Da Bandung a Yogyakarta, la vera meta del viaggio

La discesa da Jakarta verso sud/est, in direzione Yogyakarta è stata ricca di soddisfazioni e di begli incontri per Piero e i Cyclown Circus, tanto che anche l’armonia del gruppo ne ha positivamente risentito. Sembra essere tornata la voglia delle prime pedalate, dopo qualche periodo difficile. Ora c’è da passare da Bandung, prima di raggiungere la meta definitiva del viaggio, dove metteremo la parola fine a questo lungo racconto.

BANDUNG YOGYAKARTA – «Arriviamo a Bandung, dove in qualche modo eravamo già stati annunciati, sapevano che saremmo arrivati. Ci siamo fermati ospiti da un artista con uno studio enorme. Lì abbiamo fatto spettacoli in un paio di club grossi, e nello stesso tempo sono usciti articoli e interviste a proposito del nostro viaggio. Avevamo i contatti giusti, è stata una bella settimana di spettacoli e allenamenti».

Immagine da uno spettacolo

Immagine da uno spettacolo

«La produzione di serigrafie in Indonesia è incredibile, e Bandung è proprio un centro di produzione dove stampano continuamente qualsiasi cosa. Anche a noi hanno realizzato magliette con i loghi dei Cyclown Circus. A Bandung si respira un’aria molto musulmana, le donne vanno in giro col jilbāb dappertutto, mentre a Jakarta questo succedeva solo in alcune zone. Ho saputo in seguito che era proprio la città più musulmana d’Indonesia, e lì c’è anche l’università. Abbiamo naturalmente fatto spettacolo nell’università, e incontrato parecchie persone positive e aperte, ben disposte a ridere. Venivano con le loro macchinine fotografiche e per noi era molto divertente. E’ stato molto gratificante».

«Nel mondo i media dipingono l’Indonesia come un posto molto radicale, dove ci sono attentati e estremismo, e anche per noi l’immagine inculcata del paese era in qualche modo corrispondente a questa. Quindi avevamo un po’ di timore per l’estremismo religioso, e abbiamo imparato sulla nostra pelle come l’immagine che filtra dai media è distorta rispetto alla realtà e influenza i pensieri delle persone. Ho trovato un grandissimo rispetto per la persona, e anche le ragazze che viaggiavano con noi non hanno avuto mai problemi, durante tutto il nostro passaggio in Indonesia».

Bianco e nero con sorrisi

Bianco e nero con sorrisi

VERSO YOGYAKARTA – «Dopo Bandung ci siamo rimessi in viaggio verso Yogyakarta. Si iniziava a respirare aria di giungla, tra incontri con animali strani e parecchi scorpioni per strada. Anche il cibo era diventato più “hardcore”, con gli arrosticini di cane a ogni angolo della strada. Ricordo che il cibo veniva preparato da donne che si fanno chiamare mamme (“ibu”, in indonesiano). Anche io avevo una mia mamma di quartiere che mi preparava il cibo, scaldando di volta in volta quello che aveva già cucinato».

Aria di giungla

Aria di giungla

«Dopo Bandung ci siamo spesso fermati a fare spettacoli nelle scuole. Il ricordo di questi 600 chilometri da Jakarta a Yogyakarta è molto positivo, pieno di begli incontri. Abbiamo suonato dal circolo un po’ fighetto di Bandung fino a spazi improponibili con quattro lucette appese. Sono stati praticamente due mesi di viaggio, per fare questo tratto partendo da Jakarta».

Incontro con scimmiette

Incontro con scimmiette

«Una volta arrivati a Yogyakarta già conoscevo un pochino della lingua, che tra l’altro ha una storia recentissima. Il bahasa jawa è nato un 60/70 anni fa, con Sukarno, ed è una lingua giovane pensata per unificare tutti i mille e più dialetti che si parlano nelle isolette dell’Indonesia. Si notano le influenze sia inglesi che olandesi nella lingua, a causa dell’essere stata per tanto tempo una colonia in passato. Dopo la sosta a Yogyakarta – di cui parleremo nelle prossime, ultime due puntate di questo viaggio incredibile – posso dire che sia la lingua che ho imparato meglio durante questo viaggio».

Cartoline dall'Indonesia

Cartoline dall’Indonesia

0 replies

Leave a Reply

Want to join the discussion?
Feel free to contribute!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *