A spasso per la fotogenica Milano, un itinerario cinematografico

Excuse me… bittescèn, noyo volevàn savuàr l’indiriss… ja?”.
Inevitabilmente, se si pensa a Milano così come è apparsa negli anni sul grande schermo cinematografico, vengono subito in mente gli irresistibili Totò e Peppino di “Totò, Peppino e la… malafemmina” – pellicola del 1956 diretta da Camillo Mastrocinque – con i personaggi dei due campagnoli napoletani proiettati nell’estremo nord del capoluogo lombardo, affrontato, nonostante la stagione primaverile, indossando una tenuta improbabile da cosacchi, per l’ilarità dei milanesi.

Totò, Peppino e la malafemmina

Totò, Peppino e la malafemmina

Una scena ricorrente, quella dell’emigrante del sud che si ritrova catapultato nella grande e operosa città del nord, che si è ripetuta più e più volte in pellicole che proprio a Milano si sono ispirate, per raccontare storie di integrazione difficile o per creare situazioni grottesche o comiche. Ma Milano è anche espressione di una cultura del lavoro che l’ha portata ad essere il simbolo del boom economico a cavallo della metà del secolo scorso, e non sono pochi i registi che hanno usato proprio la città come set cinematografico per raccontare storie di desiderio di affermazione personale e riscatto sociale, o per fare luce su alcuni aspetti dell’industrializzazione di massa.

Perché allora non partire in un itinerario alla scoperta di un insolito modo di visitare Milano, la seconda città italiana per numero d’abitanti tenendo a mente le pellicole che ne hanno celebrato gli scorci e la personalità di chi l’ha vissuta? A partire da Mario Camerini, che qui nel 1932 girava il suo “Gli uomini, che mascalzoni…”, pellicola che porta Milano e il Duomo per la prima volta sul grande schermo e che oggi ci fornisce il ricordo di una città che già dimostrava tutta la sua operosità e vitalità. Il critico Filippo Sacchi, dalle colonne del Corriere della Sera, si esprimeva infatti così: “È la prima volta che vediamo Milano sullo schermo. Ebbene, chi poteva supporre che fosse tanto fotogenica?”.

uomini mascalzoni

Gli uomini, che mascalzoni…

Se si mette in preventivo di visitare Milano, il nostro itinerario deve prendere il via dalla piazza del Duomo, simbolo della città. I monumenti più importanti si trovano infatti proprio nel centro storico, nelle strade attorno alla grande piazza che è dominata dalla cattedrale, una delle chiese più grandi d’Europa. E da lì ci si può incamminare per un viaggio alla scoperta di veri e propri simboli della città, come il Castello Sforzesco, o del patrimonio artistico custodito presso la Pinacoteca di Brera. Ma pensare a Milano vuol dire anche Settimana della Moda o Salone del Mobile, o anche, tanto per essere attuali, EXPO 2015. La grigia Milano, insomma, è città viva e vitale, economicamente dinamica.

Miracolo a Milano

Miracolo a Milano

Proprio piazza Duomo fa da sfondo alla celebre scena delle scope volanti di “Miracolo a Milano”, capolavoro di Vittorio De Sica del 1951. Nell’onirico film il protagonista è un ragazzo orfano che sogna un mondo dove “Buongiorno voglia davvero dire buongiorno”, e nella scena finale – che pare essere stata di ispirazione per la scena della bicicletta volante in “E.T.” di Steven Spielberg – insieme a un gruppo di barboni ruberà le scope a un gruppo di netturbini, per poi volare via a cavallo delle stesse verso quel mondo sognato.

Miracolo a Milano

Miracolo a Milano

E ancora, il desiderio di realizzazione e il miglioramento della propria condizione fanno da filo conduttore di “Rocco e i suoi fratelli”, di Luchino Visconti del 1960, mentre l’uomo industrializzato e in preda alle nevrosi, un po’ un archetipo del grande lavoratore lombardo, è il protagonista dello splendido “La classe operaia va in Paradiso”, film di Elio Petri del 1971 con un grandissimo Gian Maria Volonté.

La classe operaia va in Paradiso

La classe operaia va in Paradiso

Per soddisfare i più curiosi, e insieme fornire qualche spunto per una passeggiata fuori dai soliti itinerari turistici di massa, non molti sapranno poi che “Nirvana” di Gabriele Salvatores è stato girato quasi interamente nel quartiere Portello di Milano, nei vecchi stabilimenti dell’Alfa Romeo, mentre “Fame chimica” – di Antonio Bocola e Paolo Vari, del 2007 – è ambientato tra i giovani della Barona, quartiere della periferia Sud di Milano. Mario Monicelli ha poi ambientato “Romanzo popolare” (1974), con Ugo Tognazzi, Ornella Muti e Michele Placido, nel caseggiato popolare della Nuova Torretta di Sesto San Giovanni e nel quartiere di Lambrate.

Romanzo Popolare

Romanzo popolare

Milano quindi come continuo intreccio dei suoi luoghi e delle personalità che dentro vi si modellano. Dal sogno di migliorare la propria condizione affidando tutto a un difficile e lungo viaggio, fino alla Milano delle fabbriche e alla “Milano da bere”, inteso nel senso più frivolo e modaiolo del termine, sono moltissimi gli aspetti della città e dei suoi vecchi e nuovi abitanti che il cinema ha sviscerato nel corso degli anni, restituendo scene comiche indimenticabili così come ampi momenti di riflessione sulla cultura e la società italiane.

Non ultima la pellicola che ha ricevuto il Leone d’oro al miglior film durante la 67ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia del 2010: quel “Somewhere” di Sofia Coppola che usa Milano, e la cerimonia di consegna dei Telegatti, per aprire uno squarcio sul vuoto che avvolge quegli ambienti, come è appunto sovente quello televisivo, dove l’apparenza vale mille volte più di qualsiasi sostanza, e la bocca serve soprattutto per sorridere.

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