La grande sorpresa: il ritorno in Italia

LA SORPRESA – «Siamo ripartiti tutti quanti verso la Malesia poco dopo la sosta sfortunata a Phuket, separandoci pochi chilometri prima del confine, anche se non ricordo bene per quale motivo in particolare. Il mio gruppo ha passato il confine dopo due/tre giorni, e abbiamo mandato una mail all’altro gruppo e alle nostre famiglie. Quando apro la mia casella di posta trovo una mail di Giordano, un compagno della Snia col quale ho passato tanti anni fianco a fianco, praticamente crescendo con lui sotto molti punti di vista. Con lui ci scrivevamo spesso all’inizio del viaggio, poi piano piano la frequenza era calata. Apro la mail ed era piena di parole durissime. Diceva che mi stavo limitando a raccontare solamente l’itinerario che stavamo percorrendo, e che non traspariva più nulla dalle mie mail. Terminava dicendo che potevo anche non mandarne più di mail così. Davvero non sapevo che cosa rispondere, ero abbastanza scioccato. Quella sera facciamo lo spettacolo e poi dormiamo poco fuori città. La mattina dopo trovo nella casella della posta un’altra mail di Giordano. La apro un po’ intimorito e dentro ci trovo scritto che quello del giorno prima era solo uno scherzo, per dire che mancavo tanto a tutti quanti, che la Ciemmona era in preparazione e senza di me non sarebbe stata la stessa cosa».

«“Abbiamo deciso di comprare un biglietto per te, per poter tornare per la Ciemmona e passare un po’ di tempo insieme” – le ultime parole che sono riuscito a leggere. Ci ero rimasto di sasso. Era già da qualche mese che facevo fatica in questo viaggio, come avevo già raccontato. Mi mancavano un po’ gli amici… Il biglietto era Bangkok-Roma e ritorno, con partenza dopo otto giorni da quel momento. Ero a mille e rotti chilometri da Bangkok… Scrivo di getto una mail ai ragazzi del circo, dicendo loro che tornavo per tre mesi in Italia e saluto Simone e gli altri. Prendo la bici e ricomincio a pedalare come un dannato verso Bangkok. Volavo!».

In solitaria con la Tall Bike

In solitaria con la Tall Bike

«Macinavo chilometri! Su un grande ponte sopra la ferrovia vedo un deposito di camion e ne punto uno, col rimorchio. Da lontano vedo che il cassone era vuoto. Mi fermo di fianco all’autista e gli chiedo dove va. Lui dice: “Bangkok”. Io gli chiedo un passaggio. Lui risponde: “non c’è problema!”. Sorrido… Dopo sole quattro ore avevo trovato un passaggio per velocizzare il viaggio. Il camion andava lentissimo, ma nonostante questo sarei arrivato in anticipo a destinazione e non avevo intenzione di aspettare a Bangkok la partenza del mio aereo per qualche giorno. Così mi metto a studiare un po’ la cartina e cerco i posti più belli dove eravamo passati in precedenza e che non avevo approfondito. C’era una spiaggia dove ero passato con Simone, dove mi sarei voluto fermare. Alle due di notte chiedo al camionista di lasciarmi lungo la strada. Pochi chilometri prima di Surat Thani, mi metto a dormire in una stazione di servizio. Il giorno dopo, calcolati i tempi per fare i chilometri che mi mancavano, mi sono rimesso a pedalare, fermandomi nei posti più belli che avevo intravisto all’andata».

Relax on the beach

Relax on the beach

«E’ stato bellissimo. Una settimana davvero ispiratrice, anche se ho pedalato forte. Pedalavo felice, cantando a squarciagola, sotto il sole. Bevevo tanto buon caffè tailandese. Avevo scoperto anche il Kratom, che è una pianta stimolante di cui loro masticano le foglie. Si mettono la foglia in bocca come la coca, e lo usano per lavorare nei campi sotto al sole. Ti fa perdere l’appetito, il sonno e ti mette una grandissima allegria».

E se voleste approfondire la conoscenza del Kratom, sappiate che esiste anche un’associazione, la Kratom Association, che si occupa della tutela della Mitragyna Speciosa, la pianta chiamata Kratom appunto. Ma continuiamo il viaggio verso l’Italia insieme a Zio Bici.

IL RITORNO IN ITALIA – «Arrivo a Bangkok con solo un giorno di anticipo, vado dal tipo della ciclofficina e gli dico che lascerò lì tutto per tre mesi. Torno in Italia con sulle spalle uno zainetto e un sorriso a 60 denti. In aereo mi sentivo una sorta di turista di non so dove che tornava in Italia. Erano passati due anni, più o meno. I tre mesi in Italia sono stati bellissimi, sapevo di tornare in Thailandia ed ero felicissimo di ritrovare tutti i miei amici e la “mia” ciclofficina. Nello stesso tempo ero felice che tutto proseguisse bene a casa».

«Passati quei tre mesi, sono tornato lì, e non è stato facile ricominciare il viaggio da solo. Mi ero fatto tante domande durante la sosta italiana, anche pensando a cosa fare una volta tornato davvero nel mio paese. E’ stato duro rimettersi in viaggio, anche dal punto di vista fisico. Chi se lo ricordava che era così pesante pedalare così tanto tutti i giorni? Ma poi è stato bello risentire le emozioni del viaggio. Ho fatto una sosta a Phuket, dove c’era Simone che si era fermato, e aveva smesso definitivamente di viaggiare col circo. Aveva delle belle amicizie lì, e ormai aveva difficoltà col circo. Simone mi aveva scritto che insegnava in una scuola di inglese, e lo sono andato a trovare. Stava bene, era molto nostalgico ma stava bene. Si faceva tante domande sulla continuazione del viaggio. Stava con altre persone che lavoravano lì, e insieme ci siamo fatti un sacco di pianti abbracciati. Il nostro animo era davvero scosso».

In treno per raggiungere i Cyclown Circus

In treno per raggiungere i Cyclown Circus

«Alla fine saluto Simone e mi muovo verso la Malesia, salendo anche su qualche treno per abbreviare i tempi. I Cyclown erano a Kuala Lumpur, ma quando sono arrivato lì erano ormai già partiti. Mi sono fermato in una comune di artisti fuori città, come loro mi avevano consigliato. Ci sono stato un paio di settimane alla fine. E’ stato un ottimo passaggio tra il ritorno dall’Italia e l’incontro con il circo di nuovo. Una parentesi che mi serviva per ripartire».

Tutti al Rainbow Gathering (ma anche no)

Ci eravamo lasciati con la decisione di Piero e Simone di andare al Rainbow Gathering. Ora, se volete prepararvi e capire di che stiamo parlando, date pure uno sguardo QUI. E poi ascoltate che cosa ci racconta lo Zio Bici di questa esperienza.

Simone pedala sulla spiaggia

Simone pedala sulla spiaggia verso il Rainbow Gathering

TUTTI AL RAINBOW GATHERING – «Non so se conosciate i valori della Rainbow Family, ma si tratta di fricchettoni a tutti gli effetti, che si riuniscono in raduni in posti lontani dalla civiltà, almeno a 20/30 Km da tutto. Io ero contro a questo tipo di cosa, che nel mio immaginario era davvero troppo fricchettona. Simone era invece molto gasato. Nonostante la mia iniziale titubanza, alla fine mi sono fatto convincere ad andare, anche per potermi immergere per un po’ tra bianchi che non fossero turisti in cerca di emozioni forti, ma persone che in qualche modo – anche se apparentemente ai miei occhi strano – condividevano una visione “altra” delle cose. Cosa che in teoria avrebbe dovuto stabilire una certa vicinanza».

campeggio spiaggia

Spingere 100 Kg di bicicletta sulla spiaggia è faticoso. Ci vuole una pausa!

«Arriviamo al Rainbow, seguendo le indicazioni trovate sul web. Eravamo in riva al mare, in una piccola gola con una montagna alle spalle. Ci si arrivava dalla costa, percorrendo alcuni chilometri a piedi. Noi spingevamo cento chili di biciclette sulla spiaggia! Giunti a un certo punto, abbiamo lasciato le bici in mezzo a una boscaglia e superata una scogliera siamo arrivati sul posto. C’era subito qualcosa di strano, avevo notato qualche moto d’acqua che si muoveva verso la spiaggia e barchette in mare che facevano la spola per portare a riva le persone. Già questo mi sembrava essere contrario ai principi fondamentali del raduno. Dopo soli 7 giorni mi sono reso conto che dentro di me ero molto più fricchettone di loro, che avevano una patina di apparenza ben visibile. Saluti al sole, pratiche varie, mi sembravano atti troppo formali e non supportati da alcuna sostanza dietro. Io ero un selvaggio. Nelle tende delle varie persone c’erano merendine, coca cola, le cremine… io non ne potevo più dopo 7 giorni. Erano pochissimi quelli che potevano capire cosa stavamo facendo noi, e come lo stavamo facendo. Molti facevano una sorta di mese di ferie, staccando dalla loro routine. Io no. Ero davvero cambiato. Profondamente. E la cosa non mi aveva spaventato, perché riuscivo ad avere a che fare con realtà di ogni tipo, pur essendo abituato a vivere in un modo totalmente selvaggio. Anche Simone alla fine era deluso da questo incontro, e mi raccontava che in altri Rainbow l’atmosfera era molto diversa».

Un fatto che non sarà sfuggito al lettore più attento, ma che probabilmente sarà passato inosservato per i più, è quello del poco tempo trascorso dallo tsunami che il 26 dicembre del 2004 aveva sconvolto le coste tailandesi. Molti dei segni della devastazione sono ancora ben visibili lungo il tragitto percorso da Piero e i Cyclown Circus. Un elemento in più che contribuiva a mettere in difficoltà il nostro Zio Bici di fronte al “consumismo alternativo” messo in atto dai partecipanti al Rainbow.

pericolo Tsunami

Un cartello ricorda il pericolo Tsunami

«Andiamo via, e raggiungiamo di nuovo il circo a Phuket, sulla costa occidentale della Thailandia. Un’isola carina, turistica ma non come le zone che avevamo visitato prima. Dove vivono persone dalla larga apertura mentale, e va in scena un turismo un po’ più rispettoso».

PHUKET – «Avevamo qualche contatto a Phuket, e ci siamo trovati ospiti in un bar gestito da un tailandese molto simpatico, di cui purtroppo non ricordo il nome. A Phuket alla fine siamo rimasti una settimana o qualcosa in più, anche perché molti di noi si sono ammalati. Anche io mi sono ammalato, prendendo un’infezione al piede. Avevamo campeggiato in una casa abbandonata, col tetto crollato, e io che avevo le sole infradito ai piedi avevo calpestato un chiodo arrugginito. Lì per lì avevo sottovalutato la cosa, poi l’infezione mi ha portato a 42 gradi la febbre. Temevo la malaria all’inizio, e quella mattina avevo freddissimo. Avevamo uno spettacolo in una scuola e non ce l’ho fatta a muovermi. Fuori faceva caldo e io morivo di freddo. Mi sono messo in due sacchi a pelo, e quando gli altri sono tornati mi hanno trovato in condizioni terribili, che deliravo sotto due sacchi a pelo e fuori c’erano 33 gradi. Il tipo del bar ha portato tutto il ghiaccio che trovava, mi ha ricoperto con quello e mi ha portato all’ospedale. Dopo un po’ per fortuna stavo meglio, grazie a una bella siringona».

soggiorno a Phuket

La casa abbandonata del soggiorno a Phuket

Terminata la “febbrile” sosta a Phuket, il gruppo è pronto per rimettersi in viaggio in direzione della Malesia, anche se come sempre il destino è pronto dietro l’angolo con la voglia di cambiare anche quei pochi piani che Piero e gli altri avevano in mente. Per qualcuno sarà la fine del viaggio, per qualcun altro è dietro l’angolo una grande sorpresa. Appuntamento alla prossima!

Rivedere la mamma, e guardare negli occhi il serpente

VERSO SUD – «Da Bangkok abbiamo preso il treno per uscire dalla città, puntando verso il sud della Thailandia, verso la costa. Abbiamo incontrato spiagge bellissime, e così ci siamo riposati un po’. Soldi in quel momento ne avevamo. Dormivamo all’aperto».

uscire da Bangkok

Sul treno per uscire da Bangkok

«Abbiamo trovato un’amaca molto interessante, con tre punti muniti di bastoni elastici, tipo le tende, e quindi ci ritrovavamo con una zanzariera montata sopra l’amaca. Era una svolta per dormire all’aperto, protetti dai tanti insetti che cercavano di pungerci. Abbiamo fatto un sacrificio e ce le siamo comprate, ma ci hanno svoltato le notti tailandesi».

tenda con zanzariera

La tenda con zanzariera

L’INCONTRO COL SERPENTE – «A livello logistico, devi trovare un posto dove poter attaccare un po’ di amache per poter dormire in gruppo. A volte sullo stesso palo noi attaccavamo anche tre amache. Una notte mi è successa una cosa incredibile, che ora vi racconto. Mi sveglio nel cuore della notte, dormivamo vicino alla strada principale, in un posto appartato piuttosto selvaggio, e dovevo andare a fare la pipì. Avevo una lucina sulla corda dell’amaca, per cui faccio per scendere, cerco gli occhiali, prendo la lucina e sento un brusio sotto di me, nel fogliame. Piano piano mi metto gli occhiali, accendo la torcia e vedo un enorme serpente bianco che mi fissava, eretto. Con degli enormi occhi rosso fuoco. Una paura incredibile! Ci siamo guardati per un po’ (io non riuscivo a muovere un muscolo), poi si è abbassato e se n’è andato, mentre io alla pipì ormai non ci pensavo più».

SURAT THANI – «Da Bangkok al confine con la Malesia ci sono qualcosa come 7-800 Km, andando verso sud. Abbiamo preso un treno per uscire dalla città, giusto per un paio di fermate e saltare le parti più trafficate e pericolose. Si andava in direzione di Surat Thani. Io e Simone dopo un poco ci stacchiamo, lasciando di nuovo il circo per un po’, per andare a incontrare mia madre a Ko Samui, nel pieno della zona turistica. Lei mi aveva scritto una mail qualche mese prima, dicendomi che si era laureata dopo essersi ri-iscritta all’università, e che mi sarebbe venuta a trovare in Thailandia. Non vedevo mia madre da un sacco di tempo. Arriviamo a Surat Thani, dopo aver incrociato bellissimi villaggi di pescatori, dormendo in spiagge incantevoli e facendo spettacolo in due. Si stava benissimo».

Allenamento sulla spiaggia

Allenamento in due sulla spiaggia

Sosta al coperto

Sosta al coperto sulla spiaggia

RIVEDERE LA MAMMA – «Da Surat Thani prendiamo il traghetto per Ko Samui, e in meno di cinque minuti rimaniamo schifati dall’aspetto squallidamente turistico del posto. Quando siamo arrivati sull’isola, noi due rappresentavamo una specie di corto circuito per tutti quelli che ci incontravano. Bianchi infatti ce n’erano a bizzeffe, ma che sapessero parlare un po’ della lingua e si presentassero come noi non ce n’era nessuno. La prima sera al ristorante con mamma io infatti parlo un po’ con la proprietaria, che rimane di stucco sentendomi esprimere nella sua lingua, così come mia mamma, che mi guarda sbalordita. Devo dire che è stato anche divertente».

«Ho passato qualche giorno con mia madre sull’isola, facendo una vita totalmente rilassata. Non abbiamo fatto spettacoli, perché il posto davvero non ci piaceva. Dopo siamo tornati a Surat Thani e abbiamo puntato verso sud, per andare, per la gioia di Simone, al Rainbow Gathering».

E se non sapete di che cosa stiamo parlando, dicendo Rainbow Gathering, non perdetevi la prossima puntata, nella quale Piero e Simone si troveranno catapultati nella più fricchettona delle situazioni. E pensate che la cosa sarà loro gradita?

Soggiorno a Bangkok con sorpresa

Il gruppo pedala verso Bangkok, con lo Zio Bici che spesso si trova a pedalare da solo, a conferma di come sia cambiato il rapporto con i Cyclown Circus. Qualcosa ha iniziato a rompersi, e la fatica di un viaggio estenuante come questo si fa sentire. Il soggiorno a Bangkok e il passaggio in Thailandia in generale riserveranno parecchie sorprese, ma senza anticiparvi troppo lasciamo che sia Piero a raccontarci come sono andate le cose.

IL SOGGIORNO A BANGKOK – «Ricordo poco dei primi giorni, ma non ricordo situazioni particolarmente difficili. Ah, mi viene in mente una cosa che non ho mai specificato finora durante tutto il racconto: non siamo mai andati a dormire in un posto a pagamento, mai in tutto il viaggio! Tornando al racconto di Bangkok, arriviamo nella parte più turistica della città, dove c’era un festival legato all’arte e all’ecologia. Ci siamo messi a fare spettacolo per un paio di giorni lì. Il secondo giorno succede qualcosa di incredibile: arriva un 50enne brizzolato di corporatura grossa, che parlava un buon inglese, e parte subito in quarta dicendo che quello che facevamo era bellissimo. Il signore lavorava per l’ufficio di tutela ambientale della città, e su due piedi si dice interessato a una collaborazione con noi. Sembrava perfetto! Io avevo la necessità di fermarmi e rimettere a posto la mia bici, così come tutte le altre, per cui l’offerta cascava a fagiolo. Ci scambiamo i contatti e ci diamo appuntamento dopo un paio di giorni».

simone elegante

Simone azzimato per l’appuntamento all’ufficio comunale

COME ROCKSTAR – «Vado con Simone all’appuntamento, come spesso accadeva. Ci eravamo anche “sistemati” un po’ per l’occasione, mettendoci quanto di meglio possedevamo. Arriviamo all’ufficio, che era all’interno di un grattacielo, leghiamo le bici con le nostre catenelle e entriamo. “La stanno aspettando”, mi dicono all’ingresso. “Wow!”, penso io. Saliamo al piano, e silenziosamente ringraziamo il fatto di aver messo i vestiti migliori. Bussiamo, apriamo e dentro c’è tutta gente seduta a un grosso tavolo come si fosse a una specie di convegno. Tutti si alzano e applaudono! Noi spiazzati… Da una parte sul tavolo c’erano le foto del nostro viaggio che avevo dato su cd al tipo qualche giorno prima. Eravamo rockstar, e se io mi ero messo in testa di cogliere al balzo l’occasione per chiedere alcune cose fondamentali per il prosieguo del viaggio, loro avevano già preparato molte più proposte delle mie per il tempo da passare a Bangkok».

«Tra le loro proposte era richiesta la nostra presenza in alcuni eventi, tra cui l’inaugurazione di una pista ciclabile sponsorizzata dalla Toyota. Io ero del tipo “SOLO bici”, “NO OIL”, e a quell’epoca ero anche parecchio meno elastico rispetto ad oggi, per cui, sentita la loro proposta, subito prendo la palla al balzo e rilancio con le mie richieste: un posto per dormire, un posto per riparare le bici e allenarsi, e giacché eravamo in quell’ufficio ho chiesto se potevo avere accesso alle discariche di Bangkok, per cercare biciclette dismesse e aprire una ciclofficina lì. Gli ho tra l’altro fatto vedere le foto delle varie ciclofficine che avevamo messo su. Ci hanno messo a diposizione una casa di 3 piani di un artista, praticamente vuota, molto carina, e un furgoncino una volta a settimana mi portava una vagonata di pezzi di bici che trovavano in giro. Poi alla fine la ciclofficina è nata nel giardino di un ragazzo che avevamo conosciuto a Chiang Mai ma che era di Bangkok, vicino al parco in centro dove facevamo spettacoli. Si perché anche a Bangkok avevamo trovato il nostro posto, e la gente ci aspettava per poter assistere allo spettacolo».

NO OIL

NO OIL

Soli due giorni passati a Bangkok e tutto sembrava perfetto

in scena

Entrano in scena i Cyclown Circus!

«La città offriva ogni cosa che ci potesse servire, e poi alla sera si faceva spettacolo. Alla fine abbiamo trovato la maniera di accordarci con il comune, e abbiamo partecipato all’inaugurazione della pista ciclabile organizzando una sorta di Critical Mass, dove si faceva spettacolo in ogni sosta. Ci hanno pagato qualcosa come 1600 dollari. Io ero parecchio dubbioso sull’opportunità della cosa, mentre gli americani non sembravano avere problemi con questa iniziativa. Ci ho dovuto riflettere parecchio, in seguito».

manifestazione-marchetta

La manifestazione-marchetta in pieno svolgimento

«La giornata è andata bene, anche se ci avevano tappezzato con loghi Toyota da tutte le parti ed è stata una marchetta vera e propria. Comunque è stato divertente, e dietro avevamo una fiumana di gente in bici, su qualsiasi tipo di mezzo».

LA BICI CAMBIA – «A Bangkok ho tagliato in due la mia bici, visto che avevo a disposizione tutto il materiale per poter lavorare bene. Ho convertito la mia bici, senza tentare di ripararla, agli standard asiatici. Mi ero infatti accorto che i pezzi di ricambio per gli standard nostri non si trovavano in Asia, e ho cercato una buona bicicletta usata, una mountain bike (era una Diamondback), trovata in un grande capannone. L’ho comprata, ho tagliato il telaio della parte di sotto della mia bici e l’ho buttato. Ho saldato la nuova bici sotto, e sono passato ai nuovi standard che erano più comodi per quel che riguardava il reperimento dei pezzi di ricambio. Ancora una volta confermavo l’importanza della scelta del mezzo giusto per affrontare un viaggio in bicicletta».

Nel prossimo appuntamento Piero rivede la mamma dopo tanto tempo, prima di immergersi nella più fricchettona delle esperienze di viaggio e di ricevere una mail dall’Italia che lo spiazzerà completamente. Per oggi chiudiamo qui.

L’ingresso in Thailandia e il ritorno alla “civiltà”

INGRESSO IN THAILANDIA – «Una volta lasciato a malincuore il gruppo laotiano, arriviamo a Vientiane, spendendoci un paio di giorni per riordinare le idee e inviare qualche mail. Quindi entriamo in Thailandia passando il Mekong, come detto in precedenza, diretti verso Chiang Mai. Tra Laos e Thailandia c’è un’enorme differenza economica, con la seconda molto più ricca e turistica. Il passaggio del fiume, che segna il confine, ti fa vedere chiaramente la differenza tra i due luoghi. Baracche da una parte e palazzi dall’altra… Abbiamo caricato le bici su una specie di canoa, che fa da spola tra le due sponde».

Abbandonata la “via selvaggia” che era stata una costante durante tutto il soggiorno laotiano, il gruppo si ritrova immerso in una realtà meno estrema, dove le cose ricominciano a scorrere con il ritmo di una volta: fare spettacolo e trovare una sistemazione per potersi fermare.

scimmia

Benvenuti in Thailandia, strani ciclisti! …dice la scimmietta

«La vita del circo era cambiata parecchio – ci racconta Piero. Era più facile trovare persone che parlassero inglese, in generale gli abitanti del luogo erano più ricchi e tutto sembrava più semplice. Sulla strada per Chiang Mai, ad esempio, ci siamo fermati a fare spettacolo in una scuola. L’approccio era completamente diverso, c’era molta più abitudine ai bianchi. La reazione di pubblico, insegnanti e bambini era molto più aperta rispetto alla Cina e al Laos. Ci sentivamo rincuorati e insieme stupiti».

LA GUEST HOUSE a CHIANG MAI – «Quindi si arriva a Chiang Mai, dove ci siamo fermati una settimana. Avevamo bisogno di conforto e di riposo. Sapevamo di trovare posti dove potevamo fare spettacoli, fare cappello. E così poi è stato. Il primo giorno abbiamo trovato un posto, una guest house, che in cambio dello spettacolo ci dava ospitalità. Dopo il periodo laotiano ci siamo ritrovati in una situazione del tutto differente, molto più occidentale. La guest house aveva una bella terrazza dove facevamo gli spettacoli. Tra l’altro questa cosa degli spettacoli in terrazzo è poi tornata quando eravamo a Bangkok, dove era piuttosto usuale, se non si faceva cappello in strada, fare spettacolo sulle terrazze».

guest house a Chiang Mai

La guest house a Chiang Mai

CIBO – «A Chiang Mai ho mangiato le cavallette fritte, buonissime! Le vendono su carretti pieni di lucine, tu scegli il tuo cartoccio di insetti fritti e poi loro ci spruzzano sopra acqua e salsa di soia. Sono buonissime, in particolare accompagnate con la birra, che finalmente ritrovavamo dopo il Laos».

LO YOGA – «Proprio a Chiang Mai ho preso coscienza del mio corpo. Il posto è molto famoso per i massaggi tailandesi, con tanti occidentali che vanno lì a studiarne le tecniche. Nella guest house passavano molti bianchi, e quando stavamo lì una ragazza americana stava studiando già da un mese e più i massaggi, e aveva bisogno di “cavie”. Io mi facevo spesso massaggiare, e così anche altri del gruppo. Con lei ho parlato parecchio anche di yoga, con lei esterrefatta alla notizia che noi pedalavamo senza fare mai stretching prima o dopo le nostre tappe, senza fare alcun tipo di preparazione o ginnastica. Ci ha detto che bisognava sciogliere i muscoli, e mi ha mostrato tutta una serie di esercizi. Io già da un po’ ero attratto da stretching e yoga, ma continuavo a rimandare perché non avevo trovato nessuno che mi desse qualche dritta. Ho iniziato a praticare lo yoga, e da lì è stato un crescendo continuo di presa di coscienza del mio corpo».

VIAGGIARE IN THAILANDIA – «La mia bici a quell’epoca aveva ancora la forcella saldata alla bell’e meglio. Da Chiang Mai a Bangkok abbiamo pedalato tutto il tempo, per qualcosa come 600 Km. Abbiamo fatto spettacoli dappertutto. Una cosa che abbiamo notato era la differenza tra le grandi città e i piccoli centri che abbiamo incontrato. I locali, nelle grandi città ci trattavano come turisti bianchi qualsiasi, mentre uscendo dalle grandi città le persone apparivano molto più cordiali e reali. Spesso ci siamo fermati e abbiamo dormito nei templi buddisti, dove c’è una stanza degli ospiti in cui potersi fermare. Qualche volta abbiamo dormito sotto le pensiline degli autobus, che erano delle specie di palafitte. Parcheggiavamo le bici in basso e ci mettevamo a dormire sopra. Viaggiare in bici in Thailandia è stato bello, anche se il numero delle macchine in giro era corposo. Lì ho pedalato spesso da solo, pedalando per lunghi tratti e spesso anche velocemente».

elefante

Incontri lungo la strada per Bangkok

Si puntava verso Bangkok, dove la sorte ha preparato un’altra sorpresa per il gruppo di artisti in bici. Una sorpresa, che come spesso è accaduto, darà anche modo a Zio Bici di fermarsi a riflettere…