La “doppia” Critical Mass in Russia

L’obiettivo principale della sosta a Mosca, come per ogni grande città o capitale nella quale il gruppo si trovi a passare, è quello di fare tanti spettacoli, per mettere in cascina quanti più soldi possibile prima di partire all’avventura verso qualche destinazione meno battuta. Nei dieci giorni a Mosca, Piero e i Cyclown Circus hanno preso l’abitudine di fermarsi sempre nello stesso posto e ripetere lo show a cadenze regolari, tanto che qualcuno inizia a tornare più di una volta. Così si creano le condizioni per soddisfare un sogno di Piero: fare un giro notturno della città in bicicletta.

«Una sera due/tre ragazzi di quelli che venivano sempre a vederci hanno accolto la mia richiesta di fare un giro notturno per Mosca in bici, un sogno ricorrente che avevo in quei giorni. All’inizio i ragazzi mi rispondono di aspettare un paio di giorni, e io non riesco bene a capirne il perché. Poi mi rendo conto che all’ultimo spettacolo di due giorni dopo il numero dei ciclisti aumentava sempre di più (erano qualcosa come 60/70 persone), per cui alla fine siamo andati in giro con settanta biciclette di notte a Mosca, mettendo in scena una piccola Critical Mass autarchica in Russia».

«Poi, come avevo accennato prima, ho costruito la Tall Bike per Janine, che sognava di poter viaggiare con il circo. La sera del giro notturno in bicicletta ho infatti conosciuto i Rastabike, un gruppo di ciclisti che si auto-producono le loro chopper bike. Avevo trovato il posto dove costruire la bicicletta! Nel loro capannone, il loro quartier generale, dove c’era un’ottima attrezzatura, tutto era perfetto per lavorare. C’erano solo due giorni prima di partire per costruire la bicicletta, e in una sola notte tutto è andato come doveva, nonostante una certa pressione».

Russia 7

La bicicletta di Janine alla prova su strada

PREPARATIVI PER LA PARTENZA – «Dopo qualche giorno si è tenuta una vera e propria Critical Mass, ben più “secchiona” e inquadrata di quella che avevamo improvvisato noi quella notte. Quindi abbiamo comprato i biglietti per la Transiberiana, siccome avevamo una gran voglia di vedere la Mongolia prima di arrivare in Cina. Il gruppo si è diviso in due parti, anche per problemi logistici nel dover caricare sul treno dieci biciclette come le nostre… La nostra salita sul treno è appunto stata a dir poco avventurosa, anche perché non c’era alcuna possibilità di caricare le bici sul treno così com’erano. Subito è scattato un litigio furioso con la capotreno, che era poi una capo-vagone per come è strutturata la Transiberiana. Noi abbiamo smontato le bici di corsa sul marciapiede di fronte al treno e iniziato a caricare i bagagli sul treno. Io in dieci minuti ho smontato tutto quello che potevo, per fare sì che le bici potessero essere caricate dalla porta di entrata. I bagagli volavano dentro porte e finestre. Ma poco dopo il treno inizia a muoversi, si chiudono le porte e ancora c’erano cose rimaste in terra. Scatta il panico! Gli ultimi lanci avvengono ormai a treno in corsa, grazie ai nostri amici che ci avevano accompagnato fin là. Tutto il vagone, una volta saliti, ci guardava in maniera molto diffidente, dopo questo spettacolino che avevamo messo su. I primi minuti sono stati infatti di gelo totale, con la nostra roba sparsa da tutte le parti nel vagone e noi sporchi e sudati. Poi piano piano si è rotto il ghiaccio e abbiamo suonato musica per tutto il vagone. L’atmosfera si è distesa».

Russia 5

Tutti in carrozza!

IN TRANSIBERIANA – «Il viaggio in treno è durato una settimana. Ricordo che si facevano due o tre soste al giorno, 30/40 minuti per sosta, con signore russe che si avvicinavano al treno con cesti di pesce affumicato, uova, birra, che ci permettevano di mettere qualcosa sotto i denti. Cambiavano i tipi di cibo via via che cambiava il paesaggio. Io che sono innamorato della vista dal finestrino in treno ho vissuto il viaggio come una sospensione totale. Ho capito cosa significava la parola “steppa”, ed è stato un momento di grande riflessione. Per impegnare il tempo ho cucito una borsa per gli strumenti che avevo preso durante il viaggio, con teloni dei camion che avevamo rimediato a Mosca, e così hanno fatto anche i miei compagni di viaggio. Abbiamo riordinato le cose e le idee. Nessuno viaggiava per tutta la tratta della Transiberiana, molte delle persone che sedevano nel nostro vagone dopo due o tre giorni scendevano e lasciavano il posto a altri viaggiatori. Un viaggio introspettivo, una settimana seduto a guardare dal finestrino».

E se qualcuno volesse avere un’idea più chiara di quest’ultima parte del racconto, sulla tratta della Transiberiana che va da Mosca a Irkutsk, il video di questa coppia trovato sul Tubo rende bene l’idea di cosa scorra fuori dal finestrino del treno lungo quel percorso. Alla prossima!

0 replies

Leave a Reply

Want to join the discussion?
Feel free to contribute!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *