Turismo wellness: il benessere al centro

Rappresenta il 14% della spesa globale nel mercato dell’ospitalità, vale da solo 494 miliardi di dollari e, stando alle stime previsionali, avrà un incremento medio annuo del 9,9% entro il 2017. Sono solo alcuni dei numeri relativi al turismo wellness, quello per intenderci all’insegna della salute e del benessere, tra terme, natura e sport, così come snocciolati in un recente studio di Vivilitalia. E già al primo sguardo confermano una tendenza già ben visibile: l’immersione nella natura e la possibilità di godere di paesaggi indimenticabili, il gusto dell’enogastronomia locale e il movimento e le terapie dolci atte a ristabilire l’equilibrio psico-fisico sono ormai dei veri e propri “must” per il turista moderno.

Turismo Wellness

Stando ai dati dell’Osservatorio Italiano del turismo del benessere, quasi un italiano su due (43%) indica la natura come il luogo fondamentale del benessere, mentre “rigenerarsi”, “tornare in forma”, “fare attività fisica” sono ormai espressioni legate al concetto di prendersi una vacanza. E allora perché non dare uno sguardo alle novità del settore, e insieme alle trovate più bizzarre in tema di vacanze wellness?

Sapevate ad esempio che in Italia esiste una Wellness Valley, nata per costituire il primo Distretto internazionale per competenze nel benessere e nella qualità della vita? Siamo in Romagna, terra dove appunto la buona qualità della vita è un elemento fondamentale, e qui si è consolidata una realtà fatta di oltre sessanta eccellenze, che ne fanno il più grande laboratorio vivente sui sani stili di vita. E al centro di tutto si collocano la persona e la sua salute, fisica e mentale.

WELLNESS VALLEY

Terraferma o in mezzo al mare, il risultato non sembra cambiare. Anche Msc ha presentato una nuova offerta dedicata allo stare in forma, pensata per il turismo wellness, che si articola in tecnologie all’avanguardia e attrezzature per il wellness di ultima generazione, una selezione di alimenti e bevande disponibili durante la giornata, attività esclusive da svolgere a terra e la presenza a bordo di Trainer formati e certificati dalla Technogym. L’offerta è articolata in un programma personalizzato, realizzato in base a un questionario compilato prima della partenza, in un’applicazione che include tutte le informazioni sui programmi di allenamento, monitorando i progressi giornalieri, in un’alimentazione sana e genuina e in attività a terra dedicate esclusivamente ai partecipanti della Wellness Experience. Le prenotazioni per questo tipo di esperienza sono già state aperte per le crociere che partono da aprile 2017.

MSC Technogym

Ma spesso sono le trovate più fuori del comune a destare la maggiore curiosità. Presso il Viceroy Riviera Maya, in Messico, avrete a disposizione addirittura un addetto al sapone, che vi aiuterà a scegliere la fragranza migliore tra quelle delle varie saponette artigianali a base di elementi naturali. Sempre in Messico, presso l’Esperanza Resort di Cabo San Lucas, al mattino si può scegliere di iniziare la giornata con un succo di clorofilla, prima di immergersi nelle mille declinazioni della parola benessere, che comprendono anche la scelta, da un menu dedicato, del cuscino preferito in base alla posizione in cui si dorme.

Insomma, tra docce arricchite con vitamina C per il benessere del corpo, lampade intelligenti che cambiano tonalità a seconda dei momenti del giorno e della notte, per intervenire sui livelli di melatonina e aiutare nella fase di addormentamento e risveglio, coccole, massaggi e cibo sempre freschissimo, non mancano le soluzioni per far sì che la parentesi dedicata al turismo wellness sia in grado di ricaricare al meglio le batterie. Sempre che non preferiate fare del movimento… In questo caso il consiglio è di puntare su strutture come l’Ink48 di New York, che provvede a fornire ai clienti amanti della corsa all’aria aperta un kit composto da cintura con bottiglia dell’acqua, lettore mp3 caricato con brani che viaggino ai giusti BPM, orologio e cartina, per non perdersi in giro. E per non dover rinunciare al piacere della spa, una volta tornati in albergo. Che benessere sia!

In Costiera Amalfitana, da Amalfi a Positano

Siamo arrivati al terzo e ultimo appuntamento con la nostra mini-guida alla Costiera Amalfitana. Oggi si va da Amalfi a Positano, dove termina il nostro itinerario. Se volete leggere le prime due puntate, ecco i link: TAPPA 1 e TAPPA 2. E ora si parte!

Duomo di Amalfi - foto dell'utente flickr Andy Andrew Fogg
Duomo di Amalfi – foto dell’utente flickr Andy Andrew Fogg

Giunti ad Amalfi, se si è in macchina si può approfittare del parcheggio sotterraneo scavato nella roccia che si incontra appena prima di entrare nel paese. Il tutto a meno che non si sia scelto di muoversi con i mezzi pubblici della SITA, che vanno su e giù per le curve della Costiera Amalfitana. Se non siete passati da queste parti negli ultimi vent’anni troverete di sicuro molte sorprese, visto che la città negli ultimi tempi ha visto crescere la sua capacità di attrazione turistica, affiancando una serie di servizi alla sorprendente bellezza del luogo. D’obbligo la salita della scalinata del Duomo e la visita al Chiostro del Paradiso, insieme a una passeggiata lungo i vicoli della città, dove oggi sorgono tutta una serie di botteghe dove trovare souvenir tipici del luogo, dai manufatti alle prelibatezze della zona. Ma può essere interessante anche una visita al Museo della Carta, testimonianza di un’attività molto antica tipica della zona, così come un giro all’Antico Arsenale, oggi dimora del Museo della Bussola e del Ducato Marinaro, utile per quanti volessero saperne di più sulla storia dell’Antica Repubblica Marinara di Amalfi.

Grotta dello Smeraldo - foto dell'utente flickr GothEric
Grotta dello Smeraldo – foto dell’utente flickr GothEric

Da non perdere, una volta giunti fin qui, una capatina alla Grotta dello Smeraldo, nel comune di Conca dei Marini. Qui, una volta saliti su una delle imbarcazioni a remi, potrete godervi un paesaggio sotterraneo indimenticabile, condito dal valore aggiunto della naturale simpatia dei barcaioli che vi accompagneranno. E non dimenticatevi che, qualora le soluzioni sulla costa fossero troppo costose per i vostri portafogli, non mancano possibilità di assaggiare porzioni della vera Costiera Amalfitana e delle persone che qui combattono e lavorano strappando la terra alla montagna, fermandosi a soggiornare nelle tante strutture nate sulla strada che sale verso Agerola. Agriturismi e B&B, spesso a conduzione familiare, che forniscono uno spaccato molto meno tirato a lucido e necessariamente più autentico della realtà di questi luoghi. Oggi apparentemente molto ricchi grazie all’afflusso turistico, ma fatti anche e soprattutto del duro lavoro su e giù per le terrazze di eroici agricoltori, a coltivare limoni e quant’altro in condizioni spesso estreme.

Fiordo di Furore - foto dell'utente flickr donchili
Fiordo di Furore – foto dell’utente flickr donchili

Parlando delle spiagge della zona, recentemente Skyscanner ha stilato una classifica delle 10 spiagge più belle d’Italia, e al terzo posto di questa classifica figura la spiaggia della Gavitella a Praiano. Proseguendo verso Positano, quindi, fate intanto in modo di fermarvi ad ammirare la bellezza del piccolo borgo all’interno del Fiordo di Furore, scendendo la lunga scalinata dal ponte sospeso alto 30 metri. Qui il lavoro incessante del torrente Schiato che scende dalla montagna ha creato uno scenario unico, tanto caro a Roberto Rossellini e Anna Magnani, dei quali è vivo il ricordo nel piccolo borghetto aggrappato alle rocce. E una volta tornati su, recatevi pochi chilometri più avanti a fare un tuffo nell’acqua turchese della Gavitella. Qui, con gli occhi che già vedono Positano, si può godere di qualcosa di prezioso rispetto a tante altre spiagge incastonate nella Costiera: la possibilità di non finire all’ombra molto presto, vista la particolare esposizione di questa spiaggia.

Positano - foto dell'utente flickr Pug Girl
Positano – foto dell’utente flickr Pug Girl

Una volta asciutti, si riparte per Positano, dove termina la nostra mini-guida. Già entrando dall’alto nel paese si ha la sensazione di trovarsi all’interno di un salotto, con la natura e le costruzioni che scendono giù fino al mare integrati fra loro e perfettamente curati. Lasciata l’automobile, o scesi dal pullman, non resterà che abbandonarsi nei vicoli per ritrovarsi in breve tempo con i piedi nella sabbia, dopo essere passati attraverso ogni tipo di proposta: da quelle gastronomiche ai tipici sandali, fino alle “pezze” di Positano, vestiti così chiamati perché una volta venivano ricavati da pezzi di stoffa colorata e tessuta dalle sarte positanesi.

Spiaggia di Positano - foto dell'utente flickr Benson Kua
Spiaggia di Positano – foto dell’utente flickr Benson Kua

Giunti infine al margine della spiaggia, non mancheranno le proposte per sedersi a un tavolo e sorseggiare un caffè, o una bibita, guardando verso il mare. Dove una volta, accanto ai tanti turisti che affollano sempre questa spiaggia, ci si imbatteva nell’immancabile gruppo di ragazzini che passava la mattina facendo confusione e tirando i sassi in giro. Puntualmente i ragazzini venivano ripresi dal bagnino di turno, di solito non troppo giovane e parecchio sovrappeso. Ecco, questo non è difficile che riusciate a vederlo ancora, nonostante tutt’intorno si sia sviluppata la logica del “salotto buono” e molti turisti e turiste usino i vicoli di Positano come si usa una passerella durante una sfilata di moda. E’ l’inossidabile potere dello scugnizzo, qualcosa che, come già fatto con tutti i paesi della Costiera Amalfitana, dovrebbe godere della protezione dell’UNESCO.

I sapori della Costiera Amalfitana

SAPORI DELLA  COSTIERA AMALFITANA – Un viaggio tra i sapori, da Amalfi a Vietri, con un aroma persistente di limone. Lo sentirete dovunque se siete in viaggio nella Costiera Amalfitana, non solo perché le coltivazioni di questi agrumi segnano il paesaggio della zona, grazie ai “giardini” (così vengono chiamati i terrazzamenti dove vengono coltivati), ma anche perché scorza e succo del limone vengono utilizzati nelle ricette tipiche del luogo. Non solo limoncello, quindi, ma anche dolci come il babà, le delizie e i gelati. E seguono piatti salati, come i ravioli di ricotta insaporiti con la scorza grattugiata o le fette di mozzarella affumicate tra le foglie di limone.

Limoni - foto dell'utente flickr Greg Dalrymple

Limoni – foto dell’utente flickr Greg Dalrymple

E poi, essendo vicini al mare, il pesce è freschissimo e di prima qualità. Ad Amalfi, per esempio, non si può fare a meno di provare gli Scialatielli, una pasta fatta a mano con farina, latte, olio, formaggio, basilico, pepe e sale, servita con le vongole veraci fresche come condimento. Scendendo poco più giù sulla costa, invece, è d’obbligo una tappa a Cetara, il paradiso delle alici. Dalle quali si ottiene la colatura di alici, un nettare salato usato per condire gli spaghetti, le insalate, le verdure, la carne. Alici che vengono invece fritte e servite nei “cuoppi” (involucri di carta paglia avvolta a forma di cono) oppure preparate alla scapece, alici alla pizzaiola, alla marinara a crudo nell’aceto, o sul pane con il burro.

Spaghetti con colatura - foto dell'utente flickr Elga Cappellari

Spaghetti con colatura – foto dell’utente flickr Elga Cappellari

Se avete tempo, potrete poi scoprire anche l’altra faccia della Costiera, quella dei verdi Monti Lattari, fatta di formaggi di lunga tradizione. Tra Agerola e Tramonti è un fiorire di piccole aziende casearie a conduzione familiare che producono provola affumicata, fior di latte e ricotta. Ricotta che è l’ingrediente fondamentale degli “‘ndunderi” un tipo di gnocchi che l’Unesco ha considerato una delle paste più antiche del mondo. Una tentazione da ricercare nelle trattorie tradizionali di Minori, il loro paese d’origine. Prima di passare al dolce, un assaggio di Provolone del Monaco, così chiamato per il mantello, molto simile a un saio, con cui una volta i casari si proteggevano dal freddo mentre portavano i loro prodotti fino a Napoli.

Delizia al limone - foto dell'utente flickr Diego

Delizia al limone – foto dell’utente flickr Diego

Per i golosi di dolci c’è l’imbarazzo della scelta: le sfogliatelle di Conca dei Marini, le melanzane al cioccolato di Salvatore De Riso a Minori, le delizie al limone o la “pizza roce” (pizza dolce) fatta con una sfoglia di pastafrolla che avvolge un ripieno di frutta di stagione, amalgamata con crema pasticcera. Per chiudere, dopo il caffè, un bicchiere (o anche due se reggete bene l’alcol) di Limoncello, liquore, ça va sans dire, a base di limone. Che da queste parti sarà il Limone Costa d’Amalfi, anche detto “Sfusato Amalfitano”.

Visitare la Costiera Amalfitana, da Capo d’Orso a Atrani

Cliccate QUI per leggere la prima parte della nostra mini-guida per visitare la Costiera Amalfitana.

Ci lasciamo alle spalle Capo d’Orso e le sue spiaggette tutt’intorno per rituffarci tra le curve, prima di giungere alla lunga spiaggia di Maiori, la più grande di tutto questo tratto di Costiera Amalfitana. Ad oggi la città si presenta molto ben attrezzata per la ricezione turistica, cosa che ne ha naturalmente un po’ snaturato l’originale bellezza, ma non mancano le possibilità di fare un salto indietro nel tempo, a quando, con la nascita della Repubblica Amalfitana, la città era sede di numerosi arsenali e dell’ammiragliato, nonché della Dogana e del Fondaco del sale.

Maiori, la spiaggia - foto dell'utente flickr Adrian Scottow

Maiori, la spiaggia – foto dell’utente flickr Adrian Scottow

Pare tra l’altro che proprio negli arsenali fosse nato il nome di Tramontana, per indicare il vento proveniente dal nord, prendendo il nome da quello del vicino comune di Tramonti, da cui appunto il vento proveniva incanalandosi nella valle. E se volete approfondire la visita, ecco una proposta tra le tante di un itinerario studiato per andare alla scoperta di castelli e fortificazioni di Maiori: QUI. Un’altra curiosità a proposito di Maiori è legata al film “Paisà” di Roberto Rossellini, che principalmente qui è stato girato, a dispetto del fatto di essere un film che ripercorre l’avanzata degli alleati dalla Sicilia verso il nord. Nella Torre Normanna è stato girato ad esempio l’episodio siciliano, e lo scugnizzo dell’episodio napoletano è proprio un ragazzino di Maiori che si aggirava intorno al set in quei giorni. A sceglierlo fu tale Federico Fellini, allora aiuto regista.

Maiori, Torre Normanna - foto dell'utente flickr pululante

Maiori, Torre Normanna – foto dell’utente flickr pululante

Ma è già tempo di ripartire, e poche curve più avanti, procedendo in direzione di Amalfi, ecco apparire Minori, che in un tempo lontano era solo un piccolo borgo di pescatori.

Minori, la spiaggetta - foto dell'utente flickr Uljana Egli

Minori, la spiaggetta – foto dell’utente flickr Uljana Egli

Qui dove in passato era attivo un centro di produzione della pasta fatta a mano, prima che tutto venisse trasferito a Gragnano, restano ancora vivi i ricordi legati alle bontà del territorio. Dai famosi limoni che crescono sulle terrazze strappate dalla tenacia dei contadini della zona alla montagna, fino alle prelibatezze dolciarie della zona, capeggiate da quell’arcinoto pasticciere che risponde al nome di Sal De Riso (assaggiate le melanzane con la cioccolata almeno una volta prima di morire!), fino ai tipici ndunderi, una sorta di giganteschi gnocchi con la ricotta nell’impasto che ancora oggi sono una delle specialità di Minori, non riesce difficile capire come mai la città si fregi del nome di Città del gusto. Da non perdere una passeggiata all’interno dei caratteristici vicoli, una visita alla Basilica di Santa Trofimena e una alla splendida villa romana risalente al I° secolo d.C., una conferma di come i ricchi romani sapessero apprezzare la bellezza di questi luoghi già un paio di millenni or sono.

Minori by night - foto dell'utente flickr Eugene Regis

Minori by night – foto dell’utente flickr Eugene Regis

Ma è proseguendo qualche chilometro ancora, e svoltando a destra arrampicandosi sulla montagna, che si possono apprezzare alcuni chiari esempi dello sfarzo di questi luoghi nel corso della storia. Basta fare un giro per Ravello per respirarne la storia e la cultura, e insieme godere dei panorami e dell’architettura delle sue splendide ville.

Giardini di Villa Rufolo, Ravello - foto dell'utente flickr Greg Willis

Giardini di Villa Rufolo, Ravello – foto dell’utente flickr Greg Willis

Passando dal Duomo dell’XI secolo alla visita di palazzi da sogno, come villa Rufolo o villa Cimbrone, si potrà respirare quell’aria che ha affascinato e ispirato artisti di ogni tempo, e che ancora oggi fa di Ravello un luogo capace di attrarre personalità di ogni tipo, oltre che stuoli di futuri mariti e mogli che la eleggono come “splendida cornice” dove coronare il loro sogno d’amore.

Villa Cimbrone, Ravello - foto dell'utente flickr Ronnie Macdonald

Villa Cimbrone, Ravello – foto dell’utente flickr Ronnie Macdonald

E se non avrete la fortuna di cenare in uno dei due ristoranti stellati Michelin ospitati a Ravello – il Rossellinis e Il Flauto di Pan, che insieme ad altri quattro stellati della zona fanno di questi 40 chilometri di Costiera una vera e propria oasi del gusto – potrete consolarvi con le mille altre proposte che questo luogo è capace di offrire. Qui la fanno da padroni le meraviglie della natura e delle architetture ed opere artistiche, per cui non dovete fare altro che sapervi abbandonare ad esse.

Torniamo indietro sulla costa, e ci dirigiamo verso Amalfi, da cui ripartiremo per la terza ed ultima parte della nostra guida. Ci fermiamo poco prima, ad Atrani, dove si trova la casa della famiglia materna di Masaniello, e una grotta, che pare sia stata utilizzata dall’eroe della rivolta napoletana del 1647 per nascondersi dai soldati del viceré di Napoli. Qui, in quello che è il più piccolo comune dell’Italia Meridionale per estensione territoriale, si trovano ben tangibili ancora i segnali del borgo di pescatori che fu nel passato, con la piazzetta che ha ancora il suo accesso diretto alla spiaggia, ben protetto dalle mareggiate, che serviva a mettere in salvo le barche dei pescatori. Il paese, un piccolo gioiello, si inerpica lungo la collina, ed è un vero piacere passeggiare nei suoi vicoli, tra le case appoggiate una sull’altra.

Atrani vista dal mare - foto dell'utente flickr Uljana Egli

Atrani vista dal mare – foto dell’utente flickr Uljana Egli

Prima di tuffarsi nelle iper-turistiche Amalfi e Positano, è il luogo ideale per una sosta che riporterà la mente indietro a quando gli abitanti di questi luoghi si sostentavano principalmente con la pesca e le attività artigianali. In particolare Atrani era conosciuta per i suoi tessuti preziosi. Oggi è lei stessa un borgo prezioso da preservare.

Un giro in Costiera Amalfitana: dall’entroterra a Capo d’Orso

Uno di quei viaggi che non possono non definirsi indimenticabili, un giro in Costiera Amalfitana. Per la bellezza dei paesaggi e degli scorci, sicuramente, che si conserva intatta fino nelle piccole, più sconosciute e difficilmente raggiungibili insenature. Un viaggio che vogliamo percorrere in questa mini-guida alla zona, pensata per quanti decidessero di fare un giro da quelle parti, durante le prossime vacanze estive. Senza dimenticare che fuori dai periodi più caldi a livello turistico, e non solo, questi luoghi acquistano un altro tipo di magia, vissuti senza la calca del grande afflusso di massa.

Vogliamo prendere il via qualche chilometro prima del bivio che da Vietri sul Mare porta alle curve della Costiera, e precisamente da Cava de’ Tirreni. Una passeggiata sotto i portici di questa cittadina ricca di storia, accompagnata dalla visita al Duomo e alla Badia, con la sua abbazia del 1011, sono solo alcuni dei possibili itinerari alla scoperta delle particolarità di questa zona d’Italia, e sono un buon riscaldamento prima di tuffarsi tra le tante curve che ci aspettano, prima di raggiungere il cuore della Costiera Amalfitana.

Portici di Cava de Tirreni - foto dell'utente flickr Chiara Marra

Portici di Cava de Tirreni – foto dell’utente flickr Chiara Marra

Qui, fino a un paio di decenni fa, avreste trovato nella Villa Comunale il carretto che vendeva i cartocci di muso di porco e le pannocchie bollite, e con ogni probabilità questi sarebbero stati i nostri consigli gastronomici a proposito del luogo. Oggi che le vecchie tradizioni hanno lasciato il posto a nuove abitudini, la città sfoggia più di una proposta per fermarsi a mangiare, con una buona attitudine al cibo da strada, da addentare mentre si scoprono i suoi vicoli.

E se tra di voi ci fosse qualche appassionato camminatore, proprio dalle montagne che circondano Cava de’ Tirreni è possibile partire alla scoperta della Costiera con uno zaino in spalla e tanta voglia di camminare, per giungere dall’alto ad apprezzarne un lato più nascosto ma non meno suggestivo. Non mancano le proposte e gli itinerari in rete, da vagliare in base alla distanza che vi sentite di poter percorrere, ma sarà certamente una maniera diversa di vivere queste zone.

Puntando invece con l’automobile verso Salerno, dopo qualche chilometro si raggiunge la Molina di Vietri, piccola frazione dove fermarsi per gustare una zeppola calda, prima di tuffarsi tra le mille proposte di ceramiche tradizionali che troverete sostando a Vietri sul Mare, Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO come gli altri paesi della Costiera. Qui, tra una passeggiata nella zona alta del paese e una a scendere giù fino alla Marina, si inizia a respirare un certo clima turistico, e tra un pezzo di pizza al pomodoro al taglio, alta di sicuro più di un dito come da tradizione, e un gelato, ci si potrà godere la legittima pausa dedicata alla ricerca del servizio di piatti e tazzine dipinte a mano tanto sognato.

Vietri sul Mare - foto dell'utente flickr Elicus

Vietri sul Mare – foto dell’utente flickr Elicus

Se soffrite la macchina, approfittate per farvi un bel segno della croce, perché di qui in poi saranno le curve a farvi compagnia, fino a Positano, termine della nostra mini-guida posto a circa 40 chilometri da Vietri.

Imboccando la strada statale 163 Amalfitana, già dalle prime curve ci si potranno godere i magnifici scenari, che si allungano dal porto di Salerno, sullo sfondo, fino alle punte che si intravedono al di là dei tornanti, con le montagne che scendono ripide giù fino al mare. Dopo pochi chilometri, la storia ci ricorda come questa terra sia anche al centro di interessi che vanno ben oltre quelli della tutela del paesaggio e della sua bellezza tutta particolare: qui infatti sorgeva una delle strutture simbolo della battaglia contro la cementificazione indiscriminata del territorio, quell’Hotel Fuenti che è stato protagonista di oltre cinquant’anni di polemiche, e che ancora oggi, nonostante un parziale abbattimento, continua a far parlare di sé. Ma si sa, decidere di mettersi in viaggio verso il sud Italia presuppone, in particolare da parte del turista meno avvezzo, un certo esercizio nell’abituarsi anche alla contraddizione, pena il non riuscire a entrare appieno nell’intricata mentalità di questi luoghi.

Cetara by night - foto dell'utente flickr Alessandro Bonvini

Cetara by night – foto dell’utente flickr Alessandro Bonvini

Ciò premesso, ci lasciamo alle spalle ancora qualche curva e giungiamo al piccolo porto di Cetara, con la cittadina che gli si estende alle spalle, ai piedi del monte Falerio. Un tempo luogo dedito esclusivamente alla pesca, oggi Cetara ha la sua piena dignità a livello turistico, anche grazie a prodotti come la colatura di alici, vera chicca del luogo, che poi altro non è che la rivisitazione in chiave moderna di quel “garum” tanto utilizzato dai romani nella loro cucina. D’obbligo un giro tra i bracci del porto, con i pescatori che preparano le reti per la pesca, e uno tra i vicoli del paese, alla scoperta dei piccoli locali che sono sorti appena alle spalle della via Marina. Proprio da Cetara si può partire con una barca alla scoperta delle spiagge e calette dei dintorni, difficilmente raggiungibili via terra. Dalla Spiaggia dei limoni, così chiamata perché circondata dai limoni che nascono sui terrazzamenti sulla montagna, a quella di Cauco, a Erchie, non mancano i posti caratteristici dove fare un tuffo immersi in uno splendido scenario, guardando dal mare la conformazione tutta speciale di questi luoghi, con i Monti Lattari che si tuffano direttamente nel mare e i piccoli paesi che ne punteggiano il territorio.

Cetara, la Torre - foto dell'utente flickr Paolo Salmaso

Cetara, la Torre – foto dell’utente flickr Paolo Salmaso

Doppiato il promontorio di Capo d’Orso, ci aspetta una visita a Maiori e Minori, prima di raggiungere Amalfi. Ma proseguiremo la nostra mini-guida nella prossima puntata. Se volete prenotare la vostra prossima vacanza in Costiera Amalfitana, contattate Personal Travels a QUESTO INDIRIZZO.

Sapori di Calabria in Aspromonte

Dopo una passeggiata in un suggestivo borgo medioevale ci si possono concedere un po’ di calorie extra, no? Se vi trovate a Gerace ma anche sul versante tirrenico verso Reggio, potete fare un’eccezione alla vostra regola alimentare e osare con la decisione dei sapori di Calabria.

Stocchi - Foto da www.stoccomammola.it

Stocchi – Foto da www.stoccomammola.it

SAPORI DI CALABRIA – Ci troviamo nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, dove le specialità non mancano. La prima vi spiazzerà un po’, ma non potete fare a meno di provare un piatto a base di stoccafisso. Che ci fa un pesce in montagna, vi starete chiedendo. La risposta è semplice: un tempo, le golette e i brigantini che venivano dal Mare del Nord attraccavano al porto di Pizzo, cariche di “stocchi”, merluzzi essiccati che venivano poi distribuiti nei paesini aspromontani. L’acqua fertile della zona di Mammola, ricca di calcio e particolarmente adatta per “ammollare” lo stocco fece il resto, permettendo a un pesce del profondo Nord di entrare nella tradizione gastronomica di zone montanare: fritto, al forno, in umido, con patate o peperoni, in insalata con peperoncino, aglio e prezzemolo, ogni famiglia ha la sua ricetta e se volete provarle tutte, nel mese di agosto la zona di Mammola e dintorni è un fiorire di sagre dello stocco.

Caciocavallo di Ciminà - Foto da caciomulo.wordpress.com

Caciocavallo di Ciminà – Foto da caciomulo.wordpress.com

Se il pesce è un’opzione troppo “light” per il vostro appetito, allora tocca ripiegare sulla carne: pecora e capretto, ça va sans dire visto che siamo in Aspromonte. La prima viene spesso servita al sugo con i fusilli, il secondo invece è il protagonista di una ricetta “hard”: viene ripulito e servito cotto al forno, ripieno delle sue stesse interiora e spaghetti. Per concludere il pasto, una fetta di caciocavallo di Ciminà (che è un presidio Slow Food), una sammartina (dolce a base di pastasfoglia ripiena di fichi secchi, mandorle, noci e vino moscato), e poi per digerire un bicchierino di liquore al bergamotto, agrume che cresce esclusivamente in questa zona della Calabria. Oppure chiudete con del vino passito di Greco di Bianco, gemma enologica di questa zona.

Borghi d’Italia, vota il più bello!

Dal Trentino alla Sicilia, dalla Val d’Aosta alla Calabria: venti località del nostro Paese – una per regione – sono in gara per il titolo di “Borgo dei borghi“, una gara a colpi di clic lanciata dalla trasmissione di Rai Tre “Alle falde del Kilimangiaro”. Una gara che mette in mostra alcuni dei luoghi turistici più accoglienti d’Italia, forse sconosciuti al turismo di massa, ma proprio per questo in grado di regalare esperienze di viaggio uniche.

La Cattedrale di Gerace - Calabria

La Cattedrale di Gerace – Calabria

Del resto gli autori tv già da tempo hanno scoperto e utilizzato al meglio alcuni borghi d’Italia come scene per la fiction nostrana – restando in casa Rai “Don Matteo” o “Il Commissario Montalbano”. La “piccola” dimensione del borgo ha ritrovato spazio anche nei cinema – da “Benvenuti al Sud” in poi – e al di là degli stereotipi utilizzati per la costruzione delle fiction e delle sceneggiature cinematografiche, garantisce una vacanza lontano dalla confusione.

Una veduta di Brisighella - Emilia Romagna

Una veduta di Brisighella – Emilia Romagna

Un’occasione unica per abbinare la visita ai monumenti meno conosciuti (sparsi nel nostro Paese anche nei punti più impensabili) al turismo enogastronomico. Il voto per il borgo più bello d’Italia è ancora aperto (c’è tempo per votare fino al prossimo 22 marzo e si può dare la propria preferenza al luogo preferito ogni 24 ore), e sul sito della trasmissione è possibile rivedere le mini-presentazioni dei venti borghi italiani.

A voi non resta che scegliere il vostro preferito e magari, in futuro, servirsi di Personal Travels per organizzare una vacanza tagliata su misura per voi.

Una visita al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (parte 1)

Tra pochi anni festeggerà il centenario dalla sua istituzione, ed è il più antico d’Italia insieme a quello del Gran Paradiso. È il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, una vera perla del nostro territorio, anche se non sempre adeguatamente considerato né valorizzato per i tanti tesori che ancora oggi è capace di custodire: dalla fauna all’ambiente in generale, fino a quella cultura del territorio e delle tradizioni che ne fanno un luogo che trova il suo equilibrio tra passato e presente, con ottimistiche speranze per un futuro roseo. Perché se è vero che il turista moderno cerca sempre di più di affondare le sue mani nella storia e nelle tradizioni dei luoghi che visita – anche per supplire alla immancabile perdita delle sue – qui sia il territorio che le persone hanno conservato un saldo legame con il loro passato, e a saperla sfruttare per bene proprio questa potrebbe essere la carta vincente di questa zona d’Italia. Vogliamo perciò portarvi a fare un giro in una porzione del Parco per come noi l’abbiamo visitata e vissuta, sperando di fornirvi utili indicazioni in caso sceglieste di andarci, e ben sapendo di poter essere tutt’altro che esaustivi.

Pescasseroli

Una veduta di Pescasseroli e, sulla sinistra, del Monte delle Vitelle

VISITA AL PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO e MOLISE – Partiamo da Pescasseroli, la porta del Parco per chi lo raggiunge dalla valle del Fucino sulla Statale 83 Marsicana. Proprio qui venne inaugurato il Parco nel 1922, ed è certamente il luogo più attrezzato a livello turistico, sia per chi è amante delle discipline sportive invernali sia per quanti preferiscano la montagna nei mesi più miti dell’anno. Le viuzze del suo piccolo centro storico conservano intatto il fascino di un tempo, con le caratteristiche decorazioni in pietra gentile, mentre tutt’intorno si sono sviluppate strutture ricettive di ogni tipo e livello, che si estendono su fino ai piedi degli impianti sciistici del Monte delle Vitelle. Qui nacque Benedetto Croce, il quale una volta tornato a casa dopo tanti anni pronunciò un toccante discorso che celebrava tutta la bellezza e modernità del suo paese natale, preconizzandogli un futuro radioso dal punto di vista turistico. In qualunque momento dell’anno decideste di andare a Pescasseroli, tenete in conto che non mancheranno le precipitazioni, piovose o nevose, per cui prendete le adeguate precauzioni. E anche le giornate e nottate tenderanno ad essere fresche d’estate e decisamente fredde d’inverno.

piazza di Pescasseroli

La piazza di Pescasseroli innevata (foto da scarponabile.blogspot.it)

DA SAPERE – Se capitate da queste parti in giugno godetevi la bellezza dell’infiorata, ma non perdetevi la possibilità di esplorare i sentieri di montagna che circondano il paese, magari andando a chiedere informazioni all’ufficio di Ecotur, giovani che con passione accompagnano i turisti alla scoperta delle meraviglie del Parco, dividendosi l’impegno con i ragazzi di Wildlife Adventures. Ma anche a livello gastronomico il paese si difende benissimo, e tra l’ottimo pane del Vecchio Forno, le manine d’oro del pasticciere Piero Testa, che con il fratello Tiziano fa della Delizia degli Elfi un luogo eletto per gli amanti dei dolci (e non solo… tenete d’occhio anche le iniziative culturali nel loro giardinetto interno), e le tante proposte dei ristoranti tipici, dall’elegante Plistia al caratteristico e accogliente Da Pitone, di sicuro avrete modo di viziarvi per bene. Se viaggiate con i bambini, fate un salto con il trenino alla Fattoria degli Animali e al Centro Visita di Pescasseroli, in particolare se per l’età dei bambini non potete permettervi grandi spostamenti o lunghe camminate per osservare gli animali nel loro ambiente naturale. Anche se per un incontro con qualche animale selvatico basterà davvero allontanarsi di poco dalle vie principali…

Lago di Barrea

Il lago di Barrea

Nella prossima puntata riprenderemo la Statale 83 Marsicana verso il lago di Barrea, nostro punto di arrivo, alla scoperta di Opi, della Val Fondillo e della Camosciara, di Villetta Barrea e Civitella Alfedena. Stay tuned!

La ricetta cinese da veri gourmet

Si sa che quando ci si mette in viaggio bisogna mettere in conto qualche difficoltà per ciò che riguarda il cibo, a causa delle tante differenze che si incontrano nelle abitudini alimentari di ciascun popolo. Ma quello che è successo a Piero e ai Cyclown Circus durante la loro permanenza in Cina va oltre qualsiasi culinaria immaginazione, frutto delle difficoltà legate alla lingua e della tanta stanchezza accumulata, che ha certamente annebbiato le capacità gustative dell’intera truppa. Fatto sta che le cose sono andate proprio così come Zio Bici ce le racconta, per quella che è stata in tutto e per tutto una “cenetta coi fiocchi”.

picnic

Picnic all’aperto per i Cyclown Circus

«Eravamo in uno dei primi villaggi che abbiamo incontrato entrando in Cina. Arriviamo con la nostra carovana al crepuscolo, dovevamo in fretta trovare cibo e ospitalità, oppure un luogo all’aperto dove passare la notte. Facciamo lo spettacolo, con il nostro bel cartello scritto nella lingua del luogo che spiegava quello che facevamo in giro per il mondo e quali erano le nostre necessità (fondamentalmente trovare cibo e ospitalità). Un cartello che aggiornavamo ogni volta che cambiavamo idioma. Forse questo era il primo spettacolo in un villaggio rurale cinese. Un villaggio molto povero. Già dai primi numeri che mettiamo in scena vediamo che non ci sono reazioni da parte del pubblico. Nessun applauso, nemmeno se sollecitati dai cartelli. Niente di niente. Trovare un volontario per i numeri era impossibile. Poi leggono il nostro cartello e nessuno ci lascia nulla di nulla, né cibo né una parola. Dieci minuti di nulla assoluto. A un certo punto, persa ogni speranza, ce ne andiamo verso il bazar del villaggio, dove speriamo di procurarci del cibo. Avevamo un dizionario inglese-mongolo-cinese, con traduzioni un po’ così ma utile. Nel bazar avevamo bisogno di acquistare dell’olio per cucinare. È stato difficile capirsi in quel caso. Io cerco la parola olio sul dizionario e mostro al tizio del bazar il vocabolario. Lui ci mette dieci minuti buoni per capire che era proprio quello che volevo. Poi va nel retrobottega e spunta con una confezione di plastica con dentro una pasta morbida, che noi pensiamo sia burro, incartato in qualche strano modo. Quella sera campeggiavamo in una stazione di servizio abbandonata. Channing si mette ai fornelli, una cosa che non accadeva molto spesso, visto che avevamo dei compiti più o meno assegnati a ognuno. Avevamo con noi la marijuana che avevamo preso in Mongolia, che spesso mangiavamo quando proprio non avevamo nulla di meglio».

marijuana pentola

Una bella pentolona di foglie di marijuana

«Le piante lì crescevano dove capitava, e spesso mangiavamo le piante maschio, come da quelle parti fanno i cavalli».

simone marijuana

Simone finge di essere un cavallo mongolo

La RICETTA CINESE – «Channing fa un soffritto con il burro e la marijuana, e l’odore che arrivava era proprio strano… Ma eravamo stanchi. E in più si mangiava soltanto quello, con dei legumi di accompagnamento. Tutti eravamo disgustati, ma la fame era tanta e così ci siamo finiti tutto. La mattina dopo tutti stavamo malissimo, chi vomitava e chi accusava mal di pancia e malesseri vari. Quando riprendo il tegame vado a sentire a mente fredda l’odore di quel burro… Mi accorgo che quello era grasso per biciclette, non burro! La nostra meravigliosa frittura era stata preparata con almeno 350 grammi di grasso per biciclette!».

Un viaggio e un panino esplorando Berlino

foto da Flickr utente: dskley

foto da Flickr utente: dskley

Poche città al mondo sono riuscite a cambiare in pochi anni il loro aspetto e la loro immagine precepita come Berlino: non c’è solo un muro fisico che è crollato nella capitale tedesca, insieme a quei mattoni, nel corso degli anni, sono venuti giù tanti pregiudizi che assegnavano alla città una veste fredda, rigida, istituzionale, in una parola noiosa.

Niente di più lontano da quello che oggi offre, non solo ai turisti, ma anche a chi cerca un progetto di vita da iniziare e sviluppare. Se invece a Berlino capitate per qualche giorno, un programma giusto sarà indispensabile per non tornare a casa con l’ansia di non aver visto/fatto tutto quello che volevate. Una vacanza culturale? C’è un’intera “Isola dei Musei” dedicata a voi, che siate interessati ai reperti egizi, all’arte moderna o aquella contemporanea è tutto a portata di piede.

Non mancano altre proposte più particolari: dal museo della Stasi – in cui si racconta la vita dei berlinesi dell’est controllati dalla polizia politica – a quello dedicato alla vita nella DDR, oltre a quello del Currywurst – lo street food inventato qui, capace di tenere testa al doner kebab. Ma i musei di Berlino non sono limitati alla storia locale. Qui ha sede la più grande raccolta di memorabilia (con bar annesso) dedicata ai Ramones: il gruppo punk rock aveva in Germania una assidua pattuglia di fan, ancora oggi girando per le strade cittadine è facile qualcuno che indossi una tshirt con il logo della band.

Si può visitare la città alla guida delle vecchie Trabant, le utilitarie dell’est, mentre per dare uno sguardo a Berlino dall’alto, niente di meglio che salire sulla cupola di cristallo del Reichstag – attenzione, si prenota online con almeno due giorni di anticipo – o in cima alla Torre della Televisione. Se invece preferite restare nell’underground – anche musicale – il vostro tour dovrà prevedere una tappa al Berghain: all’interno di una ex centrale elettrica, il club è considerato uno dei punti di riferimento per chi ama la musica techno. Se invece ai sintetizzatori preferite le chitarre, un giro tra Kreuzberg e Neukolln potrà fornirvi diverse opportunità di partecipare a performance tutta energia.