Lo spettacolo in Laos e il guasto al camion

Piero e Simone si sono uniti alla carovana itinerante incontrata per caso durante il tragitto. Ora è il momento di salire sul palco e iniziare a fraternizzare con questi nuovi compagni di viaggio.

«Lo spettacolo che mettevano in scena era una sorta di spettacolo ambulante lunghissimo, di tre ore e più. La loro formazione prevedeva una mamma che cucinava per tutti (*), una sorta di boss con la moglie, una band che suonava e una ciurma di ragazzi dai 16 ai 18 anni che cantava durante tutto lo spettacolo. Una specie di karaoke o di canto corale con il gruppo dietro, inframmezzato da qualche spettacolo circense».

compagnia circense laotiana

Le ragazze della compagnia circense laotiana

(*) «La mamma che cucinava per tutti si chiamava Su. Quando arrivavamo nei paesi tutti si mettevano al lavoro per montare il palco o per sistemare le varie cose per lo spettacolo, mentre lei se ne andava dai contadini della zona a cercare cibo per quelle circa trenta persone e bocche da sfamare. Tornava con quello che trovava, dalle carni di pecora, gallina, cane, gatto o marmotta, fino alle verdure. Faceva enormi pentoloni di riso (kaoniao) glutinoso, lo sticky rice di cui il Laos è molto ricco, cuocendo tutto sul fuoco. Abbiamo mangiato di tutto insieme a loro. La marmotta è buonissima, ad esempio…».

riso kaoniao

Su alle prese con il riso kaoniao

«Una delle ragazze che si esibiva in spettacoli circensi ci ha raccontato di aver studiato alla scuola circense nazionale di Vientiane, impiantata lì dai francesi tempo addietro. Le abbiamo insegnato un po’ di giocoleria, ma vedevamo che non aveva voglia di allenarsi e di migliorarsi. Le bastava quello che sapeva fare. In tutto ci sono qualcosa come quattro camion che girano in questo modo per il Laos, e se si pensa che in quella terra non c’è corrente elettrica, è come se nei paesi arrivasse la televisione. Tra l’altro i vari camion si controllano tra di loro, per evitare di capitare negli stessi posti».

camion palco

Allestimento del camion palco

LO SPETTACOLO – «Abbiamo fatto lo spettacolo e abbiamo dormito con loro. Dai lati del camion partono infatti anche due strutture di bambù, con due teloni di plastica che vanno a coprire il tutto, per poter dormire coperti sotto la protezione di una specie di tetto. La mattina dopo ci raggiunge un ragazzo sulla moto che dice di aver incontrato i nostri compagni, e noi li andiamo a raggiungere a bordo dello scooter del tipo (ebbene si, abbiamo fatto anche un tratto in motorino), per dire loro di unirsi a noi. Alla fine per un mese siamo stati con loro, viaggiando tutti insieme sul loro camion. Facevamo i nostri numeri tra una canzone e l’altra. Un’esperienza fenomenale, ripagata con ospitalità e cibo, con noi che siamo entrati in tutto e per tutto nella famiglia di quel circo, che in laotiano aveva un nome che significava “La tenda del paese”. Io e Channing in maniera particolare abbiamo legato tantissimo con loro, e con mister Kikkeo più di ogni altro. Un mese davvero molto emozionante».

Channing sul camion

Channing sul camion tenta di leggere durante uno spostamento

spettacolo

Piero (a sin.) e Simone, con i Cyclown sullo sfondo, durante lo spettacolo

LA TENTAZIONE – «Un’altra cosa che ricordo di quel periodo passato col circo laotiano è quando un tizio si è presentato da noi, dicendoci di lasciare quella compagnia perché un importante manager aveva deciso di scritturarci per la sua, che era ben più prestigiosa. Guardiamo le fotografie dei loro camion, più nuovi di sicuro, ma nemmeno per un attimo pensiamo di mollare quella che ormai era diventata la nostra famiglia. Quando abbiamo raccontato a mister Kikkeo quello che ci era successo, lui ha subito pensato ai soldi che non avremmo incassato, e si è commosso nel sentire che non ci interessavano i soldi, quanto piuttosto poter godere di quella ospitalità e confidenza che avevamo trovato da loro. Basti pensare che quando siamo andati via c’è stato un grande pranzo, e hanno anche sacrificato una pecora, per capire quanto si fossero affezionati a noi».

IL GUASTO AL CAMION – «Un bel giorno il camion si rompe. Si è bloccato e siamo rimasti tutti quanti per qualche giorno “parcheggiati” vicino a un fiume. Lì ho preso confidenza con mister He, uno sempre sorridente che ti dava la sensazione che non ci fossero mai problemi. Quella volta era preoccupato anche lui. Eravamo nel mezzo del nulla e bisognava tentare di rimettere a posto il mezzo».

camion rotto

Il camion si rompe in mezzo alla strada…

«A un certo punto un gruppo parte con la jeep e torna dopo un po’ con una pecora, della quale abbiamo tutti dovuto bere il sangue come rito propiziatorio. Portava fortuna secondo le loro usanze. I vegetariani e vegani che facevano parte del nostro gruppo si sono di nuovo rifiutati di partecipare alla cerimonia, e loro hanno gridato alla sventura. Ancora una volta saltava agli occhi evidente il corto circuito che si veniva a creare tra le abitudini di un popolo come quello che stavamo imparando a conoscere e quelle di quanti, all’interno del gruppo dei Cyclown Circus, si erano dichiarati vegetariani o vegani assoluti».

Le usanze e l’ospitalità laotiana, come già accaduto in precedenza nella yurta mongola, prevedevano infatti momenti destinati a creare scompiglio nell’equilibrio del gruppo, e a far riflettere sull’opportunità di tenere fede o meno alle proprie convinzioni.

«Per quel che riguarda il danno occorso al camion, si erano rotte le fascette che stanno intorno ai pistoni – ci racconta Piero. Mister He ha completamente smontato tutto il motore del camion e ha riparato le fascette usando una corda di basso rotta. Tutto senza attrezzi, solo qualche cacciavite e chiave inglese. In quattro giorni ha riparato il camion. Quando il motore è ripartito c’è stata una vera ovazione».

He pistoni

Mister He alle prese con i pistoni del camion

partenza camion

Tutti a bordo! Si riparte!

«Potevamo così riprendere il nostro viaggio».

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