Il cantastorie in bicicletta: l’itinerario

Da veri amanti di viaggi incredibili, in tutte le loro forme, noi di Personal Travels sappiamo bene riconoscere la differenza tra un normale turista, di quelli che per intendersi non si allontanano dai sentieri prestabiliti e girano armati della loro macchinina fotografica digitale, e un viaggiatore, ovvero colui che pianifica la sua partenza, sapendo quello che si sta lasciando alle spalle, senza l’assillo di un itinerario prestabilito e di tempi stringenti. Una scelta che non è adatta a tutti, ma che di sicuro è in grado di affascinare i più. E a proposito di viaggiatori e viaggi incredibili, noi siamo rimasti fulminati dal racconto del viaggio di Piero, meglio conosciuto come lo Zio Bici (www.ziobici.it): un tour su due ruote – quelle azionate dai pedali e non da un motore meccanico – che lo ha portato dall’Italia all’Indonesia, dall’Europa all’Asia, per una durata complessiva di circa 5 anni, dal 2005 al 2010, con una compagnia variabile di persone, accomunate dalla passione per le bici e il circo di strada, e lunghi momenti di viaggio in solitaria. Insieme a lui vogliamo provare a raccontare questa storia.

11.5

Piero aka Zio Bici

La preparazione

«La preparazione del viaggio è durata 6 mesi» – ci racconta – «Si trattava di lasciare tutto, partire senza sapere dove si andava e senza preoccuparsi del tempo. Lasciare Roma, la casa, un buon lavoro. Ho regalato alcune cose e messo da parte alcune altre cose che mi sembravano importanti. La mia vita si è chiusa in un paio di borse e sono partito». Facile immaginare le tante difficoltà da affrontare, da quelle logistiche a quelle più pratiche, dalla scelta del mezzo adatto a quella dei “bagagli” da portare, fino ai problemi legati alle differenti lingue e abitudini che si andavano a incontrare, o alla sicurezza in generale.

«Siamo partiti come un piccolo circo itinerante su Tall Bike (biciclette customizzate e sviluppate in altezza), con la mia bici costruita per l’occasione dopo un’esperienza precedente di tre mesi di viaggio, dove avevo preparato una bici a due piani in funzione dei bagagli da portare. Una variabile fondamentale è quella di sapere bene in che posti si sta andando, per scegliere al meglio il mezzo e non perdersi dietro a un’assistenza altrimenti impossibile».

la mia bici

La Tall Bike di Piero (con scimmietta curiosa)

L’itinerario 

«Ho cercato nel mio itinerario di seguire per quanto possibile il caldo» – continua – «Sono partito a giugno verso est, lasciato Istanbul che era ottobre. A dicembre ero a Cipro, perfetta in inverno. Finito l’inverno, a metà marzo siamo tornati verso su, passando poi in Russia e Mongolia in agosto, a Pechino a fine ottobre e poi verso il sud. In Laos. Scappavamo sempre dal freddo e dalla neve».

Questa la sequenza dei paesi attraversati durante il viaggio: Turchia, poi Cipro, ancora Turchia, poi Georgia, Russia e Mongolia. Quindi Cina, Laos, Thailandia, ancora su e giù tra Laos e Thailandia, e infine Malesia, Singapore e Indonesia. «Le uniche scadenze dei nostri spostamenti erano i visti», ci racconta sorridendo e facendoci capire come il tempo scorresse in maniera davvero differente durante questa esperienza.

Una tappa alla volta, settimana dopo settimana e paese dopo paese, ci faremo accompagnare dal racconto di Piero, per scoprire come sia stato possibile mettere in gioco tutte le proprie certezze da benestanti occidentali e ritrovarsi catapultati in realtà diversissime fra loro, dove quello che qui sembra essere di vitale importanza può diventare solo un vezzo o un piccolissimo dettaglio. Due ruote e la ferrea volontà di farle girare attraversando il mondo, gli attrezzi da giocoliere in una tasca della borsa, poco più di un centinaio di euro in tasca, giusto per far fronte ai primi bisogni, e la necessità e la voglia di condividere qualcosa con tutte (o quasi) le persone che si paleseranno sulla strada. Pochi ma importanti ingredienti per un viaggio indimenticabile.

Pronti a salire sulla canna virtuale della vostra bicicletta per pedalare con Piero a i Cyclown Circus?

L’irresistibile tentazione del ricordino

Photo by Oswaldo Rubio

Photo by Oswaldo Rubio

Chiamatela irresistibile tentazione a portare con sé un souvenir, oppure date la colpa a improvvisi e incontrollabili attacchi di cleptomania, fatto sta che la percentuale di quanti hanno l’abitudine di portare via dalla propria camera d’albergo un qualche ricordino è tutt’altro che da sottovalutare, e venti italiani su cento che viaggiano ammettono di essere caduti almeno una volta in questi comportamenti.

Con una particolare predilezione per biancheria, accappatoi e asciugamani vari, nel nostro caso. Ma si sa che il mondo è bello perché è vario, per cui non mancano popolazioni attratte da riviste e libri, come gli inglesi, i tedeschi o i francesi, ma anche, ed è il caso dei cinesi, dall’arredamento della camera. Un turista cinese su tre ammette infatti di aver messo le mani su lampade, orologi o opere d’arte presenti nella camera d’albergo, stando ai dati di una ricerca condotta da Hotels.com, che assegna la palma del turista più rispettoso e onesto al viaggiatore danese, con solo il 12% dei turisti che ammette di essere caduto almeno una volta nella trappola.

E se indagare sui perché di questa vera e propria mania mondiale è tutt’altro che semplice, può essere divertente approfondire le preferenze di quel 35% di viaggiatori, a livello globale, che ammette di non poter resistere al fascino di mettere nella valigia qualcosa di proibito, in qualche caso arrivando a commettere veri e propri furti con destrezza. Come nel caso del viaggiatore insaziabile che presso l’albergo Parkroyal di Kuala Lumpur ha pensato bene, invece di scolarsi le bottigliette del frigo-bar – magari riempiendole di acqua o tè per far sì che nessuno se ne accorgesse – di far sparire direttamente tutto il frigo, per la sorpresa generale degli inservienti dell’albergo.

O come quei tre clienti di uno Starwood Hotel americano che hanno snobbato le confezioni di mini-sapone della loro stanza per dedicarsi invece alla rimozione del pianoforte della hall dell’albergo. Altri oggetti davvero insoliti che risultano tra quelli rubati alle catene internazionali sono, oltre alla lunga lista di bollitori, asciugacapelli e stoviglie varie, un albero di Natale e il modellino di un Concorde. Per non parlare del tipo che dalla sua camera di albergo ha portato via il condizionatore, smontandolo direttamente dalla parete.

 

Photo by flickr user Tristan Schmurr

Photo by flickr user Tristan Schmurr

Ma guardando il fenomeno dal punto di vista dell’albergatore, quali possono essere le contromisure? Se da un lato la gran parte dei direttori è propensa a chiudere un occhio davanti al piccolo furto consumato per portare via un ricordo del soggiorno, magari griffato, dall’altro qualcuno ha già pensato di correre ai ripari, utilizzando la tecnologia oppure mettendo in un listino i pezzi potenzialmente più appetibili. Nelle camere della fantasiosa catena australiana QT, infatti, campeggia un menu dal titolo molto esplicativo: “Desire” – ovvero desiderio – dove sono elencati gli oggetti più ambiti, e il loro relativo prezzo. I 14 articoli nella lista aggiungono più di 500 dollari al conto della suite, per cui è necessario pensarci bene prima di farli sparire.

Ancora più aggressivi i tre alberghi di New York, Miami e Honolulu che si sono affidati alla tecnologia per combattere il fenomeno. Un’azienda di Miami, la Linen Technology Tracking, ha infatti messo a punto un’etichetta RFID, il cui chip è resistente a ben 300 lavaggi, che promette di tenere traccia di tutti gli spostamenti della biancheria dell’albergo. Anche perché, come conferma William Serbin, vice presidente esecutivo della Linen Technology Tracking, “questi furti possono far mancare, ogni mese, dal 5 al 20% del totale della biancheria dell’albergo”.

Anche chi scrive deve ammettere di essere caduto in tentazione una volta, durante un soggiorno in Alto Adige. Nella valigia ha fatto ritorno con me un divertente libro di un illustratore austriaco, che mi aveva tenuto compagnia in qualcuna delle serate di riposo, dopo le passeggiate diurne. E voi, siete pronti a confessare le vostre peggiori malefatte? Raccontatecele nei commenti…

Sundance Film Festival

The Sundance Film Festival is an important film festival dedicated to independent cinema, founded by the Utah Film Commission in 1978 under the name of Utah / United States Film Festival.Egyptian Theatre at the Sundance Film Festival

The festival was renamed in 1991 into Sundance Film Festival by the Sundance Institute, a nonprofit organization sponsored by Robert Redford, who assumed the organizational power and the artistic direction of the event. The festival was also moved from Salt Lake City to the nearby ski resort of Park City and from September to January.

The coincidence with the skiing high season allowed it to to become a major showcase of independent US and international independent cinema.

Don’t miss the chanche to enjoy the 2015 edition, book a room in time.

Rome, the secret of pizza and mortazza

When in Rome, do as the Romans, goes the saying. And what do the Romans do when they are in a hurry and want to have a roadside snack? Simple, choose “pizza and mortazza”, pizza bread with bologna in other words. You can delight with this particular street food while wandering between a monument and the next one because in Rome every self-respecting bakery serves this specialty.

PIZZA-CO-LA-MORTAZZA1

photo by Guido Sansoni

A piece of pizza that is very crisp, split in two to make room for fresh cut bologna. It’s cheap and it is very good, especially if accompanied by a well-chilled beer.

Those who visit the historic center must call in to the Antico Forno Roscioli for a gourmet-style pizza and mortazza. Or you can enjoy the thrill of following the three-wheeled pick-up truck Pizza and Mortazza, which moves to a different part of the city every day.

To find out if it is in your area take check out their website or simply follow their movements on twitter.

If it is evening and you have been dragged into the nightlife of San Lorenzo, the neighborhood a short walk from Termini station where the students crawl between pubs and clubs) go straight to the Piazzetta, opposite the market. It’s a pizzeria take-away open until late which also serves cocktails at popular prices.

Eye on the time, however, on weekends pizza and mortazza always comes around midnight…

The cycling storyteller: preparation and itinerary

As true lovers of amazing travel stories, we at Personal Travels know the difference between a normal tourist, intended as one of those who do not stray from known paths and go around with their latest digital camera, and a real traveler, one who plans his/her departure, knowing what he/she ìs leaving behind, without the obsession of a fixed route and timing constraints. A choice that may not suit everyone, but that can surely fascinate most people. And speaking of travelers, we were awestruck by the story of the journey of Piero, better known as “Zio Bici” (Uncle Bike): a tour on two wheels – operated by pedals and not by a motor engine – that brought him from Italy to Indonesia, from Europe to Asia, over a period of about 5 years – 2005 to 2010 – alternating times with a motley crew of people who shared a passion for bikes and street circus, and long periods of solo traveling. And together with him we want to try to tell this story.

Zio Bici

Piero aka Zio Bici in one of his balancing tricks.

Preparation

The preparation of the trip lasted 6 months“- he tells us – “I was about to leave everything, without knowing where I was going and not a worry about the time needed. Leaving Rome, a house, a good job. I’ve given away a few things and put aside some other things that seemed important to me. I packed my life in a couple of bags and left“. It is easy to imagine how many difficulties need to be faced, from logistical ones to more practical ones, from the choice of a suitable means of transportation to that of what “baggage” to bring along, to the problems associated with different languages and customs that they were going to meet, or with safety in general.

We started as a small traveling circus on Tall Bikes (customized bicycles developed in height). I had built my bike for the occasion after the experience of a previous three-month trip, where I had prepared a bike on two levels with cargo bays.A key variable is to know well the places that you are going to, so choose the best asset and avoid getting lost in impossible maintenance tasks“.

Piero's Tall Bike

Piero’s Tall Bike

Route

In my itinerary, I tried to follow the heat as much as possible“- Piero goes on – “I started travelling East-bound in June, and I left Istanbul in October. In December, I was in Cyprus, perfect in winter. After winter, in mid-March, we headed back North, traveling through Russia and Mongolia in August, Beijing at the end of October, and then we headed South. To Laos. We kept on running away from the cold and the snow“. This is the sequence of countries crossed during the trip: Turkey, then Cyprus, Turkey again, then Georgia, Russia and Mongolia. Then China, Laos and Thailand where we went back and forth many times, and finally Malaysia, Singapore and Indonesia. “The only milestones of our travels were visas ” Piero tells us with a smile explaining how time flowed in a very different way during this experience.

One step at a time, week after week, and country after country, we will revive the story of Piero, to find out how he managed to put all his certainties of a wealthy western man at stake to find himself catapulted into such different realities, where what seems to be vital here, can become just a quirk or a tiny detail at other latitudes. Two wheels and the iron will to spin them around the world, with the juggling gear in a pocket of the bag, a little more than a hundred euro in his pocket, just to meet the first basic needs, and the longing and desire to share something with all (or most of) the people met on the street. Few but important ingredients for a memorable trip.

Ready to climb on the barrel of your virtual bike to cycle along with Piero?

Matera 2019: la grande sfida di essere Capitale europea della cultura

La prima fu Atene, nell’ormai lontano 1985, quando ancora si chiamavano Città europee della cultura. Oggi il loro nome è cambiato in Capitali europee della cultura, la loro assegnazione segue un ordine prestabilito per dar modo a ogni paese dell’UE di esprimere le proprie candidate, ma non si è modificata la mission del progetto: dare visibilità alla vita e allo sviluppo culturale di un territorio, avvicinandolo al resto dell’Europa. Proprio come succederà a Matera, città designata Capitale europea della cultura per il 2019.

Matera - foto di Salvatore Laurenzana

Matera – foto di Salvatore Laurenzana

La notizia è giunta lo scorso 17 ottobre, con la città della Basilicata che ha avuto la meglio su un gruppo di candidate che comprendeva Lecce, Perugia, Ravenna, Siena e Cagliari. Matera dunque, dopo Firenze, Bologna e Genova, sarà la prima città del sud a mostrare le sue capacità di produzione culturale. Un’occasione unica per la città, così come per il sud tutto, come più volte è stato sottolineato e come hanno tenuto a precisare anche i promotori dell’iniziativa, che mettono in luce come Matera abbia “condiviso lo stesso destino di area di consumo di prodotti provenienti dai grandi centri di produzione culturale. Negli ultimi anni, però, il quadro sta cambiando. Si fa strada un movimento che rimuove sistematicamente le barriere di accesso alla cultura: usa nuove tecnologie, adotta licenze aperte per rendere culturalmente ed economicamente sostenibile un modello in cui la produzione culturale è diffusa, orizzontale, partecipata”. Ed è proprio questo il trend che si vuole seguire.

Perché se è vero che soltanto qualche decennio fa Matera era conosciuta come una “vergogna nazionale”, a causa dello stato in cui versavano gli abitanti dei suoi famosi Sassi, ad oggi la situazione è del tutto diversa. Un esempio può essere quello degli Open Data, sul cui tema Matera è avanti rispetto a tutto il Mezzogiorno italiano, ma anche sotto altri aspetti la città sa distinguersi: è una delle città più sicure d’Italia, tra quelle con la maggior penetrazione di tecnologie digitali private e con il maggior aumento di imprese culturali giovanili. Consapevoli di come la cultura rappresenti la vera opportunità per disegnare un modello sostenibile di sviluppo socio-economico, i promotori, forti della grande partecipazione attiva della cittadinanza al progetto, lanciano una sfida che insieme coinvolge il territorio, il sud Italia in generale e l’Europa tutta.

Matera - Foto di Sergio Laterza

Matera – Foto di Sergio Laterza

Tra gli obiettivi della città per Matera 2019 c’è sicuramente quello di fermare la fuga dei giovani, che ancora oggi lasciano il sud per cercare fortuna altrove. Cultura, conoscenza e innovazione dovranno essere il propellente in grado di invertire questo flusso, ed insieme contribuire a rafforzare la visibilità e il posizionamento turistico internazionale di Matera. Ad oggi infatti il turismo straniero nella città si attesta su un 30% di presenze, e l’obiettivo dichiarato per l’anno 2019 è di portare questa percentuale al 50%, a fronte di una mole di circa 600mila turisti attesi ogni anno. Importante sarà anche aumentare i tempi di permanenza in città, così come intervenire sulla mobilità per garantire accesso e spostamenti facilitati in un territorio non facile. Una terra che per quasi cento anni è stata la più povera e la meno alfabetizzata del continente si prepara quindi alla grande sfida, pronta a scrollarsi di dosso ogni senso di inferiorità.

The room with a view

Photo by flickr user Kassandra Bay Resort & SPA

Photo by flickr user Kassandra Bay Resort & SPA

A number of years ago I was working part-time with an Irish travel company one of whose destinations was Calabria, where I live. The company had its own reps of course and my job was mainly to assist in translating where needed. One of the hotels in the package was in Soverato, a resort on the Ionian coast where the beaches are well kept, the water is clear and the town has a nice promenade, delightful bars and ice-cream parlours and some very good restaurants. I felt the middle-aged tourists it was marketed to could have no complaints. Was I wrong!

The hotel manager summoned me at about 8 pm as he was having what he called a “crisis situation” with a group of new arrivals. Two couples were sitting in the hotel lounge, suitcases propped beside them and were demanding that if they didn’t get the “sea-view” rooms they’d paid extra for they were going to call the police and they were “definitely” going to sue the travel company. The manager’s level of English didn’t help and he explained that he had tried to tell them through the rep that if they could be patient for two nights he would then give them their sea-view rooms and a few complimentary bottles of wine. Seemingly the rep wasn’t making much headway. As sometimes happens, these couples were seeing a total refund on the horizon.

I went over and asked how they were and if they’d had a glass of wine at the hotel welcome buffet. The stone-faced lady, I estimated her to be in her sixties, looked at me and asked stiffly: “Did you see the rooms?” I immediately saw she was the leader of this little mutiny boss.

I cajoled them into taking me to the room to explain what the problem was. It turned out that the room was facing the sea but it was on the ground floor and a five-foot protection wall had been built as a barrier against the rough seas that occasionally flooded the ground floor. As the lady said without a hint of a smile: “If I want to see the sea I’ll have to stand on a chair.”

Photo by flickr user Kassandra Bay Resort & SPA

Photo by flickr user Kassandra Bay Resort & SPA

I asked her if it was her first time in Italy and she looked at me and said: “This is the only region I haven’t visited and I’m very disappointed in the room. The room is important when you book a holiday you know.” I agreed with her.

My Irish charm stood me good that evening and we enjoyed a few glasses of wine. I promised I’d take her to visit a medieval town the following day and she agreed they would put up with the room for the two nights. I was as good as my word and accompanied the four guests on what turned out to be a very enjoyable outing. We took in Gerace and Stilo and they were totally in awe of these two towns and I found out that they were all quite well read on comparable places in Sicily and Puglia.

A few days later I bumped into the hotel manager who thanked me for sorting out the “crisis” but then he surprised me by telling me that the two couples had refused his offer to move them to the third floor as in daylight they’d discovered just how convenient to the beach their rooms were. They could walk out in their bikinis and they had the added advantage of not having to take lifts or stairs.

They didn’t refuse the complimentary bottles wine though!

A spasso per la fotogenica Milano, un itinerario cinematografico

Excuse me… bittescèn, noyo volevàn savuàr l’indiriss… ja?”.
Inevitabilmente, se si pensa a Milano così come è apparsa negli anni sul grande schermo cinematografico, vengono subito in mente gli irresistibili Totò e Peppino di “Totò, Peppino e la… malafemmina” – pellicola del 1956 diretta da Camillo Mastrocinque – con i personaggi dei due campagnoli napoletani proiettati nell’estremo nord del capoluogo lombardo, affrontato, nonostante la stagione primaverile, indossando una tenuta improbabile da cosacchi, per l’ilarità dei milanesi.

Totò, Peppino e la malafemmina

Totò, Peppino e la malafemmina

Una scena ricorrente, quella dell’emigrante del sud che si ritrova catapultato nella grande e operosa città del nord, che si è ripetuta più e più volte in pellicole che proprio a Milano si sono ispirate, per raccontare storie di integrazione difficile o per creare situazioni grottesche o comiche. Ma Milano è anche espressione di una cultura del lavoro che l’ha portata ad essere il simbolo del boom economico a cavallo della metà del secolo scorso, e non sono pochi i registi che hanno usato proprio la città come set cinematografico per raccontare storie di desiderio di affermazione personale e riscatto sociale, o per fare luce su alcuni aspetti dell’industrializzazione di massa.

Perché allora non partire in un itinerario alla scoperta di un insolito modo di visitare Milano, la seconda città italiana per numero d’abitanti tenendo a mente le pellicole che ne hanno celebrato gli scorci e la personalità di chi l’ha vissuta? A partire da Mario Camerini, che qui nel 1932 girava il suo “Gli uomini, che mascalzoni…”, pellicola che porta Milano e il Duomo per la prima volta sul grande schermo e che oggi ci fornisce il ricordo di una città che già dimostrava tutta la sua operosità e vitalità. Il critico Filippo Sacchi, dalle colonne del Corriere della Sera, si esprimeva infatti così: “È la prima volta che vediamo Milano sullo schermo. Ebbene, chi poteva supporre che fosse tanto fotogenica?”.

uomini mascalzoni

Gli uomini, che mascalzoni…

Se si mette in preventivo di visitare Milano, il nostro itinerario deve prendere il via dalla piazza del Duomo, simbolo della città. I monumenti più importanti si trovano infatti proprio nel centro storico, nelle strade attorno alla grande piazza che è dominata dalla cattedrale, una delle chiese più grandi d’Europa. E da lì ci si può incamminare per un viaggio alla scoperta di veri e propri simboli della città, come il Castello Sforzesco, o del patrimonio artistico custodito presso la Pinacoteca di Brera. Ma pensare a Milano vuol dire anche Settimana della Moda o Salone del Mobile, o anche, tanto per essere attuali, EXPO 2015. La grigia Milano, insomma, è città viva e vitale, economicamente dinamica.

Miracolo a Milano

Miracolo a Milano

Proprio piazza Duomo fa da sfondo alla celebre scena delle scope volanti di “Miracolo a Milano”, capolavoro di Vittorio De Sica del 1951. Nell’onirico film il protagonista è un ragazzo orfano che sogna un mondo dove “Buongiorno voglia davvero dire buongiorno”, e nella scena finale – che pare essere stata di ispirazione per la scena della bicicletta volante in “E.T.” di Steven Spielberg – insieme a un gruppo di barboni ruberà le scope a un gruppo di netturbini, per poi volare via a cavallo delle stesse verso quel mondo sognato.

Miracolo a Milano

Miracolo a Milano

E ancora, il desiderio di realizzazione e il miglioramento della propria condizione fanno da filo conduttore di “Rocco e i suoi fratelli”, di Luchino Visconti del 1960, mentre l’uomo industrializzato e in preda alle nevrosi, un po’ un archetipo del grande lavoratore lombardo, è il protagonista dello splendido “La classe operaia va in Paradiso”, film di Elio Petri del 1971 con un grandissimo Gian Maria Volonté.

La classe operaia va in Paradiso

La classe operaia va in Paradiso

Per soddisfare i più curiosi, e insieme fornire qualche spunto per una passeggiata fuori dai soliti itinerari turistici di massa, non molti sapranno poi che “Nirvana” di Gabriele Salvatores è stato girato quasi interamente nel quartiere Portello di Milano, nei vecchi stabilimenti dell’Alfa Romeo, mentre “Fame chimica” – di Antonio Bocola e Paolo Vari, del 2007 – è ambientato tra i giovani della Barona, quartiere della periferia Sud di Milano. Mario Monicelli ha poi ambientato “Romanzo popolare” (1974), con Ugo Tognazzi, Ornella Muti e Michele Placido, nel caseggiato popolare della Nuova Torretta di Sesto San Giovanni e nel quartiere di Lambrate.

Romanzo Popolare

Romanzo popolare

Milano quindi come continuo intreccio dei suoi luoghi e delle personalità che dentro vi si modellano. Dal sogno di migliorare la propria condizione affidando tutto a un difficile e lungo viaggio, fino alla Milano delle fabbriche e alla “Milano da bere”, inteso nel senso più frivolo e modaiolo del termine, sono moltissimi gli aspetti della città e dei suoi vecchi e nuovi abitanti che il cinema ha sviscerato nel corso degli anni, restituendo scene comiche indimenticabili così come ampi momenti di riflessione sulla cultura e la società italiane.

Non ultima la pellicola che ha ricevuto il Leone d’oro al miglior film durante la 67ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia del 2010: quel “Somewhere” di Sofia Coppola che usa Milano, e la cerimonia di consegna dei Telegatti, per aprire uno squarcio sul vuoto che avvolge quegli ambienti, come è appunto sovente quello televisivo, dove l’apparenza vale mille volte più di qualsiasi sostanza, e la bocca serve soprattutto per sorridere.