Nicosia, l’occupazione di Malakasa

Siamo a Cipro, e il gruppo si sposta da Famagosta verso Nicosia, dove scopre qualche sostanziale differenza tra il versante turco e quello greco della città.

NICOSIA – «A Nicosia l’accoglienza da parte del pubblico è ancora buona, poi dopo uno spettacolo la polizia ci ferma e ci porta in questura. Ci trovavamo nella zona turca in quel momento. Ci dicono che non possiamo esibirci, e ci tengono un sacco di tempo lì, facendoci capire che diamo fastidio. Perché non andiamo nella zona greca, ci diciamo, vista l’accoglienza della polizia? E allora ce ne andiamo verso il passaggio tra la zona greca e la turca; c’è un unico checkpoint in tutta l’isola. Si passa in mezzo a uno scenario da film che conserva intatti i ricordi della guerra, si percorre circa un chilometro tra le macerie. Nicosia ha le classiche mura veneziane, e in mezzo la spaccatura tra territorio greco e turco. Dal lato greco si iniziava a respirare un’aria diversa, con i militari che alle tre di notte si sono messi a giocare con le nostre bici. Finalmente un posto dove potersi fermare in santa pace, abbiamo pensato».

Mura Veneziane

Spettacolo di fronte alle mura veneziane di Nicosia

MALAKASA – «Lì abbiamo trovato la casa nella quale siamo poi rimasti a passare l’inverno. Non ricordo se dalla prima sera stessa, ma subito abbiamo trovato il posto dove poi stabilirci. Si trattava di una porzione di palazzina occupata da un tipo, e noi abbiamo deciso di occupare la restante parte e di rimanere lì quell’inverno. Abbiamo sistemato lo stabile, consapevoli che avremmo vissuto lì da fine novembre fino alla primavera».

Lavori Malakasa

Al lavoro nella casa occupata che sarà chiamata “Malakasa”

«Il secondo giorno siamo andati al municipio, per spiegare chi eravamo e quali fossero le nostre intenzioni. Volevamo sapere se c’era bisogno di avere dei permessi o quant’altro. Parliamo con il vicesindaco, e noi siamo parecchio emozionati. Raccontiamo la nostra storia e lui mette su una faccia davvero sorpresa, prima di prendere la palla al balzo e raccontarci che per Natale avevano in programma di ospitare un gruppo di artisti di strada belgi, ma che la cosa era poi saltata all’ultimo momento. Ecco quindi che oltre all’ottima accoglienza arriva anche una scrittura! Ci dà appuntamento per due giorni dopo, e si parla di un contratto… Non ci credevamo…».

Cyclown Circus

I Cyclown Circus al lavoro con i loro strumenti

«Teniamo tutto segreto con gli altri ragazzi, per fare una grande sorpresa. Dopo due giorni l’incontro, e quando ci dice la cifra prevista barcolliamo: oltre 7.500 euro per uno spettacolo al giorno nel periodo natalizio! Gli abbiamo anche fatto le nostre richieste, dalla possibilità di fare cappello comunque, fino a quella di rimanere dove stavamo e utilizzare corrente elettrica e acqua. Loro hanno accettato tutto, e anzi si aspettavano che chiedessimo molto di più. Ci eravamo sistemati davvero alla grande!».

Malakasa

Il gruppo di artisti di strada nella casa occupata di Malakasa

«Era nata l’occupazione di “Malakasa”, così la chiamammo».

Simbolo Malakasa

Poteva non essere un ciclo il simbolo di Malakasa?

 

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