Soggiorno a Bangkok con sorpresa

Il gruppo pedala verso Bangkok, con lo Zio Bici che spesso si trova a pedalare da solo, a conferma di come sia cambiato il rapporto con i Cyclown Circus. Qualcosa ha iniziato a rompersi, e la fatica di un viaggio estenuante come questo si fa sentire. Il soggiorno a Bangkok e il passaggio in Thailandia in generale riserveranno parecchie sorprese, ma senza anticiparvi troppo lasciamo che sia Piero a raccontarci come sono andate le cose.

IL SOGGIORNO A BANGKOK – «Ricordo poco dei primi giorni, ma non ricordo situazioni particolarmente difficili. Ah, mi viene in mente una cosa che non ho mai specificato finora durante tutto il racconto: non siamo mai andati a dormire in un posto a pagamento, mai in tutto il viaggio! Tornando al racconto di Bangkok, arriviamo nella parte più turistica della città, dove c’era un festival legato all’arte e all’ecologia. Ci siamo messi a fare spettacolo per un paio di giorni lì. Il secondo giorno succede qualcosa di incredibile: arriva un 50enne brizzolato di corporatura grossa, che parlava un buon inglese, e parte subito in quarta dicendo che quello che facevamo era bellissimo. Il signore lavorava per l’ufficio di tutela ambientale della città, e su due piedi si dice interessato a una collaborazione con noi. Sembrava perfetto! Io avevo la necessità di fermarmi e rimettere a posto la mia bici, così come tutte le altre, per cui l’offerta cascava a fagiolo. Ci scambiamo i contatti e ci diamo appuntamento dopo un paio di giorni».

simone elegante

Simone azzimato per l’appuntamento all’ufficio comunale

COME ROCKSTAR – «Vado con Simone all’appuntamento, come spesso accadeva. Ci eravamo anche “sistemati” un po’ per l’occasione, mettendoci quanto di meglio possedevamo. Arriviamo all’ufficio, che era all’interno di un grattacielo, leghiamo le bici con le nostre catenelle e entriamo. “La stanno aspettando”, mi dicono all’ingresso. “Wow!”, penso io. Saliamo al piano, e silenziosamente ringraziamo il fatto di aver messo i vestiti migliori. Bussiamo, apriamo e dentro c’è tutta gente seduta a un grosso tavolo come si fosse a una specie di convegno. Tutti si alzano e applaudono! Noi spiazzati… Da una parte sul tavolo c’erano le foto del nostro viaggio che avevo dato su cd al tipo qualche giorno prima. Eravamo rockstar, e se io mi ero messo in testa di cogliere al balzo l’occasione per chiedere alcune cose fondamentali per il prosieguo del viaggio, loro avevano già preparato molte più proposte delle mie per il tempo da passare a Bangkok».

«Tra le loro proposte era richiesta la nostra presenza in alcuni eventi, tra cui l’inaugurazione di una pista ciclabile sponsorizzata dalla Toyota. Io ero del tipo “SOLO bici”, “NO OIL”, e a quell’epoca ero anche parecchio meno elastico rispetto ad oggi, per cui, sentita la loro proposta, subito prendo la palla al balzo e rilancio con le mie richieste: un posto per dormire, un posto per riparare le bici e allenarsi, e giacché eravamo in quell’ufficio ho chiesto se potevo avere accesso alle discariche di Bangkok, per cercare biciclette dismesse e aprire una ciclofficina lì. Gli ho tra l’altro fatto vedere le foto delle varie ciclofficine che avevamo messo su. Ci hanno messo a diposizione una casa di 3 piani di un artista, praticamente vuota, molto carina, e un furgoncino una volta a settimana mi portava una vagonata di pezzi di bici che trovavano in giro. Poi alla fine la ciclofficina è nata nel giardino di un ragazzo che avevamo conosciuto a Chiang Mai ma che era di Bangkok, vicino al parco in centro dove facevamo spettacoli. Si perché anche a Bangkok avevamo trovato il nostro posto, e la gente ci aspettava per poter assistere allo spettacolo».

NO OIL

NO OIL

Soli due giorni passati a Bangkok e tutto sembrava perfetto

in scena

Entrano in scena i Cyclown Circus!

«La città offriva ogni cosa che ci potesse servire, e poi alla sera si faceva spettacolo. Alla fine abbiamo trovato la maniera di accordarci con il comune, e abbiamo partecipato all’inaugurazione della pista ciclabile organizzando una sorta di Critical Mass, dove si faceva spettacolo in ogni sosta. Ci hanno pagato qualcosa come 1600 dollari. Io ero parecchio dubbioso sull’opportunità della cosa, mentre gli americani non sembravano avere problemi con questa iniziativa. Ci ho dovuto riflettere parecchio, in seguito».

manifestazione-marchetta

La manifestazione-marchetta in pieno svolgimento

«La giornata è andata bene, anche se ci avevano tappezzato con loghi Toyota da tutte le parti ed è stata una marchetta vera e propria. Comunque è stato divertente, e dietro avevamo una fiumana di gente in bici, su qualsiasi tipo di mezzo».

LA BICI CAMBIA – «A Bangkok ho tagliato in due la mia bici, visto che avevo a disposizione tutto il materiale per poter lavorare bene. Ho convertito la mia bici, senza tentare di ripararla, agli standard asiatici. Mi ero infatti accorto che i pezzi di ricambio per gli standard nostri non si trovavano in Asia, e ho cercato una buona bicicletta usata, una mountain bike (era una Diamondback), trovata in un grande capannone. L’ho comprata, ho tagliato il telaio della parte di sotto della mia bici e l’ho buttato. Ho saldato la nuova bici sotto, e sono passato ai nuovi standard che erano più comodi per quel che riguardava il reperimento dei pezzi di ricambio. Ancora una volta confermavo l’importanza della scelta del mezzo giusto per affrontare un viaggio in bicicletta».

Nel prossimo appuntamento Piero rivede la mamma dopo tanto tempo, prima di immergersi nella più fricchettona delle esperienze di viaggio e di ricevere una mail dall’Italia che lo spiazzerà completamente. Per oggi chiudiamo qui.

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