Settimana bianca natalizia: 5 consigli utili per partire preparati

Stai programmando la tua settimana bianca natalizia e vuoi evitare il rischio di dimenticarti qualche aspetto fondamentale? Eccoti una serie di consigli utili e di indicazioni per far sì che i sette giorni sulla neve non si trasformino in una ricerca continua del “pezzo mancante del puzzle”, ma scorrano all’insegna del relax, del benessere e del divertimento.

Foto dell'utente Flickr brando.n

Foto dell’utente Flickr brando.n

1) Scegli con cura la località
Che si viaggi in coppia, in famiglia o in gruppo, le esigenze saranno certamente differenti, ma dietro l’angolo in ognuno dei casi c’è il rischio di sottovalutare alcuni aspetti fondamentali, che potrebbero incidere sulla buona riuscita della vacanza. La lunghezza del viaggio, la tortuosità del percorso, il livello di difficoltà delle piste da sci, il rischio di un innevamento non adeguato, l’affollamento sulle piste, l’offerta turistica al di fuori della pratica sciistica sono tutti aspetti che possono creare complicazioni qualora non adeguatamente affrontati nella fase di scelta. Meglio talvolta perdere quell’offerta low cost che avrebbe fatto risparmiare l’equivalente di un paio di cene per scegliere qualcosa che si adatti davvero alle tue singole esigenze. Ne va della tranquillità della vacanza!

Foto dell'utente Flickr Giles Williams

Foto dell’utente Flickr Giles Williams

2) Un viaggio confortevole aiuta a rilassarsi
Qualunque mezzo tu scelga per raggiungere la località prescelta, tieni presente che proprio nel viaggio in sé si annidano fonti di stress che potrebbero ripercuotersi sulla tua vacanza. Troppi cambi con valigie pesanti e scarponi a tracolla, così come l’aver sottovalutato l’importanza di controllare bene l’automobile prima di mettersi in viaggio, o di aver fatto un minimo di allenamento in garage per montare le catene da neve senza che intanto passi un’era geologica e ti sia trasformato in un pupazzo di neve furente, sono tutti fattori che incideranno sul benessere generale della tua settimana bianca. “Prevenire è meglio che curare” diceva qualcuno. Che avesse ragione?

Foto dell'utente Flickr Suzanne LaGasa

Foto dell’utente Flickr Suzanne LaGasa

3) L’allenamento conta!
Se stai pensando di passare direttamente dalle 10 ore alla scrivania di fronte al computer alle 8 con gli sci ai piedi, sappi che il balzo non è del tutto immediato. Mettere in progetto un po’ di allenamento nel periodo precedente alla partenza è cosa buona e giusta, da tarare in base alle aspettative che si hanno rispetto alle proprie prestazioni. Nella maggior parte dei casi basterà muovere le gambe un po’ di più di quello che normalmente si faccia nel proprio stile di vita (probabilmente) sedentario, e qualche corsetta non farà certo male per fare un po’ di fiato. Un detto montanaro delle Alpi dice che a valle ci si arriva comunque… ma il come è maledettamente importante!

Foto dell'utente Flickr Dave Herholz

Foto dell’utente Flickr Dave Herholz

4) Scegli il giusto abbigliamento
Finita l’epoca dei colbacchi alla Fantozzi e delle tutone rigonfie modello omino Michelin dalle fantasie improbabili (e per fortuna!), il mercato offre abbigliamento tecnico di qualsiasi tipo adatto per le esigenze di ogni tipo di sciatore, e non, a prezzi in molti casi più che abbordabili. Ricordati che mentre scii tenderai a faticare e sudare, e che l’insidia maggiore viene dalla neve che cercherà di infilarsi in ogni dove. Scegli perciò materiali traspiranti e impermeabili, per te e per i tuoi eventuali bambini, senza sottovalutare le calzature. Piedi caldi e asciutti sono spesso la prima esigenza quando si entra in contatto con la neve.

Fantozzi azzurro di sci

5) Proteggi occhi, pelle e labbra
Occhiali adeguati, crema protettiva e stick per le labbra non devono mancare, sia che ci siano bambini (saresti pazzo a partire senza!) sia che non ce ne siano. La neve riflette al 95% l’irraggiamento e la luce visibile, con conseguenti rischi di danneggiamento a cornea e congiuntiva, e per ciò che riguarda le radiazioni del sole, riesce a rifletterne ben 4 volte di più rispetto alla sabbia d’estate. Non risparmiare quindi sulla qualità delle lenti, opta per una crema all’ossido di zinco e per uno stick testato sul sole d’alta quota. Le conseguenze, sottovalutando questi aspetti, potrebbero prolungarsi ben oltre la vacanza.

Foto dell'utente Flickr Matt

Foto dell’utente Flickr Matt

Ultimo consiglio: personalizza quanto più possibile la tua vacanza! Se viaggi con i bambini sappi ad esempio che ci sono località attrezzate con veri e propri asili sulla neve – per poter sciare qualche ora mentre personale qualificato si prende cura dei piccoli – se viaggi in coppia sappi che non mancano soluzioni e alloggi pensati per garantirvi tutto il benessere che voi due state cercando, se infine viaggi in gruppo e vuoi divertirti anche oltre lo sci, evita di finire in un paesino sperduto dove l’unico posto aperto la sera sia un ritrovo per orsi di montagna che per di più si trova a 35 Km da dove alloggiate. Personal Travels nasce proprio per darti consigli utili da questo punto di vista, contattaci se vuoi tagliare su misura la tua settimana bianca natalizia.

Intanto dai uno sguardo alle proposte che abbiamo selezionato in giro per lo Stivale, e ricordati che la settimana di Natale è molto richiesta. Per cui non attendere troppo per effettuare la prenotazione!

In giro per Barcellona, tra arte e divertimento

Se esiste un posto che può definirsi dinamico, quello è la città di Barcellona. Qui, in ogni momento dell’anno, si trova sempre il modo di lasciarsi andare a festeggiamenti di ogni tipo, e non c’è un solo aspetto, dall’architettura al cibo, dalla musica alla moda, passando per l’ospitalità delle persone, per cui la città catalana non spicchi come meta turistica ideale.

Sagrada Familia - foto dell'utente flickr Chris Yunker

Sagrada Familia – foto dell’utente flickr Chris Yunker

Se avete qualche giorno da spendere a Barcellona, tenete presente che la città è altrettanto viva di giorno come di notte, e sarebbe impossibile elencare tutte le possibili attrazioni. E se per quel che riguarda la notte la città offre tutto e il suo contrario, tra bar dove andare in pellegrinaggio, ristoranti e discoteche, è d’obbligo, durante il giorno, partire in tour alla scoperta delle meraviglie architettoniche della città, per lasciarsi colpire dalle linee di quel modernismo catalano che vide proprio Antoni Gaudí tra i suoi elementi di spicco. Senza dimenticare che oltre alla Sagrada Familia, Casa Milà o Casa Batllò, tanto per citare alcune delle opere di Gaudì, Barcellona conserva la testimonianza dell’ingegno di altri noti architetti modernisti, tra i quali Josep Puig i Cadafalch – sua ad esempio l’antica Fàbrica Casaramona, oggi il centro culturale CaixaForum, ai piedi del Montjuïc – o come il rivale di Gaudì stesso, quel Lluís Domènech i Montaner che progettò il Palau de la Música Catalana.

Palau de la Música Catalana - foto dell'utente flickr MARIA ROSA FERRE

Palau de la Música Catalana – foto dell’utente flickr MARIA ROSA FERRE

Naturalmente un giro per Barcellona non può limitarsi solo alle sue architetture, per cui è d’obbligo un passaggio al Montserrat, per una visita alla Basilica Reale e per ammirare le opere di Picasso e Dalí, oppure una visita alla collina di Montjuïc, da dove si può godere di una vista unica sulla città. Vista che può essere goduta anche dalla ruota panoramica del Tibidabo, il luna park più antico di Spagna e secondo solo al Prater di Vienna in Europa. Ma il carattere della città si coglie anche visitando la Avinguda del Paral·lel, dove già cento anni fa si faceva la fila davanti ai tantissimi locali nati per impiegare il tempo libero, o un luogo storico come la Coctelería Boadas, nei pressi della Rambla, fondata nel 1933 e riconosciuta come la più antica della città.

Tibidabo - foto dell'utente flickr Adriano Amalfi

Tibidabo – foto dell’utente flickr Adriano Amalfi

E se avete voglia di rilassarvi un po’ sulla spiaggia, la Barceloneta è lì ad aspettarvi, così come, a 35 Km da Barcellona, si trova la città costiera di Sitges, una delle mete più apprezzate per quel che riguarda i viaggiatori gay, con un ricco calendario di eventi in programma.

Barceloneta - foto dell'utente flickr Ronny Siegel

Barceloneta – foto dell’utente flickr Ronny Siegel

Non c’è insomma che l’imbarazzo della scelta per partire alla scoperta della città catalana, che si opti per il trasporto pubblico, per il segway o per la bicicletta con tanto di tour alla ricerca delle migliori tapas, il risultato è comunque assicurato.

Il Salento della Taranta

Che la musica fosse una terapia, in Salento lo sanno da tempo. E’ qui infatti, nel tacco dello Stivale, che si è sviluppato e consolidato il particolare fenomeno del tarantismo, ovvero di una reazione isterico-convulsiva dovuta al morso di un ragno, e se ne è trovata la cura in un rito terapeutico a base di ritmi ossessivi e danze sfrenate, in una sorta di esorcismo pagano. Il tarantato era infatti colui che aveva subito il morso della taranta, il ragno, e nella maggior parte dei casi si trattava di una giovane fanciulla. Attraverso il ritmo incalzante della musica, accompagnato dalla danza e dal canto, l’organismo era capace di allontanare i sintomi del morso, e trovare la via della guarigione.

Ballo pizzica - foto dell'utente flickr Caspar Diederik

Ballo pizzica – foto dell’utente flickr Caspar Diederik

Un fenomeno che non si presenta più sotto questa forma da molti anni, ma che viene rivissuto durante ogni stagione estiva da queste parti, anche grazie alla rivalutazione culturale e alla popolarità di questa danza, che è stata adattata ai tempi e oggi si appoggia anche a strumenti moderni, oltre ai tradizionali tamburelli e alle chitarre battenti. Se insomma avete in programma di visitare il Salento, e non solo nel mese di agosto, lasciatevi trascinare dai battiti della pizzica e partite alla scoperta di una tradizione ancora avvolta nel mistero del nostro sud Italia.

Pozzo di San Paolo a Galatina

Pozzo di San Paolo a Galatina

Fatelo partendo da Galatina, dove ogni anno il 29 di giugno nella chiesa di San Paolo si celebra una sorta di messa-esorcismo, in ricordo di quando le donne tarantate si recavano a bere l’acqua sacra del pozzo situato dietro la chiesa, per ottenere la grazia e essere liberate dalla maledizione. Un rito che riporta indietro a quando la chiesa cattolica aveva provato a cristianizzare il fenomeno. Oggi si assiste a una versione parecchio “turistica” dell’avvenimento, pur immersi negli stessi scenari di quando la comunità si riuniva per scacciare il male dai corpi che ne erano stati attaccati. D’obbligo fare anche un giro alla “Casa museo del tarantismo”, dove si possono vedere filmati inediti e consultare foto, documenti e pubblicazioni che provano a spiegare questo fenomeno.

La Notte della Taranta - foto dell'utente flickr Nicola Sapiens De Mitri

La Notte della Taranta – foto dell’utente flickr Nicola Sapiens De Mitri

Altro appuntamento da non mancare è quello con il Festival itinerante “La Notte della Taranta”, che in una sorta di viaggio attraverso i comuni della Grecia Salentina trasforma il mese di agosto salentino in una serie di concerti dei migliori gruppi della zona, e non, il cui culmine viene raggiunto a Melpignano, dove si tiene il concertone finale, festoso e partecipatissimo. Basta snocciolare i numeri dell’edizione 2014 per rendersene conto: oltre 320 mila presenze nelle piazze, 150 mila solo nel concertone finale di Melpignano, con 60 gruppi provenienti da tutto il mondo. Per l’edizione di quest’anno è stato chiamato a dirigere l’Orchestra Popolare una colonna del rock britannico: Phil Manzanera, storico chitarrista dei Roxy Music. Sarà lui a prendere il posto di Giovanni Sollima, protagonista delle ultime due edizioni del Festival. Sarà un’occasione per avvicinarsi a questa misteriosa tradizione e insieme per lasciarsi affascinare dalla bellezza dei comuni della Grecia Salentina, dove tra l’altro si parla il grecanico, una lingua derivante del greco arcaico. Il Salento è anche questo.

Vuoi organizzare il tuo soggiorno ideale in Salento? Contattaci cliccando QUI

La primavera nei giardini di Keukenhof, ricordando Van Gogh

E’ una sorta di simbolo della primavera e della meraviglia della fioritura. Perché ritrovarsi circondati da qualcosa come oltre 7 milioni di bulbi di tulipano in fiore, appartenenti a 800 diverse varietà, su una superficie di 32 ettari non capita davvero tutti i giorni. E proprio per questo, per godere di questa magia è necessario organizzare il proprio viaggio in Olanda nel periodo che va dal 20 di marzo fino al 17 di maggio, ovvero la finestra in cui è aperto il parco botanico di Keukenhof.

In giro per il Keukenhof

In giro per il Keukenhof

Il parco, aperto nel 1950 come spazio espositivo per una manciata di coltivatori, ha accolto oltre i suoi cancelli in questi 65 anni di attività quasi 50 milioni di visitatori, e si è affermato come attrazione ben conosciuta dai turisti di tutto il mondo. Per garantire che i giardini di Keukenhof abbiano sempre un nuovo aspetto, l’impianto viene ridisegnato ogni anno e le piante sono accuratamente selezionate in modo che i visitatori possano godere della piena fioritura durante l’intero periodo in cui il parco botanico è aperto. I 7 milioni di bulbi da fiore vengono forniti in maniera completamente gratuita da un centinaio di espositori, che non potevano immaginare una vetrina migliore per i loro prodotti.

In giro per il Keukenhof 1

In giro per il Keukenhof 1

In giro per il Keukenhof 2

In giro per il Keukenhof 2

I turisti partecipano alle iniziative che si susseguono primavera dopo primavera. Quella del 2015 è dedicata a una ricorrenza speciale, visto che sono passati 125 anni dalla morte di Vincent Van Gogh. Il Keukenhof si inserisce nelle celebrazioni del grande pittore olandese realizzando uno spettacolare mosaico, naturalmente creato con i bulbi in fiore, che rappresenta un autoritratto dell’artista su una superficie di 250 metri quadrati. E altri richiami ai lavori dell’artista sono sparsi un po’ ovunque nel parco, nei giardini a tema.

In giro per il Keukenhof 3

In giro per il Keukenhof 3

In giro per il Keukenhof 4

In giro per il Keukenhof 4

Il parco è situato nei pressi di Lisse, nell’Olanda occidentale a poco più di 30 chilometri da Amsterdam, e per programmarvi una visita bisogna sfruttare una delle otto settimane dell’anno in cui è aperto. Il nostro consiglio è quello di associarvi una visita al Van Gogh Museum e un giro in barca tra i canali della splendida capitale olandese, sfruttando il pacchetto di GetYourGuide qui di seguito.

Visitare la Costiera Amalfitana, da Capo d’Orso a Atrani

Cliccate QUI per leggere la prima parte della nostra mini-guida per visitare la Costiera Amalfitana.

Ci lasciamo alle spalle Capo d’Orso e le sue spiaggette tutt’intorno per rituffarci tra le curve, prima di giungere alla lunga spiaggia di Maiori, la più grande di tutto questo tratto di Costiera Amalfitana. Ad oggi la città si presenta molto ben attrezzata per la ricezione turistica, cosa che ne ha naturalmente un po’ snaturato l’originale bellezza, ma non mancano le possibilità di fare un salto indietro nel tempo, a quando, con la nascita della Repubblica Amalfitana, la città era sede di numerosi arsenali e dell’ammiragliato, nonché della Dogana e del Fondaco del sale.

Maiori, la spiaggia - foto dell'utente flickr Adrian Scottow

Maiori, la spiaggia – foto dell’utente flickr Adrian Scottow

Pare tra l’altro che proprio negli arsenali fosse nato il nome di Tramontana, per indicare il vento proveniente dal nord, prendendo il nome da quello del vicino comune di Tramonti, da cui appunto il vento proveniva incanalandosi nella valle. E se volete approfondire la visita, ecco una proposta tra le tante di un itinerario studiato per andare alla scoperta di castelli e fortificazioni di Maiori: QUI. Un’altra curiosità a proposito di Maiori è legata al film “Paisà” di Roberto Rossellini, che principalmente qui è stato girato, a dispetto del fatto di essere un film che ripercorre l’avanzata degli alleati dalla Sicilia verso il nord. Nella Torre Normanna è stato girato ad esempio l’episodio siciliano, e lo scugnizzo dell’episodio napoletano è proprio un ragazzino di Maiori che si aggirava intorno al set in quei giorni. A sceglierlo fu tale Federico Fellini, allora aiuto regista.

Maiori, Torre Normanna - foto dell'utente flickr pululante

Maiori, Torre Normanna – foto dell’utente flickr pululante

Ma è già tempo di ripartire, e poche curve più avanti, procedendo in direzione di Amalfi, ecco apparire Minori, che in un tempo lontano era solo un piccolo borgo di pescatori.

Minori, la spiaggetta - foto dell'utente flickr Uljana Egli

Minori, la spiaggetta – foto dell’utente flickr Uljana Egli

Qui dove in passato era attivo un centro di produzione della pasta fatta a mano, prima che tutto venisse trasferito a Gragnano, restano ancora vivi i ricordi legati alle bontà del territorio. Dai famosi limoni che crescono sulle terrazze strappate dalla tenacia dei contadini della zona alla montagna, fino alle prelibatezze dolciarie della zona, capeggiate da quell’arcinoto pasticciere che risponde al nome di Sal De Riso (assaggiate le melanzane con la cioccolata almeno una volta prima di morire!), fino ai tipici ndunderi, una sorta di giganteschi gnocchi con la ricotta nell’impasto che ancora oggi sono una delle specialità di Minori, non riesce difficile capire come mai la città si fregi del nome di Città del gusto. Da non perdere una passeggiata all’interno dei caratteristici vicoli, una visita alla Basilica di Santa Trofimena e una alla splendida villa romana risalente al I° secolo d.C., una conferma di come i ricchi romani sapessero apprezzare la bellezza di questi luoghi già un paio di millenni or sono.

Minori by night - foto dell'utente flickr Eugene Regis

Minori by night – foto dell’utente flickr Eugene Regis

Ma è proseguendo qualche chilometro ancora, e svoltando a destra arrampicandosi sulla montagna, che si possono apprezzare alcuni chiari esempi dello sfarzo di questi luoghi nel corso della storia. Basta fare un giro per Ravello per respirarne la storia e la cultura, e insieme godere dei panorami e dell’architettura delle sue splendide ville.

Giardini di Villa Rufolo, Ravello - foto dell'utente flickr Greg Willis

Giardini di Villa Rufolo, Ravello – foto dell’utente flickr Greg Willis

Passando dal Duomo dell’XI secolo alla visita di palazzi da sogno, come villa Rufolo o villa Cimbrone, si potrà respirare quell’aria che ha affascinato e ispirato artisti di ogni tempo, e che ancora oggi fa di Ravello un luogo capace di attrarre personalità di ogni tipo, oltre che stuoli di futuri mariti e mogli che la eleggono come “splendida cornice” dove coronare il loro sogno d’amore.

Villa Cimbrone, Ravello - foto dell'utente flickr Ronnie Macdonald

Villa Cimbrone, Ravello – foto dell’utente flickr Ronnie Macdonald

E se non avrete la fortuna di cenare in uno dei due ristoranti stellati Michelin ospitati a Ravello – il Rossellinis e Il Flauto di Pan, che insieme ad altri quattro stellati della zona fanno di questi 40 chilometri di Costiera una vera e propria oasi del gusto – potrete consolarvi con le mille altre proposte che questo luogo è capace di offrire. Qui la fanno da padroni le meraviglie della natura e delle architetture ed opere artistiche, per cui non dovete fare altro che sapervi abbandonare ad esse.

Torniamo indietro sulla costa, e ci dirigiamo verso Amalfi, da cui ripartiremo per la terza ed ultima parte della nostra guida. Ci fermiamo poco prima, ad Atrani, dove si trova la casa della famiglia materna di Masaniello, e una grotta, che pare sia stata utilizzata dall’eroe della rivolta napoletana del 1647 per nascondersi dai soldati del viceré di Napoli. Qui, in quello che è il più piccolo comune dell’Italia Meridionale per estensione territoriale, si trovano ben tangibili ancora i segnali del borgo di pescatori che fu nel passato, con la piazzetta che ha ancora il suo accesso diretto alla spiaggia, ben protetto dalle mareggiate, che serviva a mettere in salvo le barche dei pescatori. Il paese, un piccolo gioiello, si inerpica lungo la collina, ed è un vero piacere passeggiare nei suoi vicoli, tra le case appoggiate una sull’altra.

Atrani vista dal mare - foto dell'utente flickr Uljana Egli

Atrani vista dal mare – foto dell’utente flickr Uljana Egli

Prima di tuffarsi nelle iper-turistiche Amalfi e Positano, è il luogo ideale per una sosta che riporterà la mente indietro a quando gli abitanti di questi luoghi si sostentavano principalmente con la pesca e le attività artigianali. In particolare Atrani era conosciuta per i suoi tessuti preziosi. Oggi è lei stessa un borgo prezioso da preservare.

Un giro in Costiera Amalfitana: dall’entroterra a Capo d’Orso

Uno di quei viaggi che non possono non definirsi indimenticabili, un giro in Costiera Amalfitana. Per la bellezza dei paesaggi e degli scorci, sicuramente, che si conserva intatta fino nelle piccole, più sconosciute e difficilmente raggiungibili insenature. Un viaggio che vogliamo percorrere in questa mini-guida alla zona, pensata per quanti decidessero di fare un giro da quelle parti, durante le prossime vacanze estive. Senza dimenticare che fuori dai periodi più caldi a livello turistico, e non solo, questi luoghi acquistano un altro tipo di magia, vissuti senza la calca del grande afflusso di massa.

Vogliamo prendere il via qualche chilometro prima del bivio che da Vietri sul Mare porta alle curve della Costiera, e precisamente da Cava de’ Tirreni. Una passeggiata sotto i portici di questa cittadina ricca di storia, accompagnata dalla visita al Duomo e alla Badia, con la sua abbazia del 1011, sono solo alcuni dei possibili itinerari alla scoperta delle particolarità di questa zona d’Italia, e sono un buon riscaldamento prima di tuffarsi tra le tante curve che ci aspettano, prima di raggiungere il cuore della Costiera Amalfitana.

Portici di Cava de Tirreni - foto dell'utente flickr Chiara Marra

Portici di Cava de Tirreni – foto dell’utente flickr Chiara Marra

Qui, fino a un paio di decenni fa, avreste trovato nella Villa Comunale il carretto che vendeva i cartocci di muso di porco e le pannocchie bollite, e con ogni probabilità questi sarebbero stati i nostri consigli gastronomici a proposito del luogo. Oggi che le vecchie tradizioni hanno lasciato il posto a nuove abitudini, la città sfoggia più di una proposta per fermarsi a mangiare, con una buona attitudine al cibo da strada, da addentare mentre si scoprono i suoi vicoli.

E se tra di voi ci fosse qualche appassionato camminatore, proprio dalle montagne che circondano Cava de’ Tirreni è possibile partire alla scoperta della Costiera con uno zaino in spalla e tanta voglia di camminare, per giungere dall’alto ad apprezzarne un lato più nascosto ma non meno suggestivo. Non mancano le proposte e gli itinerari in rete, da vagliare in base alla distanza che vi sentite di poter percorrere, ma sarà certamente una maniera diversa di vivere queste zone.

Puntando invece con l’automobile verso Salerno, dopo qualche chilometro si raggiunge la Molina di Vietri, piccola frazione dove fermarsi per gustare una zeppola calda, prima di tuffarsi tra le mille proposte di ceramiche tradizionali che troverete sostando a Vietri sul Mare, Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO come gli altri paesi della Costiera. Qui, tra una passeggiata nella zona alta del paese e una a scendere giù fino alla Marina, si inizia a respirare un certo clima turistico, e tra un pezzo di pizza al pomodoro al taglio, alta di sicuro più di un dito come da tradizione, e un gelato, ci si potrà godere la legittima pausa dedicata alla ricerca del servizio di piatti e tazzine dipinte a mano tanto sognato.

Vietri sul Mare - foto dell'utente flickr Elicus

Vietri sul Mare – foto dell’utente flickr Elicus

Se soffrite la macchina, approfittate per farvi un bel segno della croce, perché di qui in poi saranno le curve a farvi compagnia, fino a Positano, termine della nostra mini-guida posto a circa 40 chilometri da Vietri.

Imboccando la strada statale 163 Amalfitana, già dalle prime curve ci si potranno godere i magnifici scenari, che si allungano dal porto di Salerno, sullo sfondo, fino alle punte che si intravedono al di là dei tornanti, con le montagne che scendono ripide giù fino al mare. Dopo pochi chilometri, la storia ci ricorda come questa terra sia anche al centro di interessi che vanno ben oltre quelli della tutela del paesaggio e della sua bellezza tutta particolare: qui infatti sorgeva una delle strutture simbolo della battaglia contro la cementificazione indiscriminata del territorio, quell’Hotel Fuenti che è stato protagonista di oltre cinquant’anni di polemiche, e che ancora oggi, nonostante un parziale abbattimento, continua a far parlare di sé. Ma si sa, decidere di mettersi in viaggio verso il sud Italia presuppone, in particolare da parte del turista meno avvezzo, un certo esercizio nell’abituarsi anche alla contraddizione, pena il non riuscire a entrare appieno nell’intricata mentalità di questi luoghi.

Cetara by night - foto dell'utente flickr Alessandro Bonvini

Cetara by night – foto dell’utente flickr Alessandro Bonvini

Ciò premesso, ci lasciamo alle spalle ancora qualche curva e giungiamo al piccolo porto di Cetara, con la cittadina che gli si estende alle spalle, ai piedi del monte Falerio. Un tempo luogo dedito esclusivamente alla pesca, oggi Cetara ha la sua piena dignità a livello turistico, anche grazie a prodotti come la colatura di alici, vera chicca del luogo, che poi altro non è che la rivisitazione in chiave moderna di quel “garum” tanto utilizzato dai romani nella loro cucina. D’obbligo un giro tra i bracci del porto, con i pescatori che preparano le reti per la pesca, e uno tra i vicoli del paese, alla scoperta dei piccoli locali che sono sorti appena alle spalle della via Marina. Proprio da Cetara si può partire con una barca alla scoperta delle spiagge e calette dei dintorni, difficilmente raggiungibili via terra. Dalla Spiaggia dei limoni, così chiamata perché circondata dai limoni che nascono sui terrazzamenti sulla montagna, a quella di Cauco, a Erchie, non mancano i posti caratteristici dove fare un tuffo immersi in uno splendido scenario, guardando dal mare la conformazione tutta speciale di questi luoghi, con i Monti Lattari che si tuffano direttamente nel mare e i piccoli paesi che ne punteggiano il territorio.

Cetara, la Torre - foto dell'utente flickr Paolo Salmaso

Cetara, la Torre – foto dell’utente flickr Paolo Salmaso

Doppiato il promontorio di Capo d’Orso, ci aspetta una visita a Maiori e Minori, prima di raggiungere Amalfi. Ma proseguiremo la nostra mini-guida nella prossima puntata. Se volete prenotare la vostra prossima vacanza in Costiera Amalfitana, contattate Personal Travels a QUESTO INDIRIZZO.

Una visita al Parco Nazionale d’Abruzzo: Opi e la Val Fondillo

Lasciandosi alle spalle Pescasseroli e riprendendo la Statale 83 Marsicana in direzione del Lago di Barrea, ci si trova subito circondati da una valle dove nei mesi più caldi pascolano un gran numero di animali, prima di raggiungere un bivio che a destra porta su verso il valico di Forca d’Acero, e a sinistra si inerpica in una serie di tornanti verso la piccola Opi. Da queste parti si respira un’aria un po’ più autentica, meno turistica rispetto a Pescasseroli, che rimanda il pensiero al tempo in cui le comunità locali erano dedite in maniera praticamente esclusiva alla cura del bestiame. Sia per ciò che riguarda la conformazione del territorio che per le tradizioni gastronomiche locali, più o meno tutte ispirate a quel tipo di cucina povera (e in certi casi poverissima) dei tempi della transumanza, i riferimenti al passato sono tutti ben leggibili. Da queste zone infatti partivano i lunghissimi viaggi per spostare lungo i tratturi i capi di bestiame verso sud, verso la Puglia, dove svernare nei mesi più freddi dell’anno.

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Camosci e veduta di Opi (foto da parcoabruzzo.it)

OPIOpi è un piccolissimo borgo, il cui centro storico pare aggrapparsi alla cima di un’altura, raggiungibile attraverso una serie di tornanti e di stradine intricatissime e strette, che Michele, un tempo guidatore di autobus della zona e oggi portiere di albergo a Pescasseroli, ci racconta come una specie di incubo giornaliero che ancora lo perseguita. Dall’alto si gode di una vista meravigliosa sulle montagne della zona, dal Monte Marsicano all’anfiteatro della Camosciara, e all’interno del paese è possibile visitare il Museo del Camoscio, uno dei tanti abitanti selvatici del Parco Nazionale d’Abruzzo. Da queste parti infatti, passeggiando lungo i sentieri che circondano il paese o andando su verso il valico di Forca d’Acero attraverso le grandi faggete o ancora verso la Val Fondillo e la Camosciara, non è difficile incontrare animali piccoli e grandi che popolano questa meravigliosa zona protetta.

PER I TURISTI – Per i turisti che si spingessero da queste parti, consigliamo di rivolgersi alle strutture della zona per farsi indicare sentieri e passeggiate (ricordatevi che alcune zone sono denominate “riserva integrale”, per cui non è possibile accedervi) o di farsi accompagnare da qualche guida locale alla scoperta di questi luoghi. In inverno, il Centro Fondo Macchiarvana è ben attrezzato per coniugare il piacere dello sci di fondo a quello dell’immersione in un territorio così suggestivo.

val fondillo e camosciara

La Val Fondillo e la Camosciara (foto da parcoabruzzo.it)

LA VAL FONDILLO – Riprendendo ancora la Statale 83 e dirigendosi verso il Lago di Barrea, dopo qualche curva fate attenzione al bivio sulla destra che porta al parcheggio della Val Fondillo, un altro dei luoghi da non mancare se siete in giro nella zona. Qui, nella piccola struttura posta all’ingresso della valle, troverete tutta la disponibilità e la competenza di Roberto e degli altri ragazzi della CoopSort, che vi guideranno alla scoperta di un territorio bellissimo e incontaminato, ricco di vegetazione e di fauna da salvaguardare. Non dimenticatevi mai, infatti, che i vostri comportamenti possono avere un impatto forte e talvolta devastante sull’equilibrio di questi posti, per cui se partite in escursione fate attenzione a non lasciare alcun rifiuto in giro, e non tentate di portare a casa il souvenir di una foto indimenticabile calpestando i diritti degli animali del Parco, che non devono ricevere il vostro cibo né essere avvicinati per il puro gusto di farlo. Se insomma avete la fortuna di un incontro con uno degli animali selvatici della zona, godetevelo in silenzio, come si fa con le cose preziose.

Chiedete pure tutte le informazioni di cui avete bisogno, partite con le guide alla scoperta degli itinerari della zona (ce ne sono per neofiti e per esperti camminatori, diurni o notturni), nei mesi caldi attrezzate la vostra grigliata di carne nel piazzale e salite su un cavallo per farvi un bel giro, ma fatelo consapevolmente, per far sì che tutto questo possa conservarsi, intanto, e proliferare, auspicabilmente. Perché una cosa da tenere a mente è che in questa parte d’Italia si fa turismo in una maniera diversa da quella – tanto per fare un esempio virtuoso ma lontano – che si fa in posti come il Trentino Alto Adige, dove le attrezzature dedicate ai turisti sono più mirate, tagliate a misura di bambino in molti casi e molto spesso esponenzialmente più ricche. Ma questo non significa che esista un solo modello per la valorizzazione del territorio. Qui, talvolta con sfoggio di “muscoli” e pazienza da parte dei giovani che stanno investendo la loro vita nel progetto, si realizza un modello altro, che richiede inevitabilmente anche la partecipazione attiva e il coinvolgimento del turista. E chissà che di tutto questo non possano beneficiarne davvero la flora e la fauna del territorio, i veri protagonisti di uno scenario fantastico.

val fondillo

La Val Fondillo (foto da giorgiodicesare.wordpress.com)

Per tutti i consigli su dove soggiornare in questa porzione del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, non esitate a contattare Personal Travels!

(QUI trovate la prima parte della guida. Presto online la terza e ultima parte di questa piccola guida, nella quale esploreremo la Camosciara, Civitella Alfedena e Villetta Barrea, giungendo sulle sponde del Lago di Barrea. Alla prossima!)

Una visita al New York Children’s Film Festival

Siete già a New York con la vostra famiglia? Volete regalarvi un viaggio con i bimbi al seguito? Se la risposta è si ad almeno una delle due domande, non lasciatevi sfuggire l’occasione di godervi le pellicole che verranno proiettate per il New York Children’s Film Festival. La manifestazione è in programma a partire dal prossimo 27 febbraio e proseguirà durante i successivi tre weekend (venerdì inclusi) fino al 22 marzo: occhio a prenotare in fretta, perché per la prima giornata la vendita online dà già il tutto esaurito.

La Grande Mela – cui abbiamo già dedicato un tour musicale – è pronta ad accogliere gli amanti del minicinema (ma solo per l’età del target) con un cartellone ricco e vario: si partirà con l’anteprima di Shaun the Sheep, film in stop motion e plastilina nato come spin off di Wallace And Gromit, così come “When Marnie was there”, l’ultimo (forse non solo in ordine di uscita) lungometraggio dello Studio Ghibli. Posti ancora disponibili per la prima proiezione di “Hocus Pocus Alfie Atkins”, dedicato ai più piccoli, ma che può emozionare anche gli accompagnatori.

Il Festival propone un’infinità di serate dedicate ai “corti” di animazione, oltre a proporre anche lungometraggi in 3D (come “Mune”, avventura che mischia magia, mitologia e fantasia, o “Tinker Bell and the legend of the neverbeast”, ultima produzione dei Disneytoons Studio con protagonista Campanellino). Non mancano, inoltre, le proposte di film più maturi, come il francese “Lou”, trasposizione in carne e ossa di un fumetto francese (l’autore Juline Neel è anche il regista) con protagonista una dodicenne alle prese con il suo gatto e una mamma single, scrittrice di fantascienza e appassionata di rock e videogames.

Personal Travels è pronta a darvi tutte le dritte per soggiorno e arrivo a New York, a voi non resta che comprare dei pop corn, una bibita e godervi lo spettacolo!

Una visita al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (parte 1)

Tra pochi anni festeggerà il centenario dalla sua istituzione, ed è il più antico d’Italia insieme a quello del Gran Paradiso. È il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, una vera perla del nostro territorio, anche se non sempre adeguatamente considerato né valorizzato per i tanti tesori che ancora oggi è capace di custodire: dalla fauna all’ambiente in generale, fino a quella cultura del territorio e delle tradizioni che ne fanno un luogo che trova il suo equilibrio tra passato e presente, con ottimistiche speranze per un futuro roseo. Perché se è vero che il turista moderno cerca sempre di più di affondare le sue mani nella storia e nelle tradizioni dei luoghi che visita – anche per supplire alla immancabile perdita delle sue – qui sia il territorio che le persone hanno conservato un saldo legame con il loro passato, e a saperla sfruttare per bene proprio questa potrebbe essere la carta vincente di questa zona d’Italia. Vogliamo perciò portarvi a fare un giro in una porzione del Parco per come noi l’abbiamo visitata e vissuta, sperando di fornirvi utili indicazioni in caso sceglieste di andarci, e ben sapendo di poter essere tutt’altro che esaustivi.

Pescasseroli

Una veduta di Pescasseroli e, sulla sinistra, del Monte delle Vitelle

VISITA AL PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO e MOLISE – Partiamo da Pescasseroli, la porta del Parco per chi lo raggiunge dalla valle del Fucino sulla Statale 83 Marsicana. Proprio qui venne inaugurato il Parco nel 1922, ed è certamente il luogo più attrezzato a livello turistico, sia per chi è amante delle discipline sportive invernali sia per quanti preferiscano la montagna nei mesi più miti dell’anno. Le viuzze del suo piccolo centro storico conservano intatto il fascino di un tempo, con le caratteristiche decorazioni in pietra gentile, mentre tutt’intorno si sono sviluppate strutture ricettive di ogni tipo e livello, che si estendono su fino ai piedi degli impianti sciistici del Monte delle Vitelle. Qui nacque Benedetto Croce, il quale una volta tornato a casa dopo tanti anni pronunciò un toccante discorso che celebrava tutta la bellezza e modernità del suo paese natale, preconizzandogli un futuro radioso dal punto di vista turistico. In qualunque momento dell’anno decideste di andare a Pescasseroli, tenete in conto che non mancheranno le precipitazioni, piovose o nevose, per cui prendete le adeguate precauzioni. E anche le giornate e nottate tenderanno ad essere fresche d’estate e decisamente fredde d’inverno.

piazza di Pescasseroli

La piazza di Pescasseroli innevata (foto da scarponabile.blogspot.it)

DA SAPERE – Se capitate da queste parti in giugno godetevi la bellezza dell’infiorata, ma non perdetevi la possibilità di esplorare i sentieri di montagna che circondano il paese, magari andando a chiedere informazioni all’ufficio di Ecotur, giovani che con passione accompagnano i turisti alla scoperta delle meraviglie del Parco, dividendosi l’impegno con i ragazzi di Wildlife Adventures. Ma anche a livello gastronomico il paese si difende benissimo, e tra l’ottimo pane del Vecchio Forno, le manine d’oro del pasticciere Piero Testa, che con il fratello Tiziano fa della Delizia degli Elfi un luogo eletto per gli amanti dei dolci (e non solo… tenete d’occhio anche le iniziative culturali nel loro giardinetto interno), e le tante proposte dei ristoranti tipici, dall’elegante Plistia al caratteristico e accogliente Da Pitone, di sicuro avrete modo di viziarvi per bene. Se viaggiate con i bambini, fate un salto con il trenino alla Fattoria degli Animali e al Centro Visita di Pescasseroli, in particolare se per l’età dei bambini non potete permettervi grandi spostamenti o lunghe camminate per osservare gli animali nel loro ambiente naturale. Anche se per un incontro con qualche animale selvatico basterà davvero allontanarsi di poco dalle vie principali…

Lago di Barrea

Il lago di Barrea

Nella prossima puntata riprenderemo la Statale 83 Marsicana verso il lago di Barrea, nostro punto di arrivo, alla scoperta di Opi, della Val Fondillo e della Camosciara, di Villetta Barrea e Civitella Alfedena. Stay tuned!

Viaggi studio di gruppo: imparare camminando

In questo post, parlando di viaggi studio di gruppo, mi riferisco in particolare ai viaggi all’estero sponsorizzati dall’UE per classi o gruppi scolastici. Nella mia esperienza come responsabile di gruppi di studenti adolescenti che si recano all’estero, non c’è niente di più eccitante, e allo stesso tempo frustrante, del cercare di ottenere che quell’insieme di ragazzi e ragazze diventi quello che deve diventare: un gruppo. E con gruppo intendo un certo numero di persone che vivranno a stretto contatto, condivideranno un’esperienza comune e si aiuteranno a vicenda, per un periodo di tempo specifico. Sono pienamente convinta che, se ben organizzata, l’esperienza del viaggio di gruppo è uno dei momenti più formativi che uno studente possa sperimentare.

studenti

Gruppo di studenti a Berlino

 

L’emozione per gli studenti inizia quando la loro scuola si qualifica per i finanziamenti UE e può offrire a giovani provenienti da aree svantaggiate, viaggi studio, viaggi culturali o esperienze lavorative in altri Stati membri. Vi sono criteri rigorosi e i loro risultati in alcune materie fondamentali devono essere di un certo livello. Mentre tutti aspettano l’esito della loro applicazione e fanno i propri calcoli, alcuni addirittura diventano invidiosi dei loro compagni di classe con i voti sufficientemente alti.

Altra grande esperienza formativa, non solo per gli studenti, è quando le famiglie dei pochi fortunati sono chiamate ad una riunione per discutere il progetto. Gli alunni si sentono già proiettati a Dublino o Parigi, o come nel caso di quest’anno per la mia scuola, a Madrid. Sono impazienti di sentir parlare di alloggio, gite giornaliere e così via, mentre i genitori vogliono discutere di alcuni aspetti pratici.

  • Saranno sorvegliati?
  • Quante chiamate a casa potranno fare?
  • Come funziona il servizio di lavanderia?
  • Quanti soldi dovremmo dare loro?
  • Cosa succede se il mio “bambino” si ammala?

Noi pensiamo a rassicurarli domanda per domanda, e ancora fanno capannello intorno a noi al termine della riunione. L’incombente prima partenza del figlio pesa molto per alcuni genitori, come un secondo taglio del cordone ombelicale.  Alla fine tiro un sospiro di sollievo quando passiamo il controllo di polizia in aeroporto, anche se so che questo è il momento in cui i miei problemi inizieranno.

Abbiamo  spiegato che i liquidi non possono essere portati a bordo nel bagaglio a mano e ci tocca guardare impotenti mentre la costosa lozione per il corpo o il balsamo dello studente stupito vengono buttati nel bidone. Dure lezioni davvero. Noi diciamo agli studenti di guardare cosa fanno gli altri viaggiatori e di solito imparano molto rapidamente. C’è una marcata differenza tra il loro comportamento in aeroporto / aereo tra il viaggio di andata e il volo di ritorno. Imparano ad abbassare il loro tono di voce e rispettare gli altri passeggeri. Perdono ciò che io chiamo il passo dello studente e imparano a camminare elegantemente e a seguire il flusso.

Camminare da solo, un passo avanti per lo studente in viaggio

 

Tuttavia, nonostante gli infiniti avvertimenti, lo zaino di uno studente a caso sarà inevitabilmente saccheggiato e il suo passaporto o carta d’identità rubati. Questo è uno dei momenti più frustranti di tutto il viaggio per il leader del gruppo. La polizia e gli uffici passaporti di tutta Europa ormai hanno addestrato il personale con buone conoscenze linguistiche per affrontare la mole di studenti che denunciano il furto di portafogli. Ricordate sempre di fotocopiare il documento di ciascun membro del gruppo.

Dove portare gli studenti quando si viaggia all’estero? Anche qui bisogna bilanciare le aspettative dei genitori e le preferenze dei giovani. A Dublino, per esempio, il Museo Nazionale, la Galleria Nazionale d’Arte e il Museo della Scienza sono ben meritevoli di una visita. Così, anche, i suoi meravigliosi parchi e giardini. Gli studenti, tuttavia, fremono dal godere della libertà consumista dei centri commerciali di cui Dublino è punteggiata e di visitare la famosa zona di Temple Bar della città. Anche se è sempre opportuno non esagerare con le visite ai monumenti. Possono a volte essere fonte di confusione con tutti i luoghi che presto si mescolano insieme in una vaga memoria priva di dettagli.

Noi diciamo agli studenti di fornire informazioni su eventuali questioni personali di cui dovremmo essere a conoscenza. Ricordo ancora una volta, quando pensavo di aver preso tutte le dovute precauzioni, in cui ho avuto una chiamata da una “madre ospitante” stressata che mi raccontava che uno degli studenti stava avendo un vero e proprio attacco di panico perché aveva visto un ragno in un angolo della sua camera. Si era dimenticato di menzionare che soffriva di aracnofobia! Non c’era verso di calmarlo e non ho avuto altra scelta che chiamare un’altra famiglia ospitante, che generosamente ha trovato un letto per il resto della notte.

I colleghi e le famiglie notano il cambiamento negli studenti al loro ritorno, di solito in meglio. Stabiliscono il legame come gruppo, condividono ricordi comuni, sviluppano un linguaggio in codice che li aiuta a mantenere vivi quei ricordi.

Nel mio prossimo post vi fornirò maggiori dettagli sull’accompagnamento degli studenti all’estero, piccole cose che il vostro agente o organizzatore di viaggi può avere sottovalutato o trascurato. A meno che naturalmente non abbiate contattato Personal Travels.