Cartoline da Singapore, si parte verso Giacarta

CARTOLINE da SINGAPORE – «Se mi chiedessero di definire in qualche maniera Singapore direi che è la Svizzera asiatica. La Malesia è povera, anche se visitando Kuala Lumpur si ha un’immagine di ricchezza. Singapore invece è pulitissima, con questi macchinoni che sfrecciano da tutte le parti e tanti bianchi che lavorano lì. Girando per la città ho visto anche un negozio che mi ha impressionato: faceva da parcheggio e contemporaneamente faceva manutenzione alle biciclette degli ospiti, tutti impiegati di alto livello negli uffici, con cravatta e 24ore. Naturalmente per soddisfare una clientela così esigente, come mi aveva confermato il primo sguardo alle biciclette parcheggiate nel negozio, i servizi offerti andavano dalla doccia per presentarsi in ufficio in maniera impeccabile fino al servizio di trasporto della borsa per il lavoro, qualora questa fosse stata troppo pesante per essere caricata sulla bici».

Botz perplesso tra cerchio e raggi

Botz perplesso tra cerchio e raggi

«A Singapore ho costruito la bici a due piani per Christine, e riparato anche la ruota di Botz, che era arrivato in aereo con una bicicletta mezza rotta. Avevo girato parecchio in città per rimediare pezzi per poter lavorare e accantonato tutto nel parco dove stavamo. La bici di Christine l’ho costruita insieme a un artista americano che viveva lì, conosciuto da uno dei Cyclown. Io l’ho chiamato e lui mi ha ospitato per costruire la bici. Aveva tantissima attrezzatura tecnica, e ho riparato anche le altre bici che ne avevano bisogno».

I lavori per la costruzione della Tall Bike di Christine

I lavori per la costruzione della Tall Bike di Christine

«Alla fine del nostro soggiorno a Singapore avevamo messo da parte circa 600 dollari a testa, facendo a volte anche 4 spettacoli al giorno, e ci sembravano sufficienti per affrontare quello che ci aspettava. Ci si rimetteva in viaggio ancora una volta».

Le solite facce perplesse all'arrivo al traghetto

Le solite facce perplesse delle guardie all’arrivo al traghetto

SULLA NAVE – «Da Singapore abbiamo preso un traghetto per l’isoletta di Batam, una sorta di avamposto con tantissimi camion in fila per andare a Singapore. Siamo stati lì una notte, in attesa del traghetto per Giacarta. Che era una nave enorme! E piena zeppa di gente. Già sulla nave avevi la netta percezione di dove si stava andando, con gente accampata con amache, sacchi e valigie con spago intorno…».

Sul traghetto per Giacarta

Sul traghetto per Giacarta

«Proprio sul traghetto ho rivissuto un nuovo momento di pessimo rapporto con la spazzatura. Tutti i pasti venivano infatti serviti in contenitori di polistirolo, che da quelle parti usano per qualunque cosa, e una volta finito il pasto i passeggeri buttavano via i contenitori nella spazzatura. Un giorno vedo una fila di bustone dell’immondizia sul ponte, con i mozzi che aprivano una saracinesca sul fianco della nave e iniziavano a buttare a mare come se nulla fosse tutti i sacchi. Ho assistito a circa venti minuti di scarico di sacchi a mare. Non saprei quantificarne il peso, ma era impressionante… Loro ridevano ed erano tranquilli, per me è stato un vero e proprio shock. La leggenda dell’isola fantasma di plastica che girava nel Pacifico era diventata molto meno leggenda dopo aver visto tutto questo».

L'angolino del relax dei Cyclown Circus

L’angolino del relax dei Cyclown Circus (con pulizia rifiuti)

«E se già mi aveva impressionato il porto di Singapore, il porto di Giacarta era qualcosa di inimmaginabile: la nave ci ha messo qualcosa come 6 ore per attraccare, dall’entrata nel porto».

La Ferrari, Del Piero: Singapore story

Ecco il racconto di una scenetta niente male successa durante l’accampamento al parco a Singapore. Un episodio che conferma quanto spesso, durante questo incredibile viaggio, Piero e i suoi compagni siano stati visti come un gruppo di extraterrestri, capitato per caso in questa o quella zona del globo. E insieme per comprendere come il mito di “pizza, spaghetti e mandolino” in qualche caso e in qualche luogo abbia lasciato il posto a una mitologia differente, basata su altri modelli.

«La scena che voglio raccontarvi ha avuto luogo una delle tante mattine al parco a Singapore. Accanto a noi si ferma un indonesiano, o forse poteva anche essere un filippino, vestito con un abbigliamento ipertecnico, giacchettino fluo e scarpe perfette per la corsa. Era incuriosito dalla nostra presenza, per cui si mette a parlare con Botz, biondissimo, occhi azzurri, con i dreadlocks, una sorta di alieno da quelle parti del mondo».

Botz in un'immagine di repertorio

Ecco Botz in un’immagine di repertorio (è quello senza velo)

– “Voi che fate qui?”, chiede Mister fluo…
– “Noi stiamo lavorando”, risponde Botz

«Per meglio farvi comprendere la situazione, in quel momento eravamo tutti avvolti nei nostri sacchi a pelo, con qualcuno che dormicchiava ancora. Alcuni di noi aprono mezzo occhio e ridacchiano nell’assistere alla scena».

L'accampamento al parco di Singapore

L’accampamento al parco di Singapore

– “Siamo in viaggio, ci siamo fermati qui per fare spettacoli, siamo in giro in bicicletta per il mondo”, continua Botz per fargli capire la situazione.

«Lui a quel punto inizia a fare domande di una ingenuità incredibile, chiedendo a tutti da che parte del mondo arrivassero. A un certo punto mi viene a svegliare e mi chiede in inglese se io ero italiano».

– “Tu sei italiano? Perché mai hai scelto questa vita così borderline?”, mi fa, sinceramente incuriosito.

Piero gioca con una bicicletta con sidecar

Piero gioca con una bicicletta con sidecar

«E io gli rispondo, stropicciandomi gli occhi, che era il mio modo per vedere il mondo, mentre intanto lui corricchiava sul posto per non perdere il ritmo della sua sessione mattutina di footing. Mi metteva un’ansia!».

A quel punto Mister fluo sgrana gli occhi e mi dice: “Ma voi avete Del Piero e la Ferrari, perché non sei rimasto lì a lavorare?”…

Del Piero - foto dell'utente flickr Crystian Cruz

Del Piero – foto dell’utente flickr Crystian Cruz

«Era il suo unico pensiero. Io gli ho risposto in modo perentorio che schifavo le automobili, tutte le automobili, e non mi interessavo per niente di queste cose, disegnando così sul suo volto la più grossa delle delusioni. Quando è ripartito per la sua corsetta nel parco sembrava assorto in nuovi pensieri, che forse non lo avevano mai toccato».

Singapore, il campeggio nel parco

SINGAPORE – «Entro a Singapore in treno, senza avere avuto problemi con il visto. Viaggiavo con un passaporto rosso (il rosso borgogna denota quelli europei), per cui mi avevano detto di stare tranquillo, che non avrei avuto problemi di alcun tipo. A Singapore ritrovo il circo, dopo qualche mese di separazione. Dal Belgio si era unito anche Botz, alto e biondo suonatore di trombone. Faceva un bellissimo numero clownesco, prendendo una persona dal pubblico. Gli metteva una giacca speciale al contrario, e lui infilava le mani nelle maniche, muovendo quindi le braccia del personaggio e facendo naturalmente cose buffe. Era molto divertente vedere questo spettacolino. E anche Christine, una delle “mamme” dei Cyclown Circus, si è unita al gruppo».

Prime pedalate a Singapore

Prime pedalate a Singapore

«Dico “mamma” riferendomi a Christine perché era stata una delle prime fondatrici di questo bizzarro gruppo di artisti. Il progetto dei Cyclown Circus nasce infatti in Arizona, con ragazzi che facevano arte di strada alla maniera americana, quindi più organizzata in eventi come rodei o quant’altro e meno da saltimbanco improvvisato all’angolo della strada, o al semaforo. Come invece è la nostra maniera, insomma. Loro all’inizio si muovevano con un bus munito di motore convertito a biodiesel, andando in giro per fast food a raccogliere olio esausto. Ma si sa che le distanze sono enormi in America, e quindi erano sempre costretti a spendere tanti soldi dietro alle riparazioni del camion, per cui a un certo punto si sono detti di partire per l’Europa, dove le città sono molto più vicine e non era difficile andare da un posto all’altro, anche a pedali. Tre o quattro di loro si sono diretti a Christiania, dove hanno costruito le prime Tall Bike, che hanno una storia circa ventennale in America ma che esistono da tantissimo tempo. Quando c’erano i lampioni a olio nelle grandi città esisteva un tandem Tall Bike con quello più in alto che accendeva i lampioni lungo la strada, tanto per dirne una».

Una Tall Bike in una vecchia immagine

Una Tall Bike in una vecchia immagine

Seguendo QUESTO LINK si possono vedere alcune Tall Bike davvero antiche e conoscerne la storia, per chi ne volesse sapere di più.

«Tornando al viaggio, Christine era capace di dare tantissimo colore al gruppo. Faceva tutto quello che faceva, dal cucinare al mettere a posto, con lo stile circense, che era davvero il suo miglior vestito. E’ stata molto utile per superare la stanchezza del fare da tre anni spettacoli sempre di un certo tipo. Con la sua fantasia tutto acquistava uno stile diverso, che ci faceva sentire meno la fatica. Lei era forte, aveva viaggiato per tre anni con un carrello dietro la bici, dove portava il suo cane da circa 30 chili. E anche lui era uno degli artisti del circo, veniva abbigliato e partecipava, a modo suo, agli spettacoli. Con Christine ci eravamo conosciuti a Roma, quando loro erano passati dall’Italia, ed era bello rivederla e passare del tempo con lei».

E ora chi rimette tutto sulla bici?

E ora chi rimette tutto sulla bici?

«A Singapore ci servivano soprattutto soldi, come accadeva in tutte le grandi città dove ci fermassimo. A Kuala Lumpur avevamo infatti collaborato con un gruppo di artisti, il collettivo Taring Padi, che era di base a Yogyakarta e con i quali avevamo un grande feeling. Volevamo andarli a trovare, come loro ci avevano chiesto. Poi Yogyakarta era descritta come città delle bici, dell’arte, dell’auto-organizzazione. Dovevamo andarci! E sapevamo per certo che il passaggio in Indonesia sarebbe stato povero dal punto di vista dei soldi».

Taring Padi - Foto dell'utente flickr Karen Eliot

Un esempio del lavoro dei Taring Padi – Foto dell’utente flickr Karen Eliot

Particolare di un lavoro dei Taring Padi - Foto dell'utente flickr Karen Eliot

Particolare di un lavoro dei Taring Padi – Foto dell’utente flickr Karen Eliot

Per chi volesse approfondire le tecniche dei Taring Padi, seguendo QUESTO LINK si può effettuare una visita virtuale al loro laboratorio. (In alcune foto, tra l’altro, non sarà difficile riconoscere il nostro Zio Bici)

«A Singapore siamo stati un mese e mezzo, con qualche difficoltà all’inizio. Avevamo problemi con l’ospitalità, visto che le case sono spesso piccolissime. Gli amici avevano zero possibilità di ospitarci. Gli spettacoli erano proficui, c’era un’isola pedonale lunga e larga dove fare spettacolo. Alla fine abbiamo campeggiato al parco per quasi un mese e mezzo. Un parco bellissimo, di fronte al mare, che invece era sporchissimo. C’è un porto immenso a Singapore. Al parco c’erano le docce, che venivano pulite due volte al giorno, per quelli che andavano a fare sport, e i barbecue, con noi che ne avevamo praticamente occupato uno».

Nella prossima puntata racconteremo di un bizzarro incontro avvenuto in questo accampamento al parco, prima di ripartire alla volta dell’Indonesia…