Come entrare in Laos e diventare un altro circo

Lasciatisi alle spalle i volti e la bellezza rurale dello Yunnan – oltre all’acido lattico accumulato nella scalata che li ha portati a quota 3200 metri – Piero e i Cyclown Circus giungono alla frontiera con il Laos, dove si riposano un po’ bevendo e improvvisando qualche numero con un paio di guardie ben allenate e predisposte ad alzare i gomiti. Adesso li aspetta una delle più emozionanti tappe di tutto il viaggio, dopo la quale niente sarà più come prima. Come sempre lasciamo che siano le parole di Piero a raccontare come sono andate le cose…

COME ENTRARE IN LAOS E DIVENTARE UN ALTRO CIRCO – «Entriamo in Laos, che era poco dopo l’ora di pranzo. Sentiamo una grande eccitazione, anche perché si andava incontro a una nuova calligrafia, una nuova lingua e naturalmente una nuova cultura. Già il sud della Cina ci era apparso molto povero, qui si capiva che era una terra ancora più povera. Uno di quei paesi che con ipocrisia chiamiamo “in via di sviluppo”. Anche qui spesso non c’era corrente elettrica. La strada asfaltata che percorrevamo è finita quasi subito, e ci siamo chiesti che cosa aspettarci nell’attraversare questo paese…».

laos terra battuta

Ingresso in Laos, si pedala sulla terra battuta

«Pedalavamo in direzione della Thailandia. All’inizio abbiamo incontrato grandi difficoltà nel fare spettacoli in Laos, visto che spesso nei villaggi erano molto spaventati dalla nostra presenza. I cerchi che riuscivamo a far formare erano sempre molto larghi e distanti, il pubblico rimaneva di stucco e non reagiva, non potevamo prendere volontari per rompere il ghiaccio con la popolazione… Insomma tutto ci sembrava molto complicato, e i primi due o tre giorni sono stati molto duri da questo punto di vista».

spettacolo in Laos

Uno dei primi spettacoli in Laos

motoretta laos

Tutti in carrozza!

«Vivevamo una situazione molto selvaggia, con tanta difficoltà per poter mantenerci in comunicazione con amici e parenti nel “mondo civile”. Io per parte mia iniziavo a stare stretto in quella realtà circense, e non era la prima volta che me ne rendevo conto. Mi arriva a un certo punto una mail da parte di mia madre, che diceva di volermi raggiungere in Thailandia nel giro di un mese. Io guardo la cartina e cerco di capire cosa fare. A un certo punto diciamo al gruppo che ci saremmo staccati, io e Simone. E così è stato: ci siamo staccati».

«Dopo una giornata a pedalare da soli, andando verso sud, un pomeriggio ci fermiamo al lato della strada a mangiare noodles da un carretto. Guardavamo distrattamente la strada non asfaltata, e a un certo punto vedo passare un grosso camion tutto sgangherato, con tantissima roba sopra e sei persone dentro più una ventina sopra. Sopra una scritta in laotiano, che sembrava descrivere un’attrazione o un qualche spettacolo».

camion circo laos

Il camion del circo laotiano

«Dopo un paio di minuti passa un fuoristrada tappezzato di fotografie e munito di un altoparlante che annunciava qualcosa. Ci chiediamo cosa fosse tutto ciò. Sulle foto vedo un monociclo e del fuoco. Dico: “Simò… il circo!”. Ci ingozziamo di corsa e cerchiamo di inseguire questi due mezzi. Riusciamo a raggiungerli in uno spiazzo del villaggio e loro già stavano scaricando. Quando ci vedono si fermano, e noi subito pronti a mostrare loro i nostri numeri più difficili. Non ci credevano! Dopo la nostra dimostrazione lo speaker, il presentatore dello spettacolo, in un incrocio tra laotiano, inglese e francese, ci dice che potevamo fare spettacolo con loro, sul loro palco, se volevamo. Noi non sapevamo nemmeno che cosa facessero loro».

circo laotiano

Le due vetture del circo laotiano

«Alla fine siamo rimasti un mese con loro, e ci sono stati momenti bellissimi e profondi. Io ho legato molto con lo speaker, mister Kikkeo, e mi è toccato imparare almeno i concetti basilari nella lingua del posto. Kikkeo mi ha raccontato che quel camion era un vecchio lanciamissili sovietico, ritrasformato per fare spettacoli. Aveva circa 40 anni. Una struttura di canne di bambù si apriva sul retro, e all’occorrenza diventava un palco vero e proprio, con le casse, i pali e tutto. Una volta richiuso, tutti dentro o sopra il camion».

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