Lecce: alla scoperta del barocco leccese

Ha sfiorato il titolo europeo per il 2019, dovrà accontentarsi di essere, per il 2015, la Capitale italiana della Cultura. Parliamo di Lecce, il capoluogo di provincia più orientale d’Italia, da alcuni ribattezzata “Firenze del Sud” e da tutti riconosciuta come un luogo ricco di bellezza, di storia e di fermento culturale. Città simbolo del barocco pugliese, visse un’epoca di grande sviluppo a partire dalla fine del Cinquecento, quando da città fortificata intorno al Castello di Carlo V vide la sua immagine cambiare e trasformarsi, nel corso dei duecento anni successivi.

Come si legge nelle “Tentative lists” dell’UNESCO, che propongono il Salento e il barocco leccese come prossimi Patrimoni dell’Umanità: “la struttura urbana della città e della provincia sono state completamente rimodellate, con opere che vanno a comporre un tessuto urbano inconfondibile, di valore architettonico e artistico straordinario. La calcarea pietra locale ‘color miele, che può essere scolpita con un temperino’ (Cesare Brandi), utilizzata come materiale da costruzione, ha notevolmente migliorato la creatività degli artisti locali. Questa pietra è morbida e facile da tagliare, e per essere indurita e resa resistente a pioggia e umidità si è usato un particolare processo: è stata imbevuta in un liquido contenente latte, e questo ha ridotto la sua porosità rendendo la superficie dura e compatta”.

Decorazioni in pietra leccese - foto dell'utente flickr romana klee

Decorazioni in pietra leccese – foto dell’utente flickr romana klee

La pietra leccese ha infatti un’importanza centrale in tutto questo grande processo di trasformazione. La facilità nella lavorazione ha fatto sì che le esuberanze barocche e i motivi floreali si spargessero a macchia d’olio dagli edifici di culto e da quelli nobiliari fino a toccare un po’ ogni tipo di architettura. E in alcuni casi la trasformazione ha avuto luogo inserendo motivi barocchi su strutture di costruzione medievale.

Porta Napoli - foto dell'utente flickr Patrick Nouhailler

Porta Napoli – foto dell’utente flickr Patrick Nouhailler

Per pianificare un’escursione alla scoperta dei tesori barocchi di Lecce, consigliamo di partire da Porta Napoli, o Arco di Trionfo, la porta che permetteva l’ingresso dalla via che giungeva dall’allora capitale del Regno. Da lì, costeggiando i palazzi nobiliari del ‘600, si può raggiungere Piazza Duomo, un raro esempio di piazza chiusa dove si trovano insieme il Seminario, l’Episcopio, il Campanile opera di Giuseppe Zimbalo e il Duomo. Ci si sposta poi nella Piazza Sant’Oronzo, dove si trova la statua dell’omonimo protettore della città, su una colonna di 29 metri di altezza. Qui si trovano anche l’antica sede del Municipio, il Palazzo del Seggio o Sedile, e insieme i resti dell’Anfiteatro romano del I-II secolo d.C. Per concludere, d’obbligo una visita alla Basilica di Santa Croce, uno dei più fulgidi esempi del barocco leccese, e insieme al Castello di Carlo V, edificato nel XIII o XIV secolo e poi riadattato dall’Imperatore per scongiurare le invasioni dei turchi.

Piazza Sant'Oronzo - foto dell'utente flickr CucombreLibre

Piazza Sant’Oronzo – foto dell’utente flickr CucombreLibre

E per quanti volessero un’anteprima della bellezza di questi luoghi, ecco a voi un giro in drone sopra la città.

Senza dimenticare, come ci ricordano sempre dall’UNESCO, che “l’arte barocca e i suoi criteri decorativi sono stati presto seguiti in tutta la penisola salentina, anche nelle città più piccole, dove i principali monumenti non sono meno importanti di quelli di Lecce. Ogni vicolo, ogni strada, ogni piazza non solo a Lecce ma anche a Nardò, Gallipoli, Martina Franca, Ostuni, Francavilla Fontana, Galatina, Galatone e in molti altri centri, testimonia la vasta gamma di talenti espressivi raggiunti dal Barocco Leccese”. Il Salento, insomma, va visitato in lungo e in largo, non solo per la bellezza delle sue spiagge.

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