Verso la Cappadocia, in fuga dalla neve

«La gente turca è certamente molto ospitale e anche parecchio espansiva, quindi noi sentivamo talvolta il bisogno di stare un po’ lontani dalle zone abitate per avere un po’ di tranquillità, o poterci allenare un pochino, nella giocoleria ma anche per il fisico. Altrimenti si era sempre esposti, non era semplice» – continua Piero nel suo racconto.

Riposo all'ombra delle bici

Riposo all’ombra delle bici

«Da Ankara in poi c’era anche una tv che seguiva il viaggio, per cui in qualche paese capitava che ci aspettassero e fossero pronti anche con la piazza, magari anche con le sedie… è stato molto simpatico. Si era in breve tempo entrati in una sorta di routine: la mattina c’erano 60/80/90 km in bicicletta, poi nel pomeriggio si faceva lo spettacolo, prima di sera era necessario trovare un posto per dormire e poi a cena e quindi diario, stretching e quant’altro davanti a un fuoco o in una casa. Le strade in generale erano abbastanza impegnative, il traffico turco non è facile. Ma non è un posto così denso di auto, con tante zone abbastanza deserte».

Traffico in Turchia

Traffico in Turchia

La parentesi di ESKISEIR – «Ricordo questa città nuova, tipo Pescara (città di provenienza di Piero), senza storia… Non ricordo come ci finimmo, ma è stato terribile, con tanti ragazzini che ci giravano attorno e che toccavano le nostre cose, per cui è stato molto stressante. Abbiamo occupato una piccola casa in costruzione fuori città, e alcuni di noi tornavano in città con le due bici “normali” (le altre erano Tall Bike) per compiere le attività quotidiane. Non ci è sembrato il caso di fare spettacoli. Si respirava una brutta euforia in quel posto. Ma è un caso isolato, e ho in generale bei ricordi di quei 5 mesi. Dopo un po’ tra l’altro capivo abbastanza bene quello che mi dicevano e parlavo un po’ di turco».

La CAPPADOCIA – Una delle variabili da considerare, quando si viaggia così esposti alle intemperie, sono l’arrivo dell’inverno e il freddo, per cui iniziava ad essere necessario trovare una sistemazione adatta a superare i mesi invernali ormai alle porte. «Avevamo trovato ospitalità per l’inverno a Mersin, città sul Mediterraneo, alla fine della zona turistica al sud, in un appartamento messoci a disposizione da un tipo che avevamo conosciuto, e che si era offerto di ospitarci». Per raggiungere Mersin bisognava attraversare la Cappadocia, dove per qualche giorno il gruppo si è trovato ad occupare una caverna.

Il ritiro in grotta in Cappadocia

Il ritiro in grotta in Cappadocia

«Dormire in Cappadocia è stato bellissimo, ma in generale non era facile. Quei giorni hanno rappresentato una sorta di ritiro, per allenarsi e provare cose nuove. Con spettacoli in un paese vicino, pieno di turisti europei, americani, cinesi, giapponesi… Ma già si sentiva il freddo».

Cucina all'aperto

Cucina all’aperto

«Siamo dovuti scappare con la neve che ci inseguiva, alla ricerca di un treno che ci portasse un po’ lontano. Abbiamo percorso 80 Km praticamente tutti in discesa. Andavamo veloci, con la neve minacciosa alle nostre spalle. Una foratura di uno di noi ci ha costretti a fermarci e ci siamo ritrovati con la neve in testa, senza essere minimamente preparati alla cosa. E’ stata dura».

Foratura sotto i primi fiocchi di neve

Foratura sotto i primi fiocchi di neve

«Siamo finalmente arrivati al paese da cui prendere il treno, in questa piccola stazioncina a cucinare con un fornelletto da campeggio. Poi arriva un ferroviere e gli chiediamo del treno, anche perché c’era solo una via per giungere a Mersin, con un passo a quota 1400 metri. Ma treni non ce n’erano, dice lui, e dice anche che il giorno dopo dovevamo sloggiare dalla stazione. Il giorno dopo, divisi in gruppi di due/tre/quattro persone, autosufficienti per poter fare spettacoli anche in pochi, abbiamo fatto l’autostop. Noi abbiamo preso un tir scarico, e l’autista, che era pazzo e guidava come un pazzo, andava dritto a Mersin. Beveva parecchio e ci ha offerto anche il pranzo».

E a Mersin il gruppo di Piero avrà a che fare con giornate difficili. Alla prossima!

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