Lago Bajkal: un tuffo nelle acque più fredde del mondo

La parentesi del viaggio in treno con la Transiberiana ha portato il gruppo da Mosca fino a Irkutsk, dopo un percorso di oltre 5000 chilometri attraverso la steppa. Ora è il momento di scendere, risistemare le biciclette dopo lo smontaggio affannoso della salita in treno, e rimettersi a pedalare verso il confine con la Mongolia. Ma prima a Piero viene un’idea alla quale non può resistere: fare un tuffo nel lago più freddo del mondo.

AL LAGO BAJKAL – «Arriviamo a Irkutsk che era mattina presto. Le bici avevano naturalmente risentito dello smontaggio e della sistemazione isterica sul treno. Abbiamo sistemato quello che c’era da sistemare e ci siamo un po’ riposati. Io ero incuriosito dalla leggenda che racconta come quella del lago Bajkal sia l’acqua più fredda del mondo (non supera mai infatti i 14 gradi di temperatura), e così mi sono avviato da solo verso le acque del lago».

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Una veduta nei dintorni del lago Bajkal

«C’era gente che faceva il bagno e giocava e scherzava là dentro. Decido di fare il bagno anche io, senza esitazione. Mi metto in mutande e mi tuffo nel lago. Non l’avessi mai fatto! Mi assale da subito una sensazione indescrivibile di enorme spavento. Il respiro si blocca insieme a tutti i muscoli del corpo. Ero totalmente pietrificato. Non potevo respirare né muovermi. Goffamente sono riuscito a trascinarmi fuori dall’acqua, terrorizzato. Un’esperienza davvero al limite. Ora so perché raccontano che sia l’acqua più fredda del mondo. Quello che non so è come facessero quelli che ci giocavano dentro…».

Abbiamo scoperto tra le altre cose che riguardano questo magnifico lago, che esiste un detto che recita più o meno così: “chi si tuffa nel lago Bajkal guadagna un bonus di 25 anni in più di vita”. Tutti meritati Zio Bici!

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La vista sul lago Bajkal

VERSO il CONFINE con la MONGOLIA – «Lasciamo Irkutsk, dove si vedeva che l’inverno era parecchio rigido dal tipo di costruzioni, con i tetti acuti, e pedaliamo verso la Mongolia. Lì è stato bellissimo, una sorta di cappello introduttivo alla tratta più bella mai percorsa in bicicletta in vita mia. Siamo saliti dal lago Bajkal, con Janine che inizialmente accusava un po’ di dolori per la sua nuova bicicletta, e siamo andati verso il confine. Pedalavamo verso la Mongolia, incontrando famiglie incredibilmente ospitali e con la densità abitativa che si abbassava sempre di più, come il verde via via che ci si avvicinava alla steppa».

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Rocio scatta una foto a una famiglia incontrata lungo la strada

«Puntavamo verso la parte orientale della Mongolia, dove di lì a qualche giorno avremmo trovato pochi alberi, pochi spettacoli, poca socialità, ma tanto pedalare in uno splendido scenario».

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L’incontro con l’altro gruppo in vista del confine con la Mongolia

«Ci siamo rincontrati davanti al confine con il secondo gruppo, ed è stato un bel momento rivedersi. All’epoca ci sentivamo solamente via mail, non avevamo dispositivi portatili e solo un paio di macchine fotografiche. Era bello quindi potersi riabbracciare».

La “doppia” Critical Mass in Russia

L’obiettivo principale della sosta a Mosca, come per ogni grande città o capitale nella quale il gruppo si trovi a passare, è quello di fare tanti spettacoli, per mettere in cascina quanti più soldi possibile prima di partire all’avventura verso qualche destinazione meno battuta. Nei dieci giorni a Mosca, Piero e i Cyclown Circus hanno preso l’abitudine di fermarsi sempre nello stesso posto e ripetere lo show a cadenze regolari, tanto che qualcuno inizia a tornare più di una volta. Così si creano le condizioni per soddisfare un sogno di Piero: fare un giro notturno della città in bicicletta.

«Una sera due/tre ragazzi di quelli che venivano sempre a vederci hanno accolto la mia richiesta di fare un giro notturno per Mosca in bici, un sogno ricorrente che avevo in quei giorni. All’inizio i ragazzi mi rispondono di aspettare un paio di giorni, e io non riesco bene a capirne il perché. Poi mi rendo conto che all’ultimo spettacolo di due giorni dopo il numero dei ciclisti aumentava sempre di più (erano qualcosa come 60/70 persone), per cui alla fine siamo andati in giro con settanta biciclette di notte a Mosca, mettendo in scena una piccola Critical Mass autarchica in Russia».

«Poi, come avevo accennato prima, ho costruito la Tall Bike per Janine, che sognava di poter viaggiare con il circo. La sera del giro notturno in bicicletta ho infatti conosciuto i Rastabike, un gruppo di ciclisti che si auto-producono le loro chopper bike. Avevo trovato il posto dove costruire la bicicletta! Nel loro capannone, il loro quartier generale, dove c’era un’ottima attrezzatura, tutto era perfetto per lavorare. C’erano solo due giorni prima di partire per costruire la bicicletta, e in una sola notte tutto è andato come doveva, nonostante una certa pressione».

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La bicicletta di Janine alla prova su strada

PREPARATIVI PER LA PARTENZA – «Dopo qualche giorno si è tenuta una vera e propria Critical Mass, ben più “secchiona” e inquadrata di quella che avevamo improvvisato noi quella notte. Quindi abbiamo comprato i biglietti per la Transiberiana, siccome avevamo una gran voglia di vedere la Mongolia prima di arrivare in Cina. Il gruppo si è diviso in due parti, anche per problemi logistici nel dover caricare sul treno dieci biciclette come le nostre… La nostra salita sul treno è appunto stata a dir poco avventurosa, anche perché non c’era alcuna possibilità di caricare le bici sul treno così com’erano. Subito è scattato un litigio furioso con la capotreno, che era poi una capo-vagone per come è strutturata la Transiberiana. Noi abbiamo smontato le bici di corsa sul marciapiede di fronte al treno e iniziato a caricare i bagagli sul treno. Io in dieci minuti ho smontato tutto quello che potevo, per fare sì che le bici potessero essere caricate dalla porta di entrata. I bagagli volavano dentro porte e finestre. Ma poco dopo il treno inizia a muoversi, si chiudono le porte e ancora c’erano cose rimaste in terra. Scatta il panico! Gli ultimi lanci avvengono ormai a treno in corsa, grazie ai nostri amici che ci avevano accompagnato fin là. Tutto il vagone, una volta saliti, ci guardava in maniera molto diffidente, dopo questo spettacolino che avevamo messo su. I primi minuti sono stati infatti di gelo totale, con la nostra roba sparsa da tutte le parti nel vagone e noi sporchi e sudati. Poi piano piano si è rotto il ghiaccio e abbiamo suonato musica per tutto il vagone. L’atmosfera si è distesa».

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Tutti in carrozza!

IN TRANSIBERIANA – «Il viaggio in treno è durato una settimana. Ricordo che si facevano due o tre soste al giorno, 30/40 minuti per sosta, con signore russe che si avvicinavano al treno con cesti di pesce affumicato, uova, birra, che ci permettevano di mettere qualcosa sotto i denti. Cambiavano i tipi di cibo via via che cambiava il paesaggio. Io che sono innamorato della vista dal finestrino in treno ho vissuto il viaggio come una sospensione totale. Ho capito cosa significava la parola “steppa”, ed è stato un momento di grande riflessione. Per impegnare il tempo ho cucito una borsa per gli strumenti che avevo preso durante il viaggio, con teloni dei camion che avevamo rimediato a Mosca, e così hanno fatto anche i miei compagni di viaggio. Abbiamo riordinato le cose e le idee. Nessuno viaggiava per tutta la tratta della Transiberiana, molte delle persone che sedevano nel nostro vagone dopo due o tre giorni scendevano e lasciavano il posto a altri viaggiatori. Un viaggio introspettivo, una settimana seduto a guardare dal finestrino».

E se qualcuno volesse avere un’idea più chiara di quest’ultima parte del racconto, sulla tratta della Transiberiana che va da Mosca a Irkutsk, il video di questa coppia trovato sul Tubo rende bene l’idea di cosa scorra fuori dal finestrino del treno lungo quel percorso. Alla prossima!

L’arrivo alla piazza Rossa, prima di attraversare la Russia

La Georgia è stata una continua altalena di sensazioni positive e negative, con la bellezza dei paesaggi a fare da contraltare all’estrema povertà e a una realtà dove da una certa ora della sera, complice l’alcol, diventa difficile muoversi senza mettere in conto qualche episodio spiacevole. Ora siamo all’arrivo in Russia, con l’obiettivo di raggiungere Mosca e salire infine sulla Transiberiana, per poter visitare la Mongolia prima della Cina.

Rocio al confine in Abcasia, in posa con il fucile

APPRODO in RUSSIA – «Arriviamo al porto di Sochi» – ci racconta Piero. «Ci troviamo in territorio turistico, un posto ideale dove fare spettacoli. Ma avevamo perso già alcuni giorni di visto, per cui puntiamo direttamente verso Mosca, prendendo un treno. Avevamo lì degli amici, come per esempio Janine (conosciuta a Cipro), per la quale ho poi costruito una bici. Volevamo fare un po’ di soldi per permetterci di visitare la Mongolia, mentre i soldi messi da parte a Cipro sapevamo sarebbero serviti per raggiungere la Cina. Si va a Mosca in treno, in totale una giornata di viaggio».

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Mosca, la piazza Rossa

MOSCA, DIECI GIORNI INCREDIBILI – «Era insolito viaggiare così velocemente per noi, ma il visto ci costringeva a fare le cose più rapidamente di quanto avremmo voluto. A Mosca è stato stupendo, abbiamo trovato un’accoglienza come pochi posti al mondo, con la maggior parte delle persone davvero ospitali e simpatiche. Il nostro amico che ci aveva fatto la lettera di invito ci ha ospitato a casa sua. Non ricordo il suo nome, ma ahimé le facce restano e spesso i nomi scappano… Era una piccola casa post-comunista in un palazzone qualunque, uno scatolone nelle vicinanze della fermata della metro Sportivnaya. Lì ci si spostava anche in metro, si facevano spettacoli senza problemi con la polizia, e con una bellissima reazione del pubblico. Avevamo addirittura degli spettacoli fissi, e la gente aveva preso l’abitudine di vederci a vedere. Ne facevamo circa uno ogni ora, per cui se qualcuno passava e vedeva che avevamo iniziato, si presentava un’ora dopo per non perdersi l’intero spettacolo. Abbiamo suonato in locali veri, con strumentazione vera. Mi ricordo che in strada c’erano parecchi artisti, e andavano molto i giochi col fuoco, cosa che a noi e al nostro gruppo non è mai piaciuta».

Prove e allenamenti prima dello spettacolo

Bisogna insomma fare tutto molto velocemente: procurarsi quanti più soldi possibile prima di cambiare completamente scenario, e salire su un treno che nel giro di una settimana porterà il gruppo fino al lago Bajkal, da dove si proseguirà verso la Mongolia e la Cina, poi. Ma prima, ci sarà tutto il tempo per rendersi conto di che cosa significhi davvero la parola “steppa” e per toccare con mano quanto possa essere bassa la temperatura dell’acqua del lago Bajkal… Alla prossima!