In visita al Museo Fallologico Islandese

Immagini di visitare l’Islanda e subito ti vengono in mente la suggestione dei colori e dei paesaggi, le splendide cascate, il calore termale e la bellezza sospesa del Blue Lagoon, la Laguna Blu che ogni anno attira tantissimi turisti. Eppure esiste un’attrazione, in particolare un museo, che nel 2009 aveva salutato l’arrivo di circa 11mila turisti, ed oggi ha praticamente triplicato quella cifra, con i suoi oltre 33mila visitatori, per una crescita solo nel 2015 pari al 35%. Parliamo dell’Icelandic Phallological Museum, il Museo Fallologico Islandese, un luogo unico al mondo che ha la particolarità di ospitare una collezione del tutto fuori del comune: quella di peni.

Museo Fallologico Islandese

Il Museo Fallologico Islandese contiene infatti una collezione di oltre duecento peni e parti di pene, appartenenti a pressoché tutti i mammiferi terrestri e marini presenti in Islanda, uomo compreso, con contributi anche di animali che non vivono sul suolo islandese. Nasce da un’idea di Sigurdur Hjartarson, che nell’ormai lontano 1974 si vide regalare un pene di toro, il primo elemento di una collezione che gradualmente ha finito per raccogliere un interessante campionario di più specie di mammiferi. Il museo aprì a Reykjavík nell’agosto del 1997, e da subito si è ricavato un posto d’onore sulle pagine dei giornali di tutto il mondo, viste la stranezza e l’unicità della sua proposta.

Sono soprattutto i turisti stranieri ad aver agevolato la crescita di popolarità del Museo Fallologico Islandese, tanto che ad oggi il 99% dei visitatori proviene da fuori dei confini islandesi, con asiatici, europei e statunitensi in cima alla classifica. Tutti in fila per curiosare tra peni di grandi e piccole dimensioni, da quello di 170 centimetri della balena blu – per circa 70 chilogrammi di peso – fino ai piccolissimi ossi penici di topo e criceto, che necessitano di una lente d’ingrandimento per essere ammirati, visti i pochi millimetri di lunghezza. Fate un tour virtuale cliccando sul video qui sotto.

Oltre alla collezione di peni, il museo ospita anche molti altri oggetti che rispettano la stessa tematica. Dai paralumi realizzati con scroto di toro alla scultura commemorativa della medaglia d’argento olimpica conquistata dalla squadra islandese di pallamano – una serie di peni in argento che si sospetta siano il calco di quelli degli elementi della vera squadra – tutto all’interno del museo ricorda al visitatore che, come sottolinea il “papà” dell’Icelandic Phallological Museum, “la Fallologia è una scienza antica che, fino ad anni recenti, ha ricevuto un’attenzione assai limitata in Islanda, se non come un campo di studi marginale di altre discipline accademiche, come la storia, l’arte, la psicologia, la letteratura e altri settori artistici come la musica e il balletto”.

Museo Fallologico Islandese

Se capitate dalle parti di Reykjavík non perdetevi quindi una visita in questo che è considerato come uno dei più strani musei del mondo intero, e chissà che combattuti tra l’approccio scientifico e quello ludico non vi capiti di sentirvi per un attimo come Marika, l’Anita Ekberg de “Il Conte Max” (il remake del 1991 di e con Christian De Sica), che collezionava meticolosamente i calchi dei genitali dei suoi amanti. Ad accogliervi al museo troverete Hjörtur Gísli Sigurðsson, il figlio del fondatore, uno dei pochi esseri umani al mondo a poter canticchiare con cognizione di causa quel verso del brano “John Holmes” di Elio e le Storie Tese che recita: “E insomma il pene mi dà il pane”…

0 replies

Leave a Reply

Want to join the discussion?
Feel free to contribute!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *