L’epilogo del viaggio: la partenza degli altri e il ritorno a casa

Avevamo promesso di chiudere la storia del viaggio incredibile di Zio Bici raccontando come sono andate le cose nell’ultimo periodo, quando ormai non c’erano più mete da raggiungere e la vita del gruppo di ciclo-artisti si svolgeva frammentata tra un laboratorio artistico e l’altro, quasi senza più contatti tra gli uni e gli altri, a Yogyakarta. Ecco quello che è successo negli ultimi mesi, e l’uscita di scena dei vari protagonisti di questa vicenda.

«La mia prima partenza da Yogyakarta è stata nel mese di febbraio del 2008, dopo che lì ci avevo passato gli ultimi sei mesi e insieme ai Pondok Kelir avevamo messo su qualcosa come tre Critical Mass, la prima delle quali composta da circa 300 biciclette. Erano qualcosa di simile a un carnevale in bicicletta, anche perché lì non si respirava davvero un’aria di conflitto con il traffico automobilistico, come accade dalle nostre parti. Nel corso degli ultimi mesi ho via via visto partire tutti quelli che erano stati i miei compagni di questo viaggio incredibile. Sono stati momenti forti e terribili per tutti noi».

Massa critica a Yogyakarta

Massa critica a Yogyakarta

LA PARTENZA DEI COMPAGNI DI VIAGGIO – «Christine, Botz e Raphael si sono rimessi in sella e sono tornati in bici su verso la Cina, arrivando in qualche maniera fino a Berlino dove poi si sono fermati. Per praticamente tutti gli altri si è trattato di salire su un aereo e tornare verso il proprio paese di origine. E’ stato così per Janine, Channing e Shanti, ad esempio. Il viaggio era davvero finito. L’ultima a partire è stata Rocio, che è stata ancora un po’ con me a Yogyakarta a seguire qualche progetto, ma ormai era troppo scossa dal punto di vista morale per poter continuare a rimanere lì. Non se ne tornava a casa sua in Argentina, ma aveva intenzione di andare in America per seguire un progetto con Janine. Solo in seguito ho saputo che aveva fatto scalo in Canada, ma che non l’avevano fatta entrare in America, perché la lettera d’invito era poco convincente e il suo aspetto, dopo quegli anni di viaggio, era… diciamo poco rassicurante. Così mi ha raccontato tempo dopo. Si è così ritrovata in Canada, con un foglio di via per l’Europa. L’hanno imbarcata per Londra e lei si è sentita smarrita… Aveva speso gli ultimi soldi che aveva per l’aereo, mi ha telefonato in lacrime, distrutta e impaurita, e le ho dato i contatti di alcuni amici a Londra. Le era crollato tutto addosso».

«A febbraio anche io sono ripartito per l’Italia, dopo aver saputo da Nico – ricordate il figlio del sultano di Yogyakarta? – che c’era una borsa di studio della durata di un anno che avrei potuto richiedere per tornare lì. Il compenso era qualcosa come un centinaio di euro, ma il visto che concedevano aveva la durata di un anno, e Nico si sarebbe occupato di tutte le pratiche per tornare a lavorare lì. Ho fatto la mia bella richiesta, e da quel momento a quello della mia vera nuova partenza per l’Indonesia è passato ancora qualche mese, visto che sono tornato a Yogyakarta quando ormai il 2008 andava verso la sua conclusione».

«Quelle che non avevo messo in conto erano le tante difficoltà legate a un “atterraggio” dopo tanti mesi passati in viaggio in terra straniera. A parte quelle legate alle abitudini diverse che avevo ormai fatte mie nel corso di questi anni – cito ad esempio la mia totale difficoltà nel rapportarmi con la carta igienica, dopo aver passato tanto tempo senza sentirne alcuna necessità, come era per le persone che avevo incontrato nei paesi del viaggio – c’era qualcos’altro che mi mancava, anche se non ne ero consapevole fino a quando non mi ci sono trovato a sbatterci il muso contro. Mi ero innamorato follemente. Lei era una ragazza con cui avevo fatto il liceo artistico insieme, ed è stato l’ostacolo principale alla mia nuova permanenza a Yogyakarta».

Piero alla ricerca dei pezzi giusti per la ciclofficina

Piero alla ricerca dei pezzi giusti per la ciclofficina

«Quando sono tornato lì, alla fine del 2008, tutto quello che veniva naturale prima della partenza era improvvisamente diventato difficile, e io mi sentivo parecchio nostalgico. Sono riuscito a tirare avanti per circa sei mesi, fino al mese di aprile del 2009, portando avanti il lavoro in ciclofficina e dandomi da fare con le Critical Mass insieme ai Pondok Kelir, oltre a quelli che erano i miei progetti artistici. Poi sono tornato in Italia, quando non riuscivo più a capire quale fosse il motivo che mi teneva lì. Dopo tanto tempo da solo in viaggio volevo avere una compagna al mio fianco, e mi è sembrato il momento giusto per terminare il mio vagabondaggio».

«Non posso dire che tornare sia stato semplice, tutt’altro. Per molto tempo ho fatto fatica a riprendere le misure con quello che mi circondava. Questi anni di viaggio mi avevano profondamente segnato, come d’altronde era inevitabile. Oggi mi sento cambiato nei confronti di tutta quella vita, della quale ho potuto approfondire e assaporare tutti gli aspetti, come si fa quando si spreme fino all’ultima goccia un limone. Tanto che non sono riuscito neanche a rivedere alcuni dei protagonisti del viaggio, con i quali avevamo pur condiviso qualsiasi cosa durante quel periodo».

La bici del viaggio simbolicamente appesa al chiodo

La bici del viaggio simbolicamente appesa al chiodo

E oggi? Oggi Piero abita a Roma e continua a vivere la sua vita su due ruote, costruendo/riparando/usando biciclette ogni giorno. Molte delle “stranezze” che gli si erano appiccicate addosso hanno lasciato il posto a una nuova quotidianità, anche se tanti anni passati immerso in un’esperienza del genere non sono certo scivolati via senza lasciare tracce. Non possiamo ovviamente fare previsioni su quello che lo aspetti, ma se vi capitasse di passare dalla sua bottega e non trovarlo, potrebbe aver preso la decisione di mollare tutto di nuovo per rimettersi a viaggiare per il mondo, con il sogno di aprire una ciclofficina in ogni luogo e di spingere la cultura della bicicletta anche nei paesi più improbabili. Come farebbe il più creativo dei supereroi.

Altro che "NO RIDING"...

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