Lecce: alla scoperta del barocco leccese

Ha sfiorato il titolo europeo per il 2019, dovrà accontentarsi di essere, per il 2015, la Capitale italiana della Cultura. Parliamo di Lecce, il capoluogo di provincia più orientale d’Italia, da alcuni ribattezzata “Firenze del Sud” e da tutti riconosciuta come un luogo ricco di bellezza, di storia e di fermento culturale. Città simbolo del barocco pugliese, visse un’epoca di grande sviluppo a partire dalla fine del Cinquecento, quando da città fortificata intorno al Castello di Carlo V vide la sua immagine cambiare e trasformarsi, nel corso dei duecento anni successivi.

Come si legge nelle “Tentative lists” dell’UNESCO, che propongono il Salento e il barocco leccese come prossimi Patrimoni dell’Umanità: “la struttura urbana della città e della provincia sono state completamente rimodellate, con opere che vanno a comporre un tessuto urbano inconfondibile, di valore architettonico e artistico straordinario. La calcarea pietra locale ‘color miele, che può essere scolpita con un temperino’ (Cesare Brandi), utilizzata come materiale da costruzione, ha notevolmente migliorato la creatività degli artisti locali. Questa pietra è morbida e facile da tagliare, e per essere indurita e resa resistente a pioggia e umidità si è usato un particolare processo: è stata imbevuta in un liquido contenente latte, e questo ha ridotto la sua porosità rendendo la superficie dura e compatta”.

Decorazioni in pietra leccese - foto dell'utente flickr romana klee

Decorazioni in pietra leccese – foto dell’utente flickr romana klee

La pietra leccese ha infatti un’importanza centrale in tutto questo grande processo di trasformazione. La facilità nella lavorazione ha fatto sì che le esuberanze barocche e i motivi floreali si spargessero a macchia d’olio dagli edifici di culto e da quelli nobiliari fino a toccare un po’ ogni tipo di architettura. E in alcuni casi la trasformazione ha avuto luogo inserendo motivi barocchi su strutture di costruzione medievale.

Porta Napoli - foto dell'utente flickr Patrick Nouhailler

Porta Napoli – foto dell’utente flickr Patrick Nouhailler

Per pianificare un’escursione alla scoperta dei tesori barocchi di Lecce, consigliamo di partire da Porta Napoli, o Arco di Trionfo, la porta che permetteva l’ingresso dalla via che giungeva dall’allora capitale del Regno. Da lì, costeggiando i palazzi nobiliari del ‘600, si può raggiungere Piazza Duomo, un raro esempio di piazza chiusa dove si trovano insieme il Seminario, l’Episcopio, il Campanile opera di Giuseppe Zimbalo e il Duomo. Ci si sposta poi nella Piazza Sant’Oronzo, dove si trova la statua dell’omonimo protettore della città, su una colonna di 29 metri di altezza. Qui si trovano anche l’antica sede del Municipio, il Palazzo del Seggio o Sedile, e insieme i resti dell’Anfiteatro romano del I-II secolo d.C. Per concludere, d’obbligo una visita alla Basilica di Santa Croce, uno dei più fulgidi esempi del barocco leccese, e insieme al Castello di Carlo V, edificato nel XIII o XIV secolo e poi riadattato dall’Imperatore per scongiurare le invasioni dei turchi.

Piazza Sant'Oronzo - foto dell'utente flickr CucombreLibre

Piazza Sant’Oronzo – foto dell’utente flickr CucombreLibre

E per quanti volessero un’anteprima della bellezza di questi luoghi, ecco a voi un giro in drone sopra la città.

Senza dimenticare, come ci ricordano sempre dall’UNESCO, che “l’arte barocca e i suoi criteri decorativi sono stati presto seguiti in tutta la penisola salentina, anche nelle città più piccole, dove i principali monumenti non sono meno importanti di quelli di Lecce. Ogni vicolo, ogni strada, ogni piazza non solo a Lecce ma anche a Nardò, Gallipoli, Martina Franca, Ostuni, Francavilla Fontana, Galatina, Galatone e in molti altri centri, testimonia la vasta gamma di talenti espressivi raggiunti dal Barocco Leccese”. Il Salento, insomma, va visitato in lungo e in largo, non solo per la bellezza delle sue spiagge.

Un’estate al mare: le spiagge urbane in Europa

Voglia di spiaggia e di sole? Per tutti quei turisti che non si aspettavano certo una spiaggia nel cuore della città, ecco le migliori spiagge urbane in Europa dove rilassarsi e godersi un po’ dell’atmosfera da bagnasciuga, togliersi gli abituali vestiti da turista e indossare il costume da bagno. Oppure dove portare i bambini, per una giornata in spiaggia del tutto inaspettata.

1) Parigi

Parigi, la spiaggia - foto dell'utente flickr Chez Pitch

Parigi, la spiaggia – foto dell’utente flickr Chez Pitch

Sabbia, ombrelloni e palme sono disseminati lungo l’argine della Senna, nel cuore di Parigi, e anche se non si è proprio in Costa Azzurra ci si può godere l’estate sdraiati in spiaggia fino alla metà di agosto. Come ogni anno, il lungofiume Voie Georges Pompidou lascia il posto a una spiaggia enorme, con sdraio e attività sportive. Le attività e gli eventi di Paris Plage coinvolgono anche il bassin de la Villette che diventa parte degli eventi che si svolgono nel corso del mese di apertura.
(Apertura dal 20 luglio al 20 agosto 2015)

2) Berlino

Strandbar Mitte - foto dell'utente flickr Niels Heidenreich

Strandbar Mitte – foto dell’utente flickr Niels Heidenreich

Berlino è la patria dei beach bar, anche se non c’è il mare. Nel 2002 aprì il primo pioniere del genere, nel quartiere Mitte ad est della città, e quando erano passati dieci anni ecco che oltre trenta locali avevano sposato la causa del bar da spiaggia, tanto da non far rimpiangere una vacanza ai Caraibi. Per un cocktail con sottofondo musicale in spiaggia si può provare l’atmosfera elegante di Ku’damm Beach a Charlottenburg, o visitare il Strandbar Mitte, che offre serate di salsa e tango. Oppure si può provare a salire sui tetti del Deck 5, uno sky bar con spiaggia sulla terrazza che offre una splendida vista sulla città.
(Aperture: dalla fine di aprile a agosto 2015)

3) Bruxelles

Bruxelles, la spiaggia - foto dell'utente flickr Katherine

Bruxelles, la spiaggia – foto dell’utente flickr Katherine

Come ogni anno anche Bruxelles vedrà rinascere la sua spiaggia urbana, dal prossimo luglio. Lungo il canale, all’altezza di Place Sainctelette, 3.000 tonnellate di sabbia arrivate dal Mare del Nord faranno sì che 1 chilometro di città si trasformi in una spiaggia con tanto di ombrelloni. Il tutto condito da un fitto programma di eventi culturali, da attrezzature per i bambini e da concerti di musica dal vivo.
(Apertura: dal 15 luglio al 15 agosto)

4) Amsterdam

Blijburg, Amsterdam - foto dell'utente flickr Wendy

Blijburg, Amsterdam – foto dell’utente flickr Wendy

Per godere di una spiaggia cittadina ad Amsterdam, è necessario raggiungere l’isola artificiale di Ijburg, ad est della città. Qui gli ospiti possono godersi la vista panoramica cullati dalla amache, su una spiaggia lunga 250 metri e larga 40 denominata Blijburg. L’Olanda non è certo famosa per il suo clima temperato, ma qui si può nuotare e prendere il sole, godersi un falò serale o una festa in spiaggia, con tanto di DJ o di musica dal vivo.

5) Londra

South Bank, Londra - foto dell'utente flickr Matt Brown

South Bank, Londra – foto dell’utente flickr Matt Brown

Sembrerà strano, ma i londinesi hanno l’imbarazzo della scelta quando si tratta di spiagge del centro città. Possono sgattaiolare fuori dall’ufficio e godere di una spiaggia di sabbia sotto i grattacieli di Canary Wharf, dove c’è anche un campo da beach volley, oppure recarsi a Camden Beach al Roundhouse, per gustare piatti tradizionali come fish&chips sul molo o giocare a ping pong. Oppure ancora possono andare a South Bank, dove la spiaggia si riempie di sdraio e cabine per celebrare l’estate in città. Molti intrattenimenti sono studiati per un pubblico familiare, e per i più romantici si potrà godere di una splendida vista sul Tamigi.

Il Salento della Taranta

Che la musica fosse una terapia, in Salento lo sanno da tempo. E’ qui infatti, nel tacco dello Stivale, che si è sviluppato e consolidato il particolare fenomeno del tarantismo, ovvero di una reazione isterico-convulsiva dovuta al morso di un ragno, e se ne è trovata la cura in un rito terapeutico a base di ritmi ossessivi e danze sfrenate, in una sorta di esorcismo pagano. Il tarantato era infatti colui che aveva subito il morso della taranta, il ragno, e nella maggior parte dei casi si trattava di una giovane fanciulla. Attraverso il ritmo incalzante della musica, accompagnato dalla danza e dal canto, l’organismo era capace di allontanare i sintomi del morso, e trovare la via della guarigione.

Ballo pizzica - foto dell'utente flickr Caspar Diederik

Ballo pizzica – foto dell’utente flickr Caspar Diederik

Un fenomeno che non si presenta più sotto questa forma da molti anni, ma che viene rivissuto durante ogni stagione estiva da queste parti, anche grazie alla rivalutazione culturale e alla popolarità di questa danza, che è stata adattata ai tempi e oggi si appoggia anche a strumenti moderni, oltre ai tradizionali tamburelli e alle chitarre battenti. Se insomma avete in programma di visitare il Salento, e non solo nel mese di agosto, lasciatevi trascinare dai battiti della pizzica e partite alla scoperta di una tradizione ancora avvolta nel mistero del nostro sud Italia.

Pozzo di San Paolo a Galatina

Pozzo di San Paolo a Galatina

Fatelo partendo da Galatina, dove ogni anno il 29 di giugno nella chiesa di San Paolo si celebra una sorta di messa-esorcismo, in ricordo di quando le donne tarantate si recavano a bere l’acqua sacra del pozzo situato dietro la chiesa, per ottenere la grazia e essere liberate dalla maledizione. Un rito che riporta indietro a quando la chiesa cattolica aveva provato a cristianizzare il fenomeno. Oggi si assiste a una versione parecchio “turistica” dell’avvenimento, pur immersi negli stessi scenari di quando la comunità si riuniva per scacciare il male dai corpi che ne erano stati attaccati. D’obbligo fare anche un giro alla “Casa museo del tarantismo”, dove si possono vedere filmati inediti e consultare foto, documenti e pubblicazioni che provano a spiegare questo fenomeno.

La Notte della Taranta - foto dell'utente flickr Nicola Sapiens De Mitri

La Notte della Taranta – foto dell’utente flickr Nicola Sapiens De Mitri

Altro appuntamento da non mancare è quello con il Festival itinerante “La Notte della Taranta”, che in una sorta di viaggio attraverso i comuni della Grecia Salentina trasforma il mese di agosto salentino in una serie di concerti dei migliori gruppi della zona, e non, il cui culmine viene raggiunto a Melpignano, dove si tiene il concertone finale, festoso e partecipatissimo. Basta snocciolare i numeri dell’edizione 2014 per rendersene conto: oltre 320 mila presenze nelle piazze, 150 mila solo nel concertone finale di Melpignano, con 60 gruppi provenienti da tutto il mondo. Per l’edizione di quest’anno è stato chiamato a dirigere l’Orchestra Popolare una colonna del rock britannico: Phil Manzanera, storico chitarrista dei Roxy Music. Sarà lui a prendere il posto di Giovanni Sollima, protagonista delle ultime due edizioni del Festival. Sarà un’occasione per avvicinarsi a questa misteriosa tradizione e insieme per lasciarsi affascinare dalla bellezza dei comuni della Grecia Salentina, dove tra l’altro si parla il grecanico, una lingua derivante del greco arcaico. Il Salento è anche questo.

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Città europee Made in China

Uno degli stereotipi più in voga, quando si parla di merce made in China, è quello di considerarla nel migliore dei casi come un’imitazione riuscita così così di un qualche prodotto originale. Ma se abbiamo tutti fatto l’abitudine ai marchi riprodotti sulle borse e ai capi di abbigliamento, quanti sapevano che ad essere copiati sono anche gli scenari urbani, e che esistono alcune città cinesi che sono state costruite a immagine e somiglianza di alcune città europee?

Buona parte di esse è frutto di un progetto dei primi anni Duemila, quando venne avanzata la proposta di costruire 9 centri urbani nei dintorni di Shangai, concepiti per attirare ricchi residenti. I progetti erano stati messi in mano a un manipolo di architetti stranieri, così da garantire l’effetto finale. Che è stato quello di creare complessi urbani capaci di colpire per la loro stravaganza, ma che nella maggior parte dei casi, invece di attirare nuovi residenti, si sono trasformati in location per le foto dei matrimoni e in luoghi da visitare per i turisti, incuriositi ad esempio da Gaoqiao, un tipico villaggio olandese che sorge a Pudong, Shangai.

Holland Town - foto dell'utente flickr Drew Bates

Holland Town – foto dell’utente flickr Drew Bates

O dalla riproduzione dell’austriaca Hallstatt ad opera degli artisti Sebastian Acker e Phil Thompson. La versione falsa del sito Patrimonio dell’UNESCO è completa di un lago artificiale e di colombe importate per l’occasione. Le case, che sono le stesse identiche di quelle del villaggio alpino, hanno sorpreso e sconvolto i veri abitanti di Hallstatt.

Halstatt in China Photo by: Matthew Niederhauser

Halstatt in China Photo by: Matthew Niederhauser

Che dire poi della finta Parigi?

Parigi in Cina

Parigi in Cina

O della più conosciuta tra queste città-replica, ovvero l’inglese Thames Town, con i suoi edifici stile Tudor, le cabine telefoniche rosse e anche una statua in bronzo di Winston Churchill?

Thames Town - foto dell'utente flickr Marc van der Chijs

Thames Town – foto dell’utente flickr Marc van der Chijs

Per i più campanilisti c’è anche Breeza, città progettata da un italiano che si distacca però dalle altre repliche per il fatto di non ricordare direttamente nessuna città. In questo caso il tentativo è stato quello di ricreare più che altro una sorta di vaga atmosfera europea. A voi il giudizio finale.

Breeza Italia in Cina - foto dell'utente flickr Drew Bates

Breeza Italia in Cina – foto dell’utente flickr Drew Bates

Luoghi fantasma nella maggior parte dei casi, queste città Made in China, capaci però di attirare l’attenzione dei turisti che non si aspettavano di vedere la torre Eiffel sullo sfondo di una passeggiata a Tianducheng

Parigi in Cina

Parigi in Cina

Le 5 capitali dell’Europa Green

In occasione della Giornata della Terra 2015, Personal Travels vi propone una lista delle città più green da visitare in Europa, quelle che insomma si stanno distinguendo per il loro impegno nella ricerca di soluzioni sostenibili ai problemi di tutti i giorni.

Lubiana - foto dell'utente flickr Gilad Rom

Lubiana – foto dell’utente flickr Gilad Rom

1. LUBIANA – Al primo posto troviamo Lubiana, nominata Capitale verde europea per l’anno 2016, principalmente per la significativa trasformazione della città in chiave sostenibile negli ultimi 10 – 15 anni. Questa trasformazione ha trovato la sua massima espressione in settori come il trasporto locale e la pedonalizzazione del centro della città, ma sono stati compiuti progressi anche nel preservare e proteggere le aree verdi che caratterizzano la città e nella rivitalizzazione e la trasformazione degli spazi industriali dismessi. Lubiana ha anche dimostrato ampi progressi in termini di trattamento delle acque reflue e dei rifiuti. Da non dimenticare infine come tre quarti dell’intero territorio dove sorge la città sia composto da aree verdi. Il colore più vivo a Lubiana.

Bristol - foto dell'utente flickr @sage_solar

Bristol – foto dell’utente flickr @sage_solar

2. BRISTOL – La città inglese ha impressionato negli ultimi tempi per la quantità di investimenti sostenuti sia per i trasporti che per ciò che riguarda l’energia. Le emissioni di carbonio in città si sono costantemente ridotte dal 2005 ad oggi, nonostante un’economia in crescita. Bristol ha l’ambizione di diventare un hub europeo per l’industria a basso impatto ambientale, con l’obiettivo di creare 17.000 nuovi posti di lavoro nel settore entro il 2030. La città di Banksy si conferma come la città più verde del Regno Unito, con una qualità dell’aria molto buona. Tra le altre cose ha raddoppiato il numero di ciclisti in questi ultimi anni, e si è impegnata a raddoppiare di nuovo questo numero entro il 2020. Ad oggi, intanto, un quinto degli abitanti va al lavoro a piedi.

Copenhagen - foto dell'utente flickr Pug Girl

Copenhagen – foto dell’utente flickr Pug Girl

3. COPENHAGEN – Se siete mai stati a Copenhagen, saprete che ha già piste ciclabili ovunque. In realtà, l’obiettivo ufficiale della città è di avere almeno il 50% delle persone che raggiungono il loro posto di lavoro in bicicletta entro la fine di quest’anno, come parte di un’iniziativa per diventare la prima capitale carbon neutral nel mondo entro il 2025. Il tutto è confermato anche dai recenti investimenti per la riqualificazione e rinnovamento dei dintorni del porto. Copenhagen ha messo in moto parecchi partenariati tra pubblico e privato nel suo approccio alla eco-innovazione e all’occupazione sostenibile. La città collabora con aziende, università e organizzazioni in forum dedicati per sviluppare e implementare la sua apparentemente inarrestabile crescita verde.

Nantes - foto dell'utente flickr Daniel Jolivet

Nantes – foto dell’utente flickr Daniel Jolivet

4. NANTES – Nel 2004 il Time Magazine l’aveva eletta città più vivibile al mondo, anche per aver messo in cantiere da tempo una politica dei trasporti sostenibile, con una particolare attenzione ai mezzi pubblici e alle biciclette. Tutto ciò nell’ottica di ridurre al minimo il trasporto auto e di favorire i pedoni con condizioni ottimali. Nantes è stata la prima città in Francia ad aver reintrodotto con successo i tram elettrici. Questo sforzo continuerà nei prossimi anni e non mancheranno gli investimenti in nuove linee tranviarie, in un servizio autobus di alta qualità e in infrastrutture per la circolazione in bicicletta.

Vitoria-Gasteiz - foto dell'utente flickr Juanedc

Vitoria-Gasteiz – foto dell’utente flickr Juanedc

5. VITORIA-GASTEIZ – La città basca è circondata da una sorta di cintura, la “Green Belt”, un’area verde semi-naturale parzialmente recuperata da aree degradate, che porta la natura fino in città. Le foreste e le montagne la circondano poi una seconda volta, all’esterno. Vitoria ha quindi un’alta percentuale di aree verdi pubbliche e numerose misure concrete sono in atto per aiutare e aumentare la biodiversità. Flora e fauna sono continuamente monitorati, e la frammentazione degli habitat si riduce ove possibile. Insieme sono state introdotte misure per ridurre l’inquinamento luminoso. Una città non troppo conosciuta dai turisti, che potranno apprezzarne gli sforzi in direzione green.

Hotel ecosostenibili, l’importanza della comunicazione

“Più di un italiano su 3 (34%) ha in programma di optare per scelte di viaggio eco-responsabili nei prossimi mesi. Un trend in crescita rispetto allo scorso anno, quando poco più 1 viaggiatore su 4 (26%) ha dichiarato di aver prestato attenzione all’ambiente durante i propri viaggi”. Stando alle parole di TripAdvisor, che ha appena pubblicato la sua classifica delle strutture eco-friendly italiane, non c’è alcun dubbio: ai turisti del nostro paese piace farlo responsabilmente, in maniera eco-sostenibile. Ma sarà vero, ci siamo intanto chiesti, e in che modo si potrà sfruttare al meglio questo trend?

HOTEL ECOSOSTENIBILI

Sbirciando in rete si scopre che l’ondata ecosostenibile è effettivamente un processo in atto nella dinamica delle scelte del turista, in tutto il mondo, ma che ancora non rappresenta un elemento dirimente. Come succede ad esempio se si prende il prezzo come parametro di riferimento. Un recente studio della Cornell University lo conferma: mentre più della metà del campione si orienta nella scelta dell’hotel tra prezzo e comodità della sistemazione, meno dell’1% dichiara (anche se nel periodo di tempo che va dal 2006 al 2011, c’è da sottolinearlo) di scegliere un albergo per le sue buone pratiche ecosostenibili.

Piantina in hotel - foto dell'utente flickr Walter Schärer

Piantina in hotel – foto dell’utente flickr Walter Schärer

Guardando però al coinvolgimento del turista nelle attività green proposte dall’hotel, il dato della stessa ricerca che vuole oltre il 70% degli intervistati coinvolti positivamente deve far pensare. Nessun problema per gli asciugamani da riutilizzare o per i dosatori per l’acqua che riducono i flussi di erogazione dei rubinetti, con gli utenti che esprimono il loro favore per esperimenti di questo tipo, portati avanti in nome del rispetto ambientale. Elementi dunque che aumentano la percezione positiva del turista rispetto al luogo, ma che non hanno ancora un impatto effettivo sul numero di prenotazioni nelle strutture ricettive, si potrebbe concludere.

Doccia eco-friendly - foto dell'utente flickr edkohler

Doccia eco-friendly – foto dell’utente flickr edkohler

A questo punto la questione si sposta interamente sulla capacità di comunicazione della struttura, che se vuole sfruttare a livello di immagine le sue pratiche virtuose, dovrà fare in modo di comunicarlo adeguatamente alla sua clientela reale e potenziale. Non per aspettarsi un ritorno economico diretto, che abbiamo visto essere ancora difficile, a meno di non intercettare una nicchia particolarmente sensibile all’argomento, quanto piuttosto per far sapere alla clientela quali e quanti sforzi si stiano facendo per ridurre i consumi e l’impatto conseguente sul territorio. Una questione che certamente interessa tutti, e coinvolge nello stesso tempo. Ecco che gli investimenti fatti in tema di sostenibilità ambientale avranno un ritorno che, per ora, non è direttamente economico, ma che può incidere, e bene, sulla reputazione dell’albergo. E se è vero che un’altissima percentuale di turisti prenota in rete dopo aver misurato la soddisfazione dei clienti che hanno già fatto la stessa esperienza, è un aspetto da non sottovalutare.

Escursioni sulla costa ionica calabrese

La costa ionica calabrese è ricca di punti di interesse dove fermarsi, in particolare per quel che riguarda le spiagge. Attraversando la Calabria e puntando verso Catanzaro, percorrendo qualche chilometro verso nord si incontra il promontorio di Isola di Capo Rizzuto, dove godere dell’Area Marina Protetta e delle spiagge di sabbia rossa finissima. Qui il suolo è ricco di argilla, tanto che si vengono a creare delle pozze argillose in cui è possibile fare il bagno o dove ci si può spalmare addosso il benefico fango. La spiaggia di San Paolo, rossa e sabbiosa, e quella delle Fratte sono due esempi tipici di questo tratto del litorale ionico. Che si contraddistingue per il mare limpido e le spiagge ampie e sabbiose, tanto che anche nei periodi più affollati non è difficile ricavarsi il proprio angolo di paradiso.

Un’escursione classica è quella destinata alla visita del castello aragonese di Le Castella, ovvero dei resti di un insediamento molto antico che si protendeva verso il mare e che serviva come avamposto di protezione per gli attacchi provenienti dal mare. E una volta assaporato tutto il gusto della storia, ecco che una visita alla vicina spiaggia di Sovereto, che ha alle spalle una fitta pineta, chiamata il Bosco di Sovereto, può rappresentare un buon modo di assaporare il gusto di un territorio intatto, sia per quel che riguarda la vegetazione costiera sia per la macchia mediterranea alle spalle. La spiaggia di Sovereto si trova a metà tra Punta Le Castella e Capo Piccolo.

Le Castella - foto dell'utente flickr l o r e n a

Le Castella – foto dell’utente flickr l o r e n a

Procedendo poi verso sud lungo la costa ionica calabrese, c’è solo l’imbarazzo della scelta nel selezionare i punti dove fermarsi per conoscere spaccati di territorio che hanno nel mare cristallino e nelle belle spiagge i loro punti di forza principali. Se viaggiate con la famiglia lasciate giocare i bambini sulla spiaggia di Botricello, oppure spingetevi fino al Lido di Pietragrande, dove oltre a una nuotata nelle acque limpide è possibile trovare strutture attrezzate per l’intrattenimento dei più piccoli. Qui, vista la bellezza e varietà dei fondali, non mancano nemmeno le possibilità di organizzare un’immersione subacquea come si deve. Da segnalare anche altre due località nei pressi di Pietragrande: la spiaggia di Copanello, con l’alta scogliera su cui sorge il paese che si protende fino al mare, e quella di Caminia, con la lunga spiaggia incastonata tra le rocce. Non lontane infine le Vasche di Cassiodoro, dove gli antichi romani allevavano le murene.

Ancora più a sud si arriva a quella che viene definita “la perla dello Jonio”, ovvero Soverato. Qui le strutture turistiche offrono al visitatore, oltre alle bellezze naturali del territorio, tanti modi per divertirsi, in particolare per la fascia di età più giovane. Il clima gradevole e le spiagge di sassolini finissimi fanno il resto, e confermano la località come una delle preferite dai turisti di tutto il mondo, che ne apprezzano sia le memorie dell’antico passato sia la vivacità odierna, fatta insieme di una buona capacità ricettiva e ricreativa e di una sostanziosa offerta culturale.

Escursioni nella parte sud della costa tirrenica calabrese

Il nostro tour della parte sud della costa tirrenica calabrese inizia a Pizzo Calabro per un giro tra i vicoli e una visita al Castello Aragonese, prima di una meritata sosta per assaporare il celebre tartufo. E spostandoci da questo luogo ricco di storia, dove un tempo fiorivano così le attività marinare come quelle legate alla produzione artigianale, di nuovo verso il mare, d’obbligo una tappa alla chiesetta di Piedigrotta o come, più comunemente la chiamano i Pizzitani, alla “Madonnella”. Una volta discesa la scalinata, alle spalle della spiaggia si trova una grotta scavata nella roccia, dove le stalagmiti sono state scolpite e trasformate in statue.

Dal porto di Vibo Valentia è possibile imbarcarsi alla volta delle Eolie, per una mini-crociera tra Vulcano, Lipari e Stromboli, mentre bisogna percorrere ancora qualche chilometro in direzione sud per avvicinarsi a uno dei centri turistici più rinomati della zona: Tropea. Qui, oltre alle tracce anche molto antiche della vitalità di questi luoghi nel corso della storia, ci si può fermare per godere di un mare splendido, più volte riconosciuto come tra i più belli d’Italia. Le strette stradine accolgono e proteggono chiese e palazzi nobiliari, così come piazzette a strapiombo sul mare, che fanno di Tropea uno dei centri più interessanti da visitare. E se l’accoglienza hawaiana prevede una collana di fiori al collo del turista, preparatevi a portarne una di dolci e giganti cipolle rosse, prodotto tipico della zona di Tropea.

Tropea - foto dell'utente flickr simo0082

Tropea – foto dell’utente flickr simo0082

Ancora qualche chilometro verso sud ed eccoci nella zona più volte selezionata come “destinazione dell’anno” dagli amanti del mare. Parliamo ovviamente di Capo Vaticano e delle sue spiagge di sabbia finissima, protette alle spalle da un’alta costiera rocciosa. Qui, dove la natura ha ancora un ruolo dominante e nel mese di agosto trovare un angolo dove poggiare il proprio asciugamano può essere un’impresa, basterà indossare una maschera per assaporare tutta la bellezza degli splendidi fondali marini. Non per niente siamo in quel tratto di costa conosciuta come “Costa degli Dei”, indicata da più parti come uno dei luoghi più suggestivi da visitare.

Escursioni nel basso Tirreno Cosentino

Con l’occasione dei Campionati Mondiali di Kite Surf 2015, un giro alla scoperta delle spiagge e del territorio del basso Tirreno cosentino partendo da Gizzeria, può rappresentare la classica ciliegina sulla torta in una vacanza all’insegna del sole e del mare. Non mancano infatti le soluzioni per passare una bella giornata lontano dai campi di gara, allontanandoci anche solo di pochi chilometri dal campo base.

Muovendosi verso nord, e superando il lungomare di Falerna, che negli ultimi anni si è sempre più attrezzato per fornire un’offerta di divertimento tagliata sulle esigenze delle famiglie con bambini, il suggerimento è quello di abbinare una visita al Centro Storico di Amantea ad un bagno nelle acque che lambiscono la scogliera di Coreca. Qui, oltre ad assaporare un po’ della storia di questi luoghi, con una passeggiata nei vicoli della città vecchia fino ai piedi del castello medievale di Amantea, si potrà godere degli splendidi tramonti che, stando a quel che si dice in giro, hanno stregato a tal punto Dostoevskij (segnalato in Calabria all’inizio del 1869) da far pronunciare al principe Miškin, protagonista de “L’idiota”, la famosa frase: “La bellezza salverà il mondo”.

Bellezza che contraddistingue anche il mare nei dintorni dello scoglio di Coreca, dove è consigliato fermarsi per un bel tuffo.

Eolie al tramonto - foto dell'utente flickr RedFlake

Eolie al tramonto – foto dell’utente flickr RedFlake

Altra deviazione da mettere in programma è quella che, tornando verso sud dopo la visita di Amantea, conduce a Cleto, piccolo insediamento in montagna, praticamente disabitato nella sua parte più antica, dove è possibile visitare i resti del castello medievale e godere di un panorama sulla vallata che si estende fino al mare davvero unico.

La primavera nei giardini di Keukenhof, ricordando Van Gogh

E’ una sorta di simbolo della primavera e della meraviglia della fioritura. Perché ritrovarsi circondati da qualcosa come oltre 7 milioni di bulbi di tulipano in fiore, appartenenti a 800 diverse varietà, su una superficie di 32 ettari non capita davvero tutti i giorni. E proprio per questo, per godere di questa magia è necessario organizzare il proprio viaggio in Olanda nel periodo che va dal 20 di marzo fino al 17 di maggio, ovvero la finestra in cui è aperto il parco botanico di Keukenhof.

In giro per il Keukenhof

In giro per il Keukenhof

Il parco, aperto nel 1950 come spazio espositivo per una manciata di coltivatori, ha accolto oltre i suoi cancelli in questi 65 anni di attività quasi 50 milioni di visitatori, e si è affermato come attrazione ben conosciuta dai turisti di tutto il mondo. Per garantire che i giardini di Keukenhof abbiano sempre un nuovo aspetto, l’impianto viene ridisegnato ogni anno e le piante sono accuratamente selezionate in modo che i visitatori possano godere della piena fioritura durante l’intero periodo in cui il parco botanico è aperto. I 7 milioni di bulbi da fiore vengono forniti in maniera completamente gratuita da un centinaio di espositori, che non potevano immaginare una vetrina migliore per i loro prodotti.

In giro per il Keukenhof 1

In giro per il Keukenhof 1

In giro per il Keukenhof 2

In giro per il Keukenhof 2

I turisti partecipano alle iniziative che si susseguono primavera dopo primavera. Quella del 2015 è dedicata a una ricorrenza speciale, visto che sono passati 125 anni dalla morte di Vincent Van Gogh. Il Keukenhof si inserisce nelle celebrazioni del grande pittore olandese realizzando uno spettacolare mosaico, naturalmente creato con i bulbi in fiore, che rappresenta un autoritratto dell’artista su una superficie di 250 metri quadrati. E altri richiami ai lavori dell’artista sono sparsi un po’ ovunque nel parco, nei giardini a tema.

In giro per il Keukenhof 3

In giro per il Keukenhof 3

In giro per il Keukenhof 4

In giro per il Keukenhof 4

Il parco è situato nei pressi di Lisse, nell’Olanda occidentale a poco più di 30 chilometri da Amsterdam, e per programmarvi una visita bisogna sfruttare una delle otto settimane dell’anno in cui è aperto. Il nostro consiglio è quello di associarvi una visita al Van Gogh Museum e un giro in barca tra i canali della splendida capitale olandese, sfruttando il pacchetto di GetYourGuide qui di seguito.