Bagagli smarriti in aeroporto, come comportarsi?

LA TAGLIOLA DEI BAGAGLI SMARRITI IN AEROPORTO. Che siate tra coloro che si fanno avvolgere da uno spesso strato di ansia, o tra quelli che pensano positivo in qualunque condizione, di sicuro al momento di consegnare il bagaglio da imbarcare in aereo non potete fare a meno di incrociare per un attimo le dita. Si perché, come sottolineato anche da un recente studio della SITA, ogni 1000 bagagli imbarcati sono in media circa 3 quelli che finiscono per prendere una direzione differente da quella del proprietario. Che fare allora per prendere tutte le precauzioni necessarie a evitare questo genere di fastidio? Informarsi sulle possibilità di ottenere un rimborso è certamente utile, ma ci sono strategie che si possono mettere in atto per ridurre al minimo il rischio.

I NUMERI e LE CAUSE. Se facciamo un salto indietro di una decina d’anni, scopriamo come il fenomeno abbia un’incidenza minore rispetto al passato. Nel 2007, infatti, le principali compagnie mondiali smarrivano una media di 7 bagagli ogni migliaio di passeggeri, con il 5% di essi destinati a non essere mai più ritrovati. Investimenti e innovazioni nel settore hanno fatto sì che questi numeri si dimezzassero nei dieci anni successivi, ma ancora per migliaia di passeggeri ogni anno la scocciatura si ripete. Le cause? Secondo gli studi intrapresi dalla SITA, nel 50% dei casi l’errore è da imputare ai tempi ridotti nel processo di trasferimento dei bagagli all’aeromobile. In questi casi, di solito, le compagnie sono solite imbarcare i bagagli in un volo successivo, minimizzando così i fastidi per il passeggero. C’è poi un 20% di casi che sono imputabili all’errore umano, alla distrazione o alla dimenticanza di qualche impiegato, e in questo caso ci sono alcuni consigli che possono essere utili a farvi giungere a destinazione insieme al vostro bagaglio. Vediamo quali sono.

Foto dell'utente Flickr Hernán Piñera

Foto dell’utente Flickr Hernán Piñera

5 CONSIGLI UTILI PRIMA DI IMBARCARE IL BAGAGLIO

1) Scattate una foto al bagaglio. Potrete così descrivere al meglio la vostra valigia, senza dover intaccare troppo la vostra pazienza nel ricordarvi e comunicare all’Ufficio Oggetti Smarriti dimensioni, forma e colore del bagaglio.

2) Mettete una targhetta col vostro nome anche dentro il bagaglio. Può essere utile scrivere le proprie informazioni di contatto, oltre che sulla targhetta esterna che potrebbe staccarsi in qualsiasi momento, anche su un talloncino da infilare nella valigia, così da poter essere più facilmente rintracciati.

3) Rimuovete i segni dei viaggi precedenti. E’ sempre bello vedere un bagaglio ricco di segni delle vacanze passate, ma non dimenticatevi che questo può confondere un impiegato non troppo attento, o interferire con uno scanner. Attaccate in una bacheca le vecchie targhette e sarete più sicuri di arrivare insieme al vostro bagaglio.

4) Non imbarcate oggetti che potrebbero essere utili appena arrivati. Potrebbe sembrare ovvio, ma ricordarsi di mettere nel bagaglio a mano e non nella valigia da imbarcare il laptop, le medicine, le chiavi di casa o i gioielli e gli oggetti di valore, può far sì che il fastidio di vedere smarrita la valigia risulti contenuto e non vi faccia mettere a piangere davanti all’impiegato di turno.

5) Non volete sorprese? Considerate la tecnologia. Esistono attualmente in commercio diavolerie come il Trackdot, un localizzatore che consente di rintracciare un bagaglio smarrito nel corso di un viaggio grazie alla tecnologia UMTS. L’apparecchio elettronico si infila nella valigia prima della partenza, si collega al telefono mobile e tramite l’invio di SMS e email comunica la posizione del bagaglio al proprietario. Che quindi saprà sempre dove si trova la sua valigia, anche dall’altro capo del mondo.

Foto dell'utente Flickr frankieleon

Foto dell’utente Flickr frankieleon

In un settore in continua evoluzione come quello dei viaggi, la tecnologia sta assumendo una sempre crescente importanza, tanto che anche per ciò che riguarda i bagagli smarriti in aeroporto le compagnie si stanno organizzando per minimizzare al massimo gli inconvenienti. La SITA ad esempio ha messo a punto il sistema BagJourney, che permette anch’esso di tracciare gli spostamenti delle valigie disperse, comunicando in tempo reale con lo smartphone del viaggiatore, il quale può seguire tutto il processo di ricerca. Ma non mancano anche progetti più avveniristici, come quelli relativi alle valigie intelligenti, non ancora progettate per tornare a casa da sole ma già pensate per muoversi su ruote, per tenere sotto controllo il peso, ricaricare le batterie dei dispositivi portatili e che sono dotate ovviamente dotate di un rilevatore GPS. Guardate qui!

E SE IL BAGAGLIO E’ STATO DAVVERO SMARRITO? In questo caso, essere informati è importante e può limitare al massimo il fastidio. Intanto, tenete presente che di solito l’80% dei bagagli smarriti viene ritrovato entro 24 ore, il restante 20% entro 3 giorni. Come ricordano da Federconsumatori, in caso di smarrimento, prima di uscire dall’aeroporto dovete recarvi all’Ufficio Oggetti Smarriti e compilare un modulo con descrizione della valigia. Trascorse le prime 24 ore, se il bagaglio smarrito non è stato ancora rintracciato e voi non siete residenti in quel luogo, alcune compagnie vi daranno subito una certa cifra per le piccole spese urgenti. Per il bagaglio definitivamente smarrito, danneggiato, o consegnato in ritardo, infine, si ha diritto a un risarcimento massimo di 1.167 euro circa per voli assicurati da compagnie UE in tutto il mondo.

In viaggio con i bambini: 5 consigli utili

Tutti i lettori che hanno figli sanno benissimo di cosa si sta parlando: mettersi in viaggio con i bambini può a volte diventare un’esperienza limite, capace di mettere alla prova la pazienza di chiunque, se non si seguono determinati accorgimenti, e se non si mettono in conto le esigenze dei viaggiatori più piccoli del gruppo. Ecco alcuni consigli utili a far sì che la parola vacanza conservi il suo valore di esperienza rilassante e rigenerante.

LA SCELTA DELLA DESTINAZIONE. Non sottovalutate mai, specie se i bambini non sono piccolissimi, l’importanza del loro coinvolgimento e della loro partecipazione al viaggio. Una volta scelta la meta, trovate il modo di renderla interessante anche agli occhi di un bambino, che forse non sarà entusiasta di seguirvi in molti degli itinerari culturali pensati per i più grandi, ma parteciperà attivamente se giustamente coinvolto. Un esempio? Nell’ultimo viaggio di chi scrive, i suoi due bimbi sono stati entusiasti di girare per Oxford alla scoperta dei luoghi di Harry Potter, visto a casa prima di mettersi in viaggio. E’ solo un esempio; tra libri, film, fiabe e fumetti sarete in grado di stimolare la curiosità dei vostri figli, che non vedranno l’ora di visitare il posto scelto.

Bambini in piscina

LA SCELTA DEL LUOGO DOVE SOGGIORNARE. Considerate i bambini anche nella scelta dell’albergo o dell’appartamento dove soggiornerete. Questo non significa dover pescare solo dai cataloghi degli alberghi a tema, quanto piuttosto considerare in quale maniera i bambini spenderanno il tempo libero al ritorno da escursioni o visite guidate. In estate una piscina li terrà occupati senza che ci sia bisogno di altro, e se i bambini amano la vita all’aria aperta nulla vieta di fermarsi un po’ fuori dal centro abitato, in una struttura che conceda ampi spazi e magari anche la compagnia di qualche animale. Hotel o appartamento? Entrambi hanno dei punti di forza: il divertimento della novità da un lato e la comodità di poter impostare i propri orari dall’altra… La scelta in questo caso potrebbe dipendere anche dall’età dei bambini al seguito.

Bambini al museo

LA SCELTA DEGLI ITINERARI. Non siate troppo esigenti nella scelta delle cose da visitare nel luogo della vostra vacanza. I musei andranno bene, a patto che siano più o meno attrezzati all’intrattenimento dei più piccoli e che voi sappiate coinvolgerli nella visita, ma non commettete l’errore di dimenticare di stuzzicare l’immaginazione dei bambini, perché si corre il rischio tangibile di trovarsi ad avere a che fare con muli recalcitranti. Alternate le esperienze, fateli godere dei giochi d’acqua delle fontane e delle soste nel parco per giocare un po’, stuzzicate la loro fantasia con racconti fiabeschi sui castelli e gli edifici storici che incontrate e vedrete che il tempo scorrerà senza doversi occupare in ogni momento delle lamentele dei bambini.

Bambini food

LA SCELTA DEL CIBO. Anche se siete tra i genitori più attenti del mondo per ciò che riguarda l’alimentazione dei vostri figli, in vacanza inevitabilmente farete fatica a tenere la regolarità per quel che riguarda la composizione e gli orari di consumo dei pasti. Meglio quindi, pur senza esagerare, lasciarsi andare almeno per il pranzo a pasti veloci, consumati mentre si gira per il luogo scelto per la vacanza, evitando soste al ristorante che oltre a rubare tempo alle visite potrebbero degenerare in infinite discussioni. Lo street food andrà benissimo, e farà sì che anche i bambini possano conoscere prodotti e golosità differenti da quelle a cui sono abituati. Siamo tutti consapevoli dell’importanza delle abitudini nella vita di ogni bambino, ma sappiamo anche quanto essi siano propensi alla trasgressione delle regole. Starà a voi trovare il giusto equilibrio.

Bambino treno

LA SCELTA DEI MEZZI DI TRASPORTO. Sia per quel che riguarda il viaggio in sé, sia per ciò che riguarda gli spostamenti una volta raggiunto il luogo della vacanza, il mezzo scelto sarà fondamentale. Se in aereo basterà davvero poco per intrattenerli, un lungo viaggio in macchina potrebbe far iniziare la vacanza nel peggiore dei modi, qualora non si fossero prese le giuste “precauzioni”. Non dimenticate di portare qualche passatempo, e ancora una volta tenete presente che i migliori risultati li avrete coinvolgendo i bambini nello spirito del viaggio. Guardate fuori dal finestrino, cercate le differenze con i luoghi che vedete abitualmente, mettete in conto qualche sosta straordinaria per ricaricare le batterie, e vedrete che si respirerà davvero aria di vacanza. Una volta sul posto, tenete a mente che un giro su un mezzo strano, dalla gondola alla carrozza coi cavalli, fino al trenino che passa all’interno del parco pubblico, sarà ricordato dai bambini come un’esperienza unica e divertente, per cui non dimenticatevi di metterlo in conto, per godersi un’escursione senza musi lunghi.

In definitiva, pur non esistendo alcuna regola aurea, tenete a mente che coinvolgere i bambini nelle varie fasi della preparazione e dello svolgimento della vacanza innalzerà il loro livello di entusiasmo, probabilmente contribuendo nel contempo ad abbassare i vostri livelli di stress. Altrimenti, dopo la vacanza, ci vorrà per forza una vacanza!

5 buoni motivi per affidarsi a un Personal Travel Agent

A che serve affidarsi a un Personal Travel Agent, un agente di viaggio personalizzato? Abbiamo tutte le carte in mano. Un computer, uno smartphone, una connessione e siamo tutti pronti per partire alla ricerca della migliore offerta per le prossime vacanze, dall’albergo al volo, passando per le attività di contorno che svolgeremo giorno per giorno. Tutto vero… ma… tutto facile? Neanche un po’, visto che dal momento dell’apertura del browser fino alla prenotazione online si passa, in media, attraverso un labirinto formato da una trentina circa di siti da visitare, più un numero sconsiderato di commenti e recensioni delle diverse strutture e attività postati direttamente dagli utenti, da leggere e interpretare. Con il rischio che l’entusiasmo iniziale si trasformi via via in rassegnazione, o peggio in scelte poco oculate, che presenteranno il conto al momento di godersi davvero le vacanze.

Passaporto e mappe Personal Travel Agent

Ripartiamo allora dalla domanda iniziale: a che serve affidarsi a un Personal Travel Agent? Ecco di seguito 5 buoni motivi che spiegano perché lasciarsi affiancare da un professionista del settore può aggiungere valore alle vostre vacanze:

1) LA SCELTA DELLA MIGLIORE DESTINAZIONE – Sia che abbiate già ben chiara in mente la meta del vostro viaggio, sia che invece abbiate ancora le idee confuse, il Personal Travel Agent farà sì che la scelta cada sulla destinazione che fa davvero per voi. E non perché sottopone a ogni cliente lo stesso pacchetto, quanto piuttosto perché il suo lavoro è quello di ascoltare al meglio le esigenze di ogni cliente, filtrandole attraverso la sua esperienza diretta sul campo, per proporre la soluzione più adatta. Un po’ psicologo, un po’ confidente, il vostro Agente ascolterà le vostre preferenze e vi aiuterà a fare la scelta migliore.

2) LA CONOSCENZA DEL LUOGO DA VISITARE – Il Personal Travel Agent conosce il luogo dove passerete le vostre vacanze, ne conosce le bellezze artistiche e naturali, sa il clima che incontrerete e può consigliare di tenersi lontani da alcuni luoghi “caldi”, dove i turisti possono correre pericoli. Sa esattamente quali documenti servono in questo o quel paese e nello stesso tempo sa che cosa vale davvero la pena vedere e cosa no, consigliandovi le giuste attività e escursioni che arricchiranno la vacanza, tagliandole su misura per voi.

3) L’ASSISTENZA DURANTE LA VACANZA – Oltre ad assistervi nella fase di prenotazione della vacanza, durante il viaggio il Personal Travel Agent diventa una sorta di angelo custode, pronto a intervenire in caso di piccoli e grandi imprevisti che possono capitare. C’è un ritardo inaspettato da comunicare all’albergo, un bagaglio che improvvisamente è scomparso nel nulla? Nessun problema, l’Agente è pronto ad attivarsi alla vostra chiamata, mettendo in atto la strategia più efficace per risolvere al più presto le situazioni che potrebbero minare la tranquillità della vacanza.

4) IL LATO ECONOMICO – Strano a dirsi: risparmiare pagando qualcosa in più? Eppure, considerando che avrete a che fare con un professionista, lui saprà trovare le migliori offerte per ciò che riguarda l’alloggio e il volo, così come le escursioni e attività con il miglior rapporto qualità-prezzo. Saprà da un lato stare attento a tutte le migliori offerte online, mentre dall’altro farà sì che ogni centesimo speso nell’organizzazione del viaggio produca valore, evitando i tanti sprechi nei quali spesso si incorre quando si è in vacanza. Se ad ogni ritorno a casa vi siete trovati ad aver speso molto più del preventivato, affidarsi a un esperto garantirà una gestione oculata delle risorse.

5) L’ASSEMBLAGGIO DI UNA VACANZA DA SOGNO – Tutti, quando pensano a una vacanza, la immaginano come il viaggio dei sogni. Spesso però tutto questo rimane solo un desiderio e si ripiega su soluzioni più alla portata del momento, vuoi per la cronica mancanza di tempo da dedicare alla pianificazione, vuoi per i tanti imprevisti nascosti dietro l’angolo. Affidarsi a un Agente significa lasciar fare tutto questo a un professionista, capace di trovare la miglior soluzione per ciò che riguarda l’alloggio nella destinazione scelta, la soluzione di viaggio più comoda a seconda delle esigenze del singolo e le attività da svolgere in loco più adatte e soddisfacenti. Perché dunque accontentarsi di ciò che offre il caso, o peggio vivere un’esperienza da incubo, quando invece c’è qualcuno pronto a consigliarvi con la sua competenza le migliori soluzioni?

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(foto dell’utente Flickr Kerri Lee Smith)

Il cantastorie in bicicletta: lingue, cibo e culture diverse

Proseguiamo nella presentazione del viaggio di Piero, dopo averne sommariamente tracciato l’itinerario nella prima puntata. Le nostre domande erano infatti tantissime, dai problemi legati alla sicurezza fino alla difficoltà con le lingue, o con il cibo. Zio Bici, prima di lanciarsi nel suo racconto, con pazienza ci spiega come ci si possa organizzare in questi casi, e come spesso le paure che ci assillano si rivelino essere più annidate dentro noi stessi che non dietro un qualche angolo reale. E non è certo l’unica cosa che può insegnarci questa esperienza.

Le lingue

«Quando viaggi così in bicicletta» – ci spiega Piero – «sei costretto a imparare sempre qualcosa della lingua locale, visto che ben pochi parlano l’inglese. Anche il cervello si adatta e si velocizza nell’apprendere. Io portavo con me un taccuino, che aggiornavo via via ad ogni confine, per poter tradurre ogni volta almeno le parole fondamentali. E se qualcuno parlava inglese lo tenevo lì tre quarti d’ora per saperne quanto più possibile sulla lingua del luogo».

Laos - relax dopo lo spettacolo

Laos – relax e studio dopo lo spettacolo

Il cibo

Come ci si organizza per quel che riguarda il cibo? – chiediamo a Piero. «Al cibo ci si abitua, con i sapori che naturalmente cambiano via via che cambiano i confini. Rifiutare il cibo offerto è una grossa scortesia, secondo le regole dell’ospitalità di questi luoghi, tanto che gli unici problemi sono sorti per dover trovare una maniera per armonizzare le scelte di un vegano londinese, che aveva fatto parte del nostro gruppo per un po’, con l’ospitalità di un gentile laotiano che gli offriva la sua carne. Che era tutto ciò che aveva». E a proposito di questo episodio, avremo modo di tornarci a tempo debito, dato che l’argomento è di stringente attualità e di sicuro potrà sollevare una discussione interessante.

«In quegli anni ho mangiato serpenti, marmotte, naturalmente cani e gatti – con i primi buonissimi. Non ce l’ho fatta col cervello di scimmia. Ho mangiato insetti fritti, tanta pecora e ortaggi e verdure di ogni tipo».

La paura 

Sembra inevitabile, almeno per una buona parte di noi, pensare alle problematiche legate alla sicurezza quando ci si muove in questo modo in giro per il mondo. Ma anche qui c’è qualcosa da imparare: «Non c’è stata mai paura, perché ci si muoveva senza gran che dietro, solo tanta attenzione verso il passaporto, che comunque una volta mi è stato anche rubato. Un momento critico dal punto di vista della sicurezza l’abbiamo trovato in Georgia, dove verso le otto di sera non c’era più nulla e nessuno in giro, e si rischiava di essere aggrediti da qualche ubriaco. Per più di due terzi del viaggio, comunque, ho incontrato persone incredibilmente rispettose, in luoghi dove spesso non era nemmeno mai passato un uomo bianco».

Cipro - bandiera di cemento

Cipro – La bandiera di cemento

Il ritorno

«Dopo tutto quel tempo in viaggio ho avuto paura di non riuscire più a rapportarmi con le persone, al ritorno. Ero cambiato profondamente. Pensa che per circa un anno e mezzo avevo vissuto con la stessa bottiglia di acqua da un litro e mezzo. Di plastica! Perché quella era la mia bottiglia dell’acqua e non chiedevo di meglio. E pensa che ancora oggi, così come si fa in due terzi del mondo, non uso la carta igienica, ma l’acqua. Tanto per farti un paio di esempi».

Esempi di un turismo totalmente differente da quello a cui siamo abituati. Un “turismo al contrario”, come lo definisce lo stesso Piero, che così ci spiega il concetto, rimandandoci al prossimo appuntamento, quando ripartiremo alla scoperta dei dettagli di questo viaggio catartico tra Europa e Asia: «Mentre il turista “classico” arriva e si prende quello che la località offre, andando via col suo pacchettino pieno di souvenir, la bicicletta e il circo facevano sì che noi fossimo i primi a dover dare, sempre, in ogni luogo, ribaltando quella che forse è la più triste delle regole del turista moderno. Eravamo cantastorie. Se chiedevamo, chiedevamo sempre dopo il nostro spettacolo. E spesso la poesia di fondo che ha animato questo viaggio loro la comprendevano, mentre qui da noi siamo troppo assuefatti per renderci conto di tante delle cose che abbiamo intorno».

“El pueblo entiende la poesia”, cantavano i Mercanti di Liquore, senza dimenticarsi di aggiungere “sempre che ce ne sia!”.

Il cantastorie in bicicletta: l’itinerario

Da veri amanti di viaggi incredibili, in tutte le loro forme, noi di Personal Travels sappiamo bene riconoscere la differenza tra un normale turista, di quelli che per intendersi non si allontanano dai sentieri prestabiliti e girano armati della loro macchinina fotografica digitale, e un viaggiatore, ovvero colui che pianifica la sua partenza, sapendo quello che si sta lasciando alle spalle, senza l’assillo di un itinerario prestabilito e di tempi stringenti. Una scelta che non è adatta a tutti, ma che di sicuro è in grado di affascinare i più. E a proposito di viaggiatori e viaggi incredibili, noi siamo rimasti fulminati dal racconto del viaggio di Piero, meglio conosciuto come lo Zio Bici (www.ziobici.it): un tour su due ruote – quelle azionate dai pedali e non da un motore meccanico – che lo ha portato dall’Italia all’Indonesia, dall’Europa all’Asia, per una durata complessiva di circa 5 anni, dal 2005 al 2010, con una compagnia variabile di persone, accomunate dalla passione per le bici e il circo di strada, e lunghi momenti di viaggio in solitaria. Insieme a lui vogliamo provare a raccontare questa storia.

11.5

Piero aka Zio Bici

La preparazione

«La preparazione del viaggio è durata 6 mesi» – ci racconta – «Si trattava di lasciare tutto, partire senza sapere dove si andava e senza preoccuparsi del tempo. Lasciare Roma, la casa, un buon lavoro. Ho regalato alcune cose e messo da parte alcune altre cose che mi sembravano importanti. La mia vita si è chiusa in un paio di borse e sono partito». Facile immaginare le tante difficoltà da affrontare, da quelle logistiche a quelle più pratiche, dalla scelta del mezzo adatto a quella dei “bagagli” da portare, fino ai problemi legati alle differenti lingue e abitudini che si andavano a incontrare, o alla sicurezza in generale.

«Siamo partiti come un piccolo circo itinerante su Tall Bike (biciclette customizzate e sviluppate in altezza), con la mia bici costruita per l’occasione dopo un’esperienza precedente di tre mesi di viaggio, dove avevo preparato una bici a due piani in funzione dei bagagli da portare. Una variabile fondamentale è quella di sapere bene in che posti si sta andando, per scegliere al meglio il mezzo e non perdersi dietro a un’assistenza altrimenti impossibile».

la mia bici

La Tall Bike di Piero (con scimmietta curiosa)

L’itinerario 

«Ho cercato nel mio itinerario di seguire per quanto possibile il caldo» – continua – «Sono partito a giugno verso est, lasciato Istanbul che era ottobre. A dicembre ero a Cipro, perfetta in inverno. Finito l’inverno, a metà marzo siamo tornati verso su, passando poi in Russia e Mongolia in agosto, a Pechino a fine ottobre e poi verso il sud. In Laos. Scappavamo sempre dal freddo e dalla neve».

Questa la sequenza dei paesi attraversati durante il viaggio: Turchia, poi Cipro, ancora Turchia, poi Georgia, Russia e Mongolia. Quindi Cina, Laos, Thailandia, ancora su e giù tra Laos e Thailandia, e infine Malesia, Singapore e Indonesia. «Le uniche scadenze dei nostri spostamenti erano i visti», ci racconta sorridendo e facendoci capire come il tempo scorresse in maniera davvero differente durante questa esperienza.

Una tappa alla volta, settimana dopo settimana e paese dopo paese, ci faremo accompagnare dal racconto di Piero, per scoprire come sia stato possibile mettere in gioco tutte le proprie certezze da benestanti occidentali e ritrovarsi catapultati in realtà diversissime fra loro, dove quello che qui sembra essere di vitale importanza può diventare solo un vezzo o un piccolissimo dettaglio. Due ruote e la ferrea volontà di farle girare attraversando il mondo, gli attrezzi da giocoliere in una tasca della borsa, poco più di un centinaio di euro in tasca, giusto per far fronte ai primi bisogni, e la necessità e la voglia di condividere qualcosa con tutte (o quasi) le persone che si paleseranno sulla strada. Pochi ma importanti ingredienti per un viaggio indimenticabile.

Pronti a salire sulla canna virtuale della vostra bicicletta per pedalare con Piero a i Cyclown Circus?