Come raggiungere il Laos a pedali, o forse no

buffi stranieri

Sono proprio buffi questi stranieri

COME RAGGIUNGERE IL LAOS – «Ci siamo messi in marcia subito dopo la riparazione alla bicicletta, puntando dritti al confine con il Laos. Sapevamo di incontrare pochi villaggi e di attraversare zone molto povere. Quello è uno dei punti più selvaggi della Cina, dove spesso si vive senza nemmeno la corrente elettrica. Era la prima volta in tutto questo viaggio che mi sentivo lontano e diverso, passando in posti dove nessuno aveva mai neanche visto una persona con la pelle bianca. Chi incontravamo veniva da noi e ci fissava come fossimo bestie strane. A me tiravano spesso i baffi, per capire se fossero veri. Era una scena molto curiosa, e bella al tempo stesso».

«Abbiamo pedalato molto e fatto pochi spettacoli. A un certo punto, lungo la strada, ci accorgiamo che c’è da valicare un passo montano, ma non si capisce quanto sia ardua la cosa. Quando tutto ci è più chiaro, le gambe tremano un pochino. Si andava infatti a 3200 metri d’altezza, un’impresa di quelle che si ricordano (soprattutto se sei in ciabatte e totalmente impreparato alla cosa). E in più mancavano pochi giorni alla scadenza del visto. Pensiamo di fare l’autostop e vediamo di caricare le bici su qualche camion per risparmiarci qualcosa come 70 chilometri di salita. Ci fa salire un camionista, e su quel camion sale anche tutto il nostro entusiasmo».

camion yunnan

Entusiasmo sul camion (da notare le tipiche infradito da alta montagna con calzini bicolore)

«Il camion parte, ma dopo soli tre o quattro tornanti la polizia ci ferma. La situazione ci appare subito complicata. Forse il conducente ha passato anche dei guai per averci caricato, e così alla fine ci è toccato scendere e scalare la montagna in bicicletta. Lì ho capito quanto può essere differente dalla norma un viaggio affrontato con la bicicletta. Mi rendevo conto perfettamente di non avere una bici idonea alla salita. Così non c’era altra scelta che spingere i nostri mezzi, e io tra l’altro come detto ero in ciabatte. Due giorni e mezzo a non fare altro che spingere. Venti chilometri al giorno. Solo spingere in salita, senza altra possibilità».

montagne dello Yunnan

Veduta delle montagne dello Yunnan

«Poi, finalmente, arriviamo in cima, in una mattina bellissima».

fine salita

Entusiasmo alla fine della salita

«Eravamo sopra le nuvole, e nei buchi di cielo si vedevano questi terrazzamenti sulle montagne che scendevano a picco verso valle. Così da secoli l’uomo li aveva scavati per poter coltivare in situazioni estreme».

Terrazzamenti in Yunnan

Terrazzamenti in Yunnan

«E poi giù, in discesa, per una giornata intera, senza sosta. La vegetazione cambiava parecchio, e diventava sempre più tropicale, una volta discesi. Al confine, ci troviamo catapultati in questa grande città coloratissima, piena di luci e di casinò. Una Las Vegas accroccata. Un luogo misterioso, come la gente che vedevamo là in giro. Ci accampiamo nel retro di un ristorante, dove poi la mattina troviamo macchine di grande cilindrata e facce da galera. Ci guardavano male. Dalle cucine si estendeva una specie di piccolo zoo, con gatti, serpenti, scimmie e quant’altro. Noi ci chiediamo cosa ci facessero. Troviamo una persona che ci dice che quello era un “ristorante mafioso”, e gli animali erano quelli che sarebbero poi finiti nei piatti dei commensali. Mangiavano dai pastori tedeschi alle galline, fino alle scimmie, che ci hanno raccontato essere il cibo-simbolo dei mafiosi. Quando infatti si incontrano per riunioni importanti, sono soliti mangiare il cervello della scimmia ancora viva, messa al centro di un tavolo con un buco al centro».

«Risaliamo presto in sella e raggiungiamo il confine, con l’asfalto che pian piano spariva e lasciava il posto alla terra battuta. Il confine con il Laos era solo una piccola baracca, con un paio di guardie semi-ubriache già dal primo pomeriggio».

confine Laos

Channing, bambini e guardie semi-ubriache al confine con il Laos

«Abbiamo bevuto con loro, sbronzandoci anche noi mentre facevamo spettacoli vari. Una situazione davvero surreale. Un pomeriggio intero passato a bere e suonare, prima di mettere il primo piede in Laos».

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