del Nord, e più precisamente in un luogo chiamato il Selciato dei giganti, paradiso protetto che la leggenda vuole sia stato costruito da un gigante (per alcuni guerrigliero, per altri innamorato). Qui è stata scattata la foto della copertina del celebre album “Houses of the Holy” dei Led Zeppelin, con due bambini che si arrampicavano sulle rocce. La post-produzione avrebbe poi moltiplicato i soggetti e creato l’effetto visivo che tutti ricordano.

Houses of the Holy

Houses of the Holy

The Giant's Causeway - foto dell'utente flickr Ana Rey

The Giant’s Causeway – foto dell’utente flickr Ana Rey

E se nei vostri viaggi vi recherete a visitare alcuni di questi “luoghi da copertina”, la colonna sonora sarà la cosa meno difficile da abbinare.