Viaggio in Georgia per Piero e i Cyclown Circus

Abbiamo lasciato il gruppo alla frontiera, pronti all’inizio del loro viaggio in Georgia. Ma lasciamo che siano le parole di Piero a raccontare le prime impressioni sul paese.

PRIMI PASSI in GEORGIA – «Un primo cambiamento lo abbiamo notato già alla frontiera. Dalla Georgia all’Indonesia, infatti, non abbiamo più incontrato i caratteri dell’alfabeto occidentale. In Georgia c’è il kartuli, che la leggenda vuole provenire dalle forme della pianta della vite».

Caratteri in kartuli

«Passiamo il confine, e dopo soli 5/6 chilometri ci si mette a suonare per una coppia che si stava sposando. Subito è nata una simpatia con la gente del luogo, e l’alcol ha iniziato a scorrere copioso. Questa è una grande differenza con la Turchia, da dove venivamo: i georgiani, tutti, bevono in grande quantità Chacha, una sorta di vodka/grappa che si auto-producono in ogni casa».

«E lo scorrere dell’alcol ha rappresentato una costante nel soggiorno georgiano. Intanto passavano i chilometri e intorno vedevi che tutto si era fermato al tempo della Russia, con le fabbriche bloccate, tutto fermo e con circa l’80% di disoccupazione».

Fabbrica abbandonata in Georgia

«Si respirava una sensazione di povertà incredibile, che si vedeva anche negli alimentari dove entravamo, con gli scaffali semivuoti e quei pochissimi prodotti presenti che non lasciavano alcun margine di scelta. Dalle sei e mezza/sette di sera poi vigeva una specie di coprifuoco, con l’alcol a favorire qualsiasi tipo di situazione pericolosa. Già dalla prima sera c’era tensione, quando noi cercavamo un posto al coperto dove dormire. Un tipo ubriaco alla fine quella sera ci ha portato con lui, promettendoci un posto dove poter stare. Noi all’inizio temevamo il peggio, ma alla vista di moglie e figlia, molto gentili, tutto si è rilassato e abbiamo dormito nel loro salotto, stretti ma coperti. Alla mattina gli amici maschi del capofamiglia ci sono venuti a svegliare, naturalmente con una bottiglia da due litri e mezzo di birra calda e un pesce affumicato. Era la nostra colazione. Hanno anche suonato la fisarmonica di Channing e noi abbiamo capito che cosa aspettarci per i due mesi che avremmo speso in Georgia. Dopo un piccolo spettacolo abbiamo proseguito in direzione di Batumi».

BATUMI – «Batumi è una grossa città, con il suo porto. Entrando notiamo una struttura enorme, una specie di albergo, che ci incuriosisce. Decidiamo che saremmo tornati a curiosare. Facciamo il nostro primo spettacolo in strada e subito incontriamo una persona incantevole, David (qui sotto, al centro della foto), che ci mette a disposizione la casa del fratello e ci prende in grande simpatia. Lui aveva lavorato sulle navi cargo, aveva messo da parte qualcosa rispetto alla maggior parte delle persone di lì, che invece possiedono poco o nulla».

Incontri incantevoli: David a Batumi

«Ci siamo potuti rilassare lì a casa sua, per una settimana, e lavare tutte le nostre cose e rimetterle in ordine».

Bucato!

«David ci ha anche organizzato spettacoli all’interno delle scuole e dei licei della zona, a patto di suonare ogni mattina una serenata alla moglie perché lui potesse regalarle un fiore».

La serenata mattutina di David alla moglie

«Una sera usciamo e torniamo sotto quella grande struttura che avevamo visto entrando nella città. Nella hall, in uno scenario da film di questo vecchio albergo a cinque stelle completamente devastato, ci dicono che il posto è occupato da circa 1500 persone (rifugiati politici dell’Abcasia) che qui vivono».

La grande struttura a Batumi che ospita 1500 rifugiati dell’Abcasia

«Anche se era l’ora della “sbornia”, loro insistevano per suonare comunque e fare spettacolo, per cui noi abbiamo accettato e gli abbiamo fatto fare un cerchio. L’ambiente si è surriscaldato subito, e dopo soli cinque minuti di spettacolo è iniziato il delirio, con persone che saltavano dentro il cerchio come matti e noi attenti a cercare di non mancare di rispetto a nessuno. Arriva il mio numero di giocoleria con le palline e uno di loro me ne prende una dalle mani – per me era un attrezzo prezioso e difficilmente reperibile da quelle parti. Fatto sta che con il suo coltello fa per tagliare in due la pallina come fosse un’arancia. Vedo la scena e mi innervosisco molto, non so come reagire senza far degenerare la situazione. Tutto alla fine si conclude con una pallina segnata da un taglio di coltello e noi che impacchettiamo tutto e ce ne andiamo, a passo svelto. Avremmo imparato più tardi che quella terra era soprannominata “terra delle lame”».

1 reply
  1. Dr. Durak
    Dr. Durak says:

    The pure terror I felt walking down that dark path the first night… Our host had been flipping a knife between his fingers and I asked Raffe to come with me so that my mother would know when I died… This was a week after Rocio and I had been abducted, so I was a bit on my toes. We followed him across an unlit field but then he showed me a garage where we could lock our bikes overnight. Then we got up the stairs and there was a room illuminated by a chandelier. My fear subsided.

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