Verso Yogyakarta, la sosta a Jatiwangi

Piero e i Cyclown Circus sanno bene che sono in Indonesia non tanto per restare a Jakarta, quanto piuttosto per raggiungere i ragazzi del collettivo di artisti a Yogyakarta. Per questo, e per una certa stanchezza nei confronti del delirio cittadino, sono pronti a rimettersi a pedalare lungo l’isola di Giava, puntando verso sud per approdare a Yogyakarta. Ma sono qualcosa come 600 Km, e di cose in un tratto di strada così lungo ne succedono…

«A un certo punto non ce la facevamo più a stare in quel delirio, e abbiamo deciso di prendere la strada verso sud/est che da Jakarta porta a Yogyakarta. Qualcosa come 600 Km di viaggio pessimi, con brutte strade e tante difficoltà. Molto interessante per le persone incontrate, che ci accoglievano sempre nel migliore dei modi, ma praticamente impossibile in bicicletta. Ci abbiamo messo due giorni solo per uscire da Jakarta, una città che non finiva mai».

«Una cosa che mi aveva subito colpito della popolazione è che loro hanno tanta voglia di comunicare, e appaiono felici e cordiali. All’inizio conoscevo solo poche parole della loro lingua, che tra l’altro è incredibilmente semplice, ma loro parlavano piano e sapevano ascoltare. Era una spinta continua a cercare di migliorare la mia lingua».

«Usciti dalla città, la situazione a livello ciclistico è migliorata ma non di molto. Accennavo alla popolazione indonesiana per la densità che si incontra sull’isola di Giava, che è altissima. Abbiamo incontrato sempre e soltanto persone, così come ai lati delle strade c’erano soltanto fabbricazioni. Non ci sono spazi vuoti tra un posto e un altro. Dietro i fabbricati si scorgevano la natura e i campi coltivati, ma da un villaggio all’altro sempre abitazioni, baracche e benkel (ovvero officine). Una cosa molto caratteristica, ma anche stressante perché intorno non vedevi altro che agglomerati urbani».

Bianco e nero con traffico e Tall Bike

Bianco e nero con traffico e Tall Bike

«Tra una comunità e l’altra nascono e proliferano tutta una serie di servizi, per cui la strada è sempre occupata da molti veicoli e molte attività. Sullo sfondo vedevamo costantemente la natura incontaminata, ma non ne potevamo godere gran che. Nessun problema per quel che riguarda il dormire in giro, abbiamo trovato sempre situazioni molto accoglienti. Il cibo tra l’altro era molto buono e molto disponibile a ogni angolo di strada, e dava una mano a sopportare quelle che erano le difficoltà. L’opposto della Mongolia, dove tutto era meraviglioso ma non ci si poteva concedere la più piccola comodità».

Impalcature in bambù per essiccare le tegole

Impalcature in bambù per essiccare le tegole

«Lungo questo tragitto siamo passati da Jatiwangi, prima di arrivare a Bandung. Si tratta di un luogo stracolmo di argilla. Nel corso dei secoli da queste parti si è sviluppata l’arte della tegola, che è stra-utilizzata da quelle parti. Tutte le fabbriche sono altiforni dove si producono le tegole. Tutto a mano, e a bassissima tecnologia. Loro si arrampicano su strutture di bambù per mettere a essiccare le tegole appena prodotte. Anche gli operai più vecchi. Uno spettacolo incredibile. E lì a Jatiwangi abbiamo incontrato di nuovo la comunità di artisti conosciuti a Kuala Lumpur, riunita sotto il nome di Art Factory».

«Quella sera abbiamo fatto uno spettacolo nel museo/sede di questo collettivo di artisti. Uno spettacolo incredibile, che ricordo benissimo, proprio perché grazie a loro le cose sono venute davvero bene, in maniera esemplare. Tutto il villaggio è venuto a vederci, e c’erano le sedie e i giusti spazi per tutti, le luci e tutto. E’ stato molto bello, forse il primo spettacolo ben fatto in Indonesia, dopo un paio di settimane che eravamo in giro lì. La distinzione tra spettacolo di strada e “ben fatto” la faccio perché in alcuni casi c’era la possibilità di fare le cose per bene, quando non si era costretti a improvvisare tutto e anche i tempi della musica e dello spettacolo circense potevano andare di pari passo. Era più gratificante per noi fare spettacoli così».

La gioia di Piero durante lo spettacolo

La gioia di Piero durante lo spettacolo

«Quindi abbiamo fatto spettacoli in scuole, villaggi, mercati… tutti posti sociali. Uno degli amici che ci ospitava ha messo a disposizione un camion, e noi abbiamo caricato le bici nel cassone per andare a fare i nostri spettacoli all’interno delle scuole. Anche quattro scuole in un giorno! In una è stato imbarazzante, era una scuola per sole ragazze che ci sembravano apparentemente tutte suore. La verità era invece che formavano infermiere in quella scuola. C’è anche una foto dove tutte queste ragazze col jilbāb formavano un muro di teste bianche. E’ stato strano. Così come per lo spettacolo in un campo da pallacanestro, dove l’energia del circo sembrava essere tornata quella di una volta… Una bella mediazione con la gente del posto, che ci ha fatto conoscere il luogo».

suore o infermiere

Sono suore o infermiere? Zio Bici è perplesso…

campo da pallacanestro

L’energia sul campo da pallacanestro

«Come già avevo accennato in precedenza, questi artisti facevano un bellissimo lavoro sul territorio. Quando dico “comune di artisti”, uso il termine non all’italiana, dove spesso fa rima con “fancazzisti benestanti”. Lì si portano avanti progetti sociali e si produce tantissimo. Naturalmente possono contare su sponsor vari che gli forniscono i soldi per le loro attività. E loro si danno da fare davvero».

bambini ciao

Quando i bambini fanno… arrivederci!

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